Vladimir Putin © Kremlin.ru

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Con l’elezione del nuovo Presidente statunitense Donald Trump, nuovi scenari si sono aperti su diversi fronti politici. Primo fra tutti quello dei rapporti dell’Occidente con la Russia.

Durante la presidenza Obama, infatti, i rapporti non erano dei migliori fra i due colossi mondiali, e l’inasprimento delle rivalità fra Russia e Stati Uniti, in particolare riguardo la crisi Ucraina, aveva portato alle sanzioni economiche applicate alla prima nel 2014 (decreto n. 778 del 7 agosto 2014) anche dall’Unione Europea.

Le dichiarazioni di apprezzamento da parte del Presidente russo a quello neo-eletto statunitense sono state un primo chiaro segnale della voglia di Mosca di ristabilire rapporti con l’Occidente. Segnali che sono apparsi ancor più chiari dopo il recente annuale discorso tenuto alla Nazione, allorquando il Presidente Putin ha affermato che i russi sono “sinceramente disposti a collaborare alla soluzione dei problemi internazionali e regionali, laddove il nostro coinvolgimento sia appropriato, necessario e richiesto”. E ancora: “Vi è interesse all’idea russa di formare un modello d’integrazione multi livello in Eurasia, il grande partenariato eurasiatico. Sono convinto che sia possibile fare tale discorso anche con gli Stati Ue, nei quali oggi sta crescendo la domanda di un corso politico ed economico autonomo”.

Seghiej Lavrov ©-Sputnik-Grigoriy-Sisoev

Seghiej Lavrov
©-Sputnik-Grigoriy-Sisoev

A questo vanno aggiunte le dichiarazioni del ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov, presente a Roma in questi giorni per una conferenza dal titolo “Forum MED «Beyond turmoil, a positive agenda»”. Il Ministro ha dichiarato che “Il dipartimento di Stato americano ha annunciato a ottobre che Washington avrebbe posto fine alla cooperazione con Mosca relativa all’accordo del 9 settembre per il mantenimento del regime del cessate il fuoco in Siria e per il coordinamento delle azioni militari di Russia e Stati Uniti sul territorio. L’insuccesso nell’applicazione di questo accordo è stato un grave errore, tutto si sarebbe risolto molto tempo fa”. In seguito, riferendosi ai rapporti che la Russia intende stabilire con il nuovo Presidente americano ha dichiarato: “Non posso anticiparlo. Una volta che si sarà formato la sua squadra sulla politica estera, noi potremo esaminare la questione. Se gli Stati Uniti vogliono concentrarsi sulla lotta al terrorismo e vogliono collaborare con la Federazione Russa, noi certamente siamo prontissimi”. Chiari segnali dunque quelli lanciati all’Occidente.

Formato Normandia © Kremlin.ru

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In Germania la Politica appare divisa circa l’atteggiamento da tenere nei confronti dello storico “nemico-amico” continentale. Da una parte sembra esserci la Cancelliera Angela Merkel, fortemente contraria ad un’apertura nei confronti di Putin, e a cui fa eco il capo della Confindustria tedesca Ulrich Grillo. Quest’ultimo, infatti, lo scorso anno aveva addirittura mandato una lettera a mille imprenditori tedeschi, che si erano detti favorevoli alla riapertura dei liberi commerci con la Russia, ricordando loro che “l’atteggiamento assunto non avrebbe facilitato una risoluzione dei conflitti, riportando la pace in Europa”. Dall’altra, invece, c’è l’atteggiamento più prudente e conciliante del capo della Spd, Sigmar Gabriel, e del ministro degli Esteri tedesco (nonché futuro Presidente della Repubblica) Frank-Walter Steinmeier. La Cancelliera si è dovuta anche confrontare con l’alleato bavarese Seehofer, capo della Csu, il quale si è più volte incontrato con il Presidente russo per ribadire i buoni rapporti fra la Regione tedesca e la Russia, soprattutto da un punto di vista commerciale. Secondo un recentissimo sondaggio telefonico effettuato dalla tv di notizie tedesca “N-tv”, alla domanda “Kann man Kann man Putin trauen?”, cioè “Ci si può fidare di Putin?” ben l’ottantun per cento dei tedeschi interpellati ha risposto di sì. Questo dopo che un sondaggio del “Forsa Institut”, lo scorso luglio, aveva rivelato che l’ottantaquattro per cento dei tedeschi vorrebbe che la Cancelliera Merkel continuasse i rapporti con Mosca e non tendesse, al contrario, ad isolarla.

 Alexander-Shokhin-©-CC-BY-SA-4.0-www.kremlin.ru


Alexander-Shokhin-©-CC-BY-SA-4.0-www.kremlin.ru

Ci sono poi voci di quanti, come Alexander Shokhin, ex presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori russi, ex ministro del Lavoro e Vice-premier per numerosi anni, sostengono che le sanzioni abbiano favorito principalmente le economie degli Usa e della Germania. “Le principali commesse vanno ai tedeschi. La riprova? «Il Nord Stream», a cui le aziende tedesche partecipano alla grande, ha avuto la meglio sul «South Stream», a cui gli italiani non possono partecipare”. Insomma, “Noi russi abbiamo la sensazione che tutte queste tensioni con Mosca servano a Stati Uniti e Germania per fare terra bruciata dei loro concorrenti”, ha dichiarato Shokhin in un’intervista rilasciata ad “Italia Oggi”.

 Matteo-Renzi-e-Vladimir-Putin-©-kremlin.ru


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Facendo due rapidi calcoli, secondo quanto riportato da Coldiretti, le sanzioni sono costate all’economia italiana la bellezza di 7,5 miliardi di euro. Fra i vari settori l’agroalimentare italiano è stato quello che ne ha risentito maggiormente a causa della completa chiusura delle frontiere del Paese di Vladimir Putin ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con la successiva proroga delle stesse. Ma anche altri sono i settori in cui l’Italia ha perso molto in seguito alle sanzioni economiche. Anche nel tessile, nell’abbigliamento, nella moda e nelle auto. Solo nel tessile, sempre secondo le stime di Coldiretti, il nostro Paese ha perso 2miliardi nell’ultimo biennio, mentre per i mezzi di trasporto si parla di una cifra attorno a 1,2miliardi. Inoltre la chiusura del mercato russo per le aziende italiane ha provocato un vero e proprio exploit dei falsi “Made in Italy”, con prodotti alimentari fabbricati in Russia e Bielorussia, ma spacciati come autentici italiani.

Insomma questo nuovo atteggiamento di apertura della Russia è un’occasione che non andrebbe persa né dall’Italia, ma nemmeno dalla Germania. Gli equilibri politici ed economici internazionali si spostano velocemente e altre potenze internazionali, quali la Cina, saranno senz’altro le protagoniste dei prossimi anni. Se l’Europa nel suo complesso vuol avere la possibilità di giocare un qualche ruolo nelle decisioni che si prenderanno per i futuri assetti del mondo lo deve fare ora, e rinunciare alla mano tesa offerta dalla Russia sarebbe un atteggiamento quantomeno miope che la relegherebbe a giocare un ruolo del tutto secondario sullo scacchiere internazionale. Se così fosse, occorrerebbe iniziare a porsi la domanda, prendendo a prestito la famosa locuzione latina, “Cui prodest?”, “A chi giova?”.

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Il sondaggio della “n-tv”

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