hands-589474_1280_ridimensionareChiunque sia in Germania e sia solito usare YouTube ha potuto almeno una volta sperimentare direttamente la fastidiosa esperienza di non poter vedere o ascoltare quanto amici o parenti suggerivano dall’Italia, fosse una canzone del cuore o un filmino divertente. Infatti cliccando sul filmato in questione compariva la fastidiosissima scritta “Questo video non è disponibile nel tuo Paese a causa dei mancati accordi con Gema”. Ebbene, come si legge sul sito stesso di Gema, dal primo di novembre tutto questo non dovrebbe accadere più, in base ad un accordo sottoscritto con il famoso Social americano. Il contratto di licenza è finanziato, come sembra, attraverso la pubblicità.

Ma cos’è Gema? Gema è una società a gestione collettiva, fondata nel 1903, che tutela il diritto d’autore per conto di compositori, scrittori ed editori di opere musicali in Germania. In pratica l’equivalente della nostra S.i.a.e..

youtube-1719926_1280_ridimensionareLa controversia legale è andata avanti per anni. La Gema reclamava i diritti di proprietà intellettuale delle opere caricate sul canale web, mentre quest’ultimo sosteneva di non aver nulla a che fare con il processo di carica effettivo della musica, e di essere soltanto una piattaforma per la diffusione del contenuto dei propri utenti. La società tedesca aveva chiesto un milione e 600mila euro per un migliaio di canzoni. Solo attraverso la Corte federale avrebbe potuto risolvere la questione. Dopo sette anni di battaglie legali si è giunti al sospirato accordo che permetterà di retribuire 70mila artisti.

“Questa è una pietra miliare” ha detto il direttore per la radiodiffusione di Gema, Thomas Theune. Tuttavia si è detto poco soddisfatto del fatto che la sentenza faccia pagare quanti eseguono l’upload attraverso un contributo volontario e non la piattaforma. “Nonostante le varie resistenze, siamo stati determinati nella nostra volontà di giungere ad una soluzione che permetterà anche nell’era digitale una retribuzione ragionevole ai nostri artisti”, ha spiegato in un comunicato il presidente della Gema, Harald Heker L’accordo è retroattivo a partire dal 2009.

mobile-phone-426559_1280_ridimensionareOra, se da un lato la notizia è buona per gli autori, che vedono tutelato il loro sacrosanto diritto ad essere retribuiti per le loro opere, rappresenta tuttavia un segnale molto forte per tutte le altre piattaforme internet che diffondo a vario titolo filmati e musica condivisi da utenti. Primi fra tutti Facebook, Twitter, Spotify, Vimeo ed altri ancora. Il principio è abbastanza chiaro e una volta aperta la strada tutto può accadere.

Che gli autori vadano retribuiti non c’è dubbio alcuno, ma che a doverlo fare siano gli utenti dei social media è altra cosa. Le grandi società che gestiscono queste piattaforme multimediali, Google, Microsoft, Facebook in testa, hanno proventi da capogiro dovuti ai contenuti pubblicitari venduti ad aziende. E non stiamo parlando di spicci. Google, proprietaria di Youtube, nel 2015 aveva guadagnato la cifra da capogiro di 74,5 miliardi di dollari, di cui 23,4 di utile netto. Microsoft, proprietaria fra le altre cose di Skype, ha chiuso l’esercizio finanziario dello scorso anno con oltre 93 miliardi di dollari e un utile netto di circa 12. Facebook, proprietaria anche di Istagram e WhatsApp, supera i 300 miliardi di capitalizzazione in borsa (come i primi due colossi citati)

Ora che con queste cifre da capogiro a pagare il costo dei diritti d’autore debbano essere gli utenti, sembra quantomeno paradossale. Vedremo gli sviluppi nel prossimo futuro.

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L’accordo è così conveniente per gli utenti?

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