Uno dei primi ostacoli che potrebbe trovarsi a gestire la nuova probabile coalizione di governo tedesca, la cosiddetta Giamaica, è quello della posizione da assumere in seno all’Unione europea entro la fine dell’anno, quindi molto probabilmente ancor prima del suo insediamento al Bundestag, riguardo l’utilizzo del tanto controverso pesticida glifosato. Durante la precedente Grosse Koalition, il governo tedesco si era astenuto dall’esprimere un parere al riguardo, perché la Csu, i cristiano-sociali bavaresi, che guidavano il ministero dell’Agricoltura, e i socialdemocratici (Spd) che guidavano quello dell’Ambiente, si erano dichiarati l’uno a favore e l’altro contrario all’utilizzo dell’erbicida. Maria Krautzberger (Spd), presidentessa dell’UBA (Umweltbundesamt), l’agenzia tedesca per l’Ambiente, ebbe a dichiarare: «La protezione delle colture con sostanze chimiche è uno dei motivi principali della perdita di biodiversità nei nostri campi. C’è un altro modo per fare a meno dei pesticidi e questo modo è l’agricoltura biologica». Ora però l’Unione della Cancelliera Merkel e i liberali (Fdp) non sono affatto contrari, mentre i Verdi sono da sempre acerrimi nemici del prodotto chimico.

Il glifosato (o glifosate), conosciuto nell’ambiente dei contadini come l’“aspirina dell’agricoltura”, fu brevettato nel 1973 dalla multinazionale statunitense Monsanto (era stato scoperto nel 1950 dal chimico Henry Martin) e dal 2001 (data di scadenza del brevetto) è liberamente commercializzato anche da altre industrie chimiche con il nome di Roundup. Controverso è stato il dibattito circa la sua presunta cancerogenicità: alcuni studi presentati, come quello dell’Istituto Ramazzini presentato lo scorso settembre ad Arezzo durante la decima edizione delle “Giornate italiane mediche dell’ambiente” (Gima), ne hanno messa in evidenza la pericolosità per l’essere umano; altri, come quello presentato nel 2015 dall’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare dell’Unione europea con sede a Parma, avevano invece sottolineato la non dimostrata tossicità del prodotto. Peccato, però, che il quotidiano britannico “The Guardian” abbia svelato che tale rapporto era stato praticamente copiato di sana pianta dai rapporti prodotti dalla stessa Monsanto. Il che la dice lunga circa l’imparzialità delle Istituzioni europee deputate ai controlli.

© Flickr Lindsay Eyink

In Germania se ne consumano tra le 5 e 6mila tonnellate all’anno. La sola Deutsche Bahn, le Ferrovie tedesche, ne utilizza circa 75 tonnellate per pulire le rotaie dalle erbacce. I contadini sostengono, invece, di utilizzare il prodotto solo per togliere anch’essi le erbacce e dopo la semina, quindi lontano dai periodi raccolto. Sono molto preoccupati che con la prossima riunione l’Unione europea ne vieti l’utilizzo. «D’altra parte», sostiene uno di loro, Jochen Hartmann, «un divieto all’uso del glifosato potrebbe essere pericoloso. Potrebbe portare gli agricoltori ad utilizzare altri mezzi che non è affatto detto che siano legali». Critico invece il Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft, la Federazione dell’industria del cibo biologico, mentre gli esperti di agraria dell’Università di Göttingen ritengono che sia impossibile garantire l’alimentazione della popolazione mondiale in crescita senza un approccio industriale moderno.

I grandi produttori chimici tedeschi Basf e Bayer, si dicono poco interessati all’eventuale proibizione dell’utilizzo del glifosato perché, sostengono, non lo producono entrambi, ma paventano la cattiva ricaduta d’immagine sui prodotti chimici che una tale direttiva potrebbe portare. Tuttavia occorre ricordare il progetto di fusione della Bayer con l’americana Monsanto, che invece lo produce. Quest’ultima produce anche una tipologia di sementi, chiamate “Roundup Ready” (pronte per il Roundup) geneticamente modificate e resistenti al glifosato, che garantiscono raccolti abbondanti. Male che vada anche la Basf potrebbe vendere i propri prodotti alternativi.

Il Tweet del ministro Martina

L’Italia si è ufficialmente dichiarata contraria alla prosecuzione dell’utilizzo del diserbante chimico e il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, si è espresso chiaramente in merito alla questione con un Tweet: «No alla rinnovo dell’autorizzazione europea per il Glifosate. Italia leader agricoltura sostenibile #StopGlifosato». Per questa ragione le 45 associazioni aderenti alla Coalizione “Stop glifosato” e le decine di migliaia di cittadini che in questi anni hanno aderito alle varie iniziative per bandire l’erbicida hanno esultato.

L’Italia “leader di un’agricoltura sostenibile”: vedremo se queste parole troveranno orecchie anche a Bruxelles o se invece sarà tutto rimandato ad un quarto round.

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La bugia sul glifosato

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