Non era nata da neanche un giorno e già aveva scatenato una ridda di polemiche. Stiamo parlando della NetzDG (Gesetz zur Verbesserung der Rechtsdurchsetzung in sozialen Netzwerken o Netzwerkdurchsetzungsgesetz), ossia la “Legge sul miglioramento dell’applicazione della legge nei social network”, meglio conosciuta come Legge per i social media o per Facebook. Si tratta di un provvedimento legislativo, fortemente voluto dal ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd), approvato dal Parlamento tedesco nel giugno dello scorso anno ed entrato in vigore il primo di ottobre e che, dopo un periodo in cui i social media avevano il compito di attrezzarsi al riguardo, dal primo gennaio di quest’anno è diventato pienamente operativo.

Il Tweet incriminato

In pratica si tratta di un provvedimento tendente a censurare tutte le affermazioni o i post che possano dar luogo sui social media ai cosiddetti messaggi d’odio e alle notizie false, o fake news come usa dire oggi. A fare da guardiani a tale palcoscenico ci sono 50 ispettori del Ministero, e se piattaforme come Facebook (oggetto per eccellenza dei controlli della legge tanto da aver adibito ben 700 “guardiani” per tale compito nella sua sede berlinese) o Twitter, ma anche YouTube e Vimeo per la diffusione di video, Reddit, Tumblr e Flickrs per la condivisione di foto, non cancellassero tali contenuti entro 48 ore potrebbero essere passibili di multe fino a 50milioni di euro.

A farne le spese in modo abbastanza plateale di tale censura è stata la rivista satirica tedesca “Titanic”, che nel primo pomeriggio del 2 di gennaio aveva twittato: «Perché la polizia tedesca ha usato i numeri arabi? Non voglio il 110 (numero di emergenza) quando orde barbariche mi vogliono violentare (bvs). L’abbreviazione “bvs” sta per Beatrix von Storch, ma naturalmente non si trattava della politica dell’AfD (Alternative für Deutschland), bensì di un tweet satirico. I burloni della rivista, infatti, avevano per così dire parafrasato un reale tweet scritto dall’esponente del partito di destra tedesco che recitava: «Che diavolo sta succedendo in questo Paese? Perché la polizia del Nord Reno-Vestfalia twitta in arabo? Suppone di lenire le bande di uomini barbari musulmani e stupratori?». Il riferimento di quest’ultima era al messaggio di auguri in lingua araba twittato dalla polizia dello Stato tedesco durante la notte di capodanno. La solidarietà alla collega è arrivata dalla leader del gruppo parlamentare dell’AfD Alice Weidel, che a sua volta aveva scritto sul social media: «Le nostre autorità si sottomettono al mobbing di migranti, predatori, fustigatori e pugnalatori. La polizia tedesca comunica in arabo, anche se la lingua ufficiale del nostro Paese è il tedesco». Entrambe sono finite sotto il giudizio del pubblico ministero di Colonia Ulf Willuhn, con l’accusa di sedizione.

La rivista Titanic

Al momento l’account Twitter di “Titanic” è stato chiuso dal social network per evitare di incorrere nelle maglie censorie della legge. Commenti ironici e di forte critica sono piovuti nei confronti della legge da più parti, e in particolare il noto giornalista ed opinionista di “Der Spiegel”, Sasha Lobo, ha posto in rilievo la questione aprendo anche un dibattito sul suo podcast. Con la necessità, vera o presunta, di censurare possibili istigazioni all’odio o della diffusione di notizie false si rischia di buttare, come si suol dire, il bambino con l’acqua sporca. Inoltre, chi è che deve stabilire il confine fra ciò che si possa e debba considerare una semplice opinione di segno contrario a quello che è il mainstream mediatico e non, e una reale istigazione all’odio o diffusione di notizie non vere? E la satira? Quale ruolo potrà mai più avere se verrà sottoposta a censura ogni qual volta vada a toccare opinioni “sensibili” per quello che una volta si chiamava il potere costituito? Una volta era compito della magistratura stabilire il limite tra il lecito e ciò che lo travalica. Oggi si rischia di demandare a “guardiani” privati (i censori dei canali moderni di comunicazione, che appartengo alla sfera privata sociale) ciò che dovrebbe essere oggetto di ben altro giudizio.

Il dibattito in Germania in tal senso si è aperto subito, mentre da noi rimane rilegato per lo più a blog e siti internet di non ampia diffusione.

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Il dibattito sulla nuova legge in Germania è vivo

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