S. Vettel 3 © Alberto Crippa

S. Vettel © Alberto Crippa

E’ stata la 36a volta che il Gran Premio di Germania di F.1 si è disputato sul circuito di Hockenheim. Ma nonostante i segnali di ripresa, soprattutto dalla vendita dei biglietti attestatasi intorno ai 70mila per i tre giorni tra prove libere, qualifiche e gara, le prospettive perché il circuito a pochi chilometri dalla storica città universitaria di Heidelberg continui ad ospitare le monoposto della cosiddetta “classe regina” non sono rosee. E questa per Sebastian Vettel, il quale mal si rassegna alla triste prospettiva, potrebbe essere davvero l’ultima volta a correre su quella che considera la pista di casa: «Sarebbe una vergogna, perdere il gran premio», ammette il pilota, che è nato ad Heppeneim, cittadina distante poche decine di chilometri. Ma il ferrarista, che con le monoposto qui ha corso -contando anche questa gara sfortunata non portata a termine-, in sei occasioni, pur non riuscendo mai a vincere, aggiunge sconfortato: «In altre nazioni si spendono soldi pubblici, in Germania no. Eppure ne va anche dell’immagine del Paese».

L. Hamilton 2 © Alberto Crippa

L. Hamilton  © Alberto Crippa

Gli stessi responsabili dell’impianto di Hockenheim si dicono non più in grado di sostenere i già enormi costi del contratto per ospitare la F.1, che scade quest’anno. Un contratto stipulato con l’ex patron del circo dei motori, Bernie Ecclestone, ad un costo che le indiscrezioni indicano di circa 20milioni di euro, che dopo l’uscita di scena del vate britannico dovrà essere ridiscusso con i nuovi proprietari del campionato, gli americani di “Liberty Media”. «Finora abbiamo fatto tutto con le nostre forze», ha dichiarato più volte in questi giorni Georg Sailer, da oltre 40 anni direttore del circuito, «ma in futuro non ce lo potremo più permettere». Da molto tempo, infatti, la città di Hockenheim proprietaria al 94 per cento del circuito, non riceve più contributi pubblici per ospitare la F.1.

«Quest’anno, però, con la vendita dei biglietti abbiamo raggiunto quantomeno il pareggio», si consola Sailer, che sottolinea come il circuito non abbia alcun diritto sugli introiti pubblicitari: «Noi mettiamo a disposizione il campo di gioco e altri ci guadagnano. In futuro per ospitare ancora un GP di F1 abbiamo bisogno di un investitore o di uno sponsor. Una cosa è certa: non accetteremo di esporci finanziariamente ad alcuni rischio». Contatti con “Liberty Media” per ospitare di nuovo il GP almeno dal 2020 sono già stati avviati, ma per ora, conferma lo stesso Sailer, non si vede alcuno sbocco positivo. Anche se Sean Bratches, direttore commerciale del gruppo USA, nato a Berlino, continua a dirsi fiducioso: «Ci stiamo dando da fare per trovare una soluzione per il futuro, perché la Germania con la sua tradizione e campioni del mondo come Sebastian Vettel e la Mercedes appartiene di diritto al calendario».

K. Raikkonen © Alberto Crippa

K. Raikkonen © Alberto Crippa

Se Hockenheim dovessero gettare la spugna sarebbe probabilmente la fine della Formula 1 in Germania, nonostante la sua potente industria automobilistica e la marca simbolo del gruppo Daimler, la Mercedes, che da anni domina la scena delle monoposto. Davvero impensabile per la patria di Michael Schumacher, sette volte campione del mondo, delle quali cinque con la Ferrari, che su questa pista ha vinto quattro volte. Sono ormai un ricordo i tempi in cui i boschi intorno circuito erano trasformati già alcuni giorni prima dell’inizio delle attività vere e proprie delle monoposto in un enorme campeggio, dove dominava un solo colore: il rosso della Ferrari.

Schumi, a quasi cinque anni dal suo drammatico incidente sugli sci, è protetto dalla privacy più assoluta nella sua villa sul lago di Ginevra, ed il ricordo dei suoi trionfi non basta a resuscitare l’entusiasmo dei tifosi tedeschi per lo sport dei motori.

Non c’è riuscito (almeno fino ad ora) Sebastian Vettel con i suoi quattro titoli iridati vinti con la Red Bull, men che meno con il suo passaggio alla Ferrari. Non c’è riuscita la Mercedes, la cui strapotenza tecnica ed un pilota, per quanto grande poco amato da queste parti, come Lewis Hamilton, non hanno neppure scalfito il mito delle rosse di Maranello.

L. Hamilton 3 © Alberto Crippa

L. Hamilton 3 © Alberto Crippa

Non sta meglio l’altro circuito storico tedesco, il Nürburgring, che ultimamente si alternava ogni due anni con Hockenheim nell’ospitare il GP. Travolto dagli scandali finanziari legati proprio alle folli, megalomani, spese della politica del Land Renania Palatinato, è da anni praticamente sull’orlo della bancarotta. L’ultima volta il gp di Formula 1 vi è stato disputato nel 2013. Nel 2015 e 2017 in Germania non si è corso il gran premio per l’impossibilità del Nürburgring ad ospitarlo. Negli ultimi tempi, però, proprio dal circuito nell’Eifel sono giunti segnali di interesse ad accogliere di nuovo la F1. Ma tra il dire e il fare…

La tradizione che queste due piste superblasonate impersonano, nella moderna F1 sembra non pagare più: dagli USA, dall’Argentina e persino dal Vietnam ci sono pressioni per ospitare le monoposto. Se ci saranno anche i soldi, le scelte dei padroni del vapore, ovvero di “Liberty Media”, saranno scontate. E la Germania? «Forse qui qualcuno si sveglierà solo quando da noi, davvero, non ci sarà più un gran premio», teme realisticamente Georg Sailer. La speranza di mantenere la F1 è l’ultima a morire, ma le concrete prospettive di farcela sembrano davvero poche.

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Sebastian Vettel spiega il percorso di Hockenheim

© Youtube F1inGenerale

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