Gewitter an der Stör, © Wenzel-Hablik-Stiftung, Itzehoe

Wenzel Hablik è un artista vissuto in Germania nei primi decenni del Novecento; alla sua variegata produzione è dedicata una mostra aperta al Martin-Gropius-Bau fino al quattordici gennaio. L’esibizione ricostruisce il percorso di Hablik che, destreggiandosi tra pittura e architettura, incisione e design, si affermò sulla scena artistica di inizio secolo, lasciando in ogni campo traccia della sua genialità.

Wenzel August Hablik nasce nel 1881 a Brüx, in Boemia, e da adolescente inizia un apprendistato da carpentiere, che abbandona per un infortunio al braccio. Si dedica quindi alla pittura di porcellane, per poi iscriversi nel 1902 alla scuola d’arte e artigianato del museo di Vienna. In questo periodo i cristalli diventano un motivo centrale della sua ispirazione: Hablik li colleziona, li ammira, li dipinge. Inizia a disegnare castelli e fortezze la cui struttura ricalca i minerali che tanto lo affascinano. Li intitola Kristallbauten, edifici di cristallo – costruzioni fantastiche, immerse nella natura, che nascono direttamente dalla rocce su cui poggiano o dalle nuvole su cui fluttuano.

Wenzel Hablik, © Wenzel-Hablik-Stiftung, Itzehoe

La natura, venerata da Hablik, è una costante della sua arte. Nel 1906 scala da solo il Monte Bianco ed esprime la profonda emozione provata in cima in Sonnenuntergang Mont Blanc (tramonto Monte Bianco), un oceano di nuvole e luce. Altrove il paesaggio prende vita, come in Meereswegen (onde marine), dove un mostro marino sembra nascondersi sotto il pelo dell’acqua: le onde nere sono il suo dorso inarcato, la spuma bianca i suoi artigli e le sue zanne. Il mare è un soggetto caro a Hablik, soprattutto dal 1907, anno in cui si trasferisce nella cittadina di Itzehoe, a Nord di Amburgo. Il luogo è tanto favorevole alla sua ispirazione che non se ne separa più.

Schaffende Kräfte © Wenzel-Hablik-Stiftung, Itzehoe

Anche Berlino è una città importante per Hablik da quando, nel 1909, partecipa all’esposizione della Secessione di Berlino. In occasione di questa importante mostra presenta la serie Schaffende Kräfte (forze creative), opera determinante per la sua definizione artistica. Si tratta di venti acqueforti con paesaggi alpestri dove le montagne si cristallizzano – letteralmente – in castelli. In altri disegni si vedono edifici sospesi sull’acqua o città galleggianti su nuvole dense come rocce, circondate da misteriosi anelli di luce. Alla stessa esposizione appare un’altra opera fondamentale: Das Feuer als Element. Il quadro è oggi perduto, ma da una foto sappiamo che doveva essere simile a Feuer anläßlich des 1100 jährig. Jubiläums Itzehoes (Falò in occasione del 1.100esimo anniversario della fondazione di Itzehoe), presente alla mostra odierna. Le fiamme si sprigionano in pennellate dense, spesse, come se la pregnanza della materia pittorica assumesse una concretezza elementale. Prevalgono il rosso e i colori caldi, ma alla base si mescolano verdi, bianchi e marroni. Il quadro, enorme, testimonia la fascinazione subita a opera delle forze naturali.

Mont Blanc Sonnenuntergang © Wenzel-Hablik-Stiftung, Itzehoe

Schaffende Kräfte e Das Feuer als Element rappresentano le due tensioni alla base dell’ispirazione di Hablik. Nei castelli generati dalla roccia la natura viene plasmata dalla forza creativa dell’uomo diventando perfetta, ordinata, abitabile. Nel fuoco catturato dalla tela la natura si esprime nel suo afflato distruttore, ma anche nella sua energia e potenza più pure. Forza dell’ingegno umano e forza della natura: il sogno di Hablik è un mondo dove l’una si identifichi con l’altra. Per dare forma al suo ideale imbocca il sentiero dell’architettura, immaginando case e città che convivano in armonia con il paesaggio. Ispirandosi alle fantasie cosmiche di Paul Scheerbart e H. G. Wells, disegna macchine volanti e curiosi edifici che non apparirebbero fuori posto in un fumetto di fantascienza. Nel 1920 crea un vero piccolo mondo: è l’anno della Gläserne Kette, la catena di vetro. Si tratta di un gruppo di architetti riuniti dalla comune aspirazione a una società ideale; tra questi, Bruno Taut e Martin Gropius. L’esperienza dura un anno, durante il quale Hablik realizza numerosi bozzetti di città surreali fatte di cupole e pinnacoli, inflorescenze cristalline e una vegetazione degna del Codex Seraphinianus.

Entwurf für einen Festsaal © Wenzel-Hablik-Stiftung, Itzehoe

Per quanto si tratti di architetture utopiche, Hablik è in grado di ispirare i suoi colleghi concretamente, grazie all’originalità e alla leggerezza dei suoi disegni. Nel frattempo sviluppa una forma architettonica che si avvicina al suo ideale cristallino: gli Eisenkonstrutionsringe. L’idea è incorporare anelli di ferro nella struttura di un edificio, unendo armonia e funzionalità nella costruzione. Questa forma è esternata nei suoi ultimi disegni di architetture utopiche, in particolare in Frei-tragende Kuppel mit fünf Bergspitzen als Basis. Una cupola ad anelli ottagonali si regge sui picchi di cinque montagne: l’estremo tentativo di Hablik di tradurre nella realtà quegli edifici di cristallo scaturiti dalle montagne.

Freitragende © Wenzel-Hablik-Stiftung,Itzehoe

La sua forza creativa avrebbe trovato presto un’applicazione più fruttuosa: il design. Negli anni Venti realizza una dozzina di composizioni geometriche incentrate sul colore e sulla sua armonizzazione negli spazi abitativi. Montagne e cumulonembi diventano motivi da carta da parati, mentre la struttura dei cristalli è incorporata in originali soprammobili. La fantasia di Hablik si sbizzarrisce nei salotti della Germania del Nord, dove spesso mobili, tappezzeria e argenteria sono da lui ispirati.

La mostra comprende una riproduzione della sala da pranzo di Hablik a Itzehoe, nella casa che l’arista decorò secondo il proprio gusto insieme alla moglie Elisabeth Lindemann. Pareti e soffitto sono coperti da motivi geometrici a righe, con colori vivaci alternati a tinte pastello che si inseguono, si sovrappongono, si intersecano a zig-zag, si abbracciano a formare quadrati, si condensano in torri e scale. Architettura cristallina imbrigliata in razionalità geometrica, fiamma creatrice incanalata in un circuito; ma questo labirinto effervescente è anche l’immagine di una mente insaziabile come il fuoco ed elegante come il cristallo.

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