© Kremlin.ru

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Il 7 novembre è una data importante tanto per l’Occidente quanto per l’Oriente. Infatti, mentre negli Stati Uniti c’è grande attesa per il nuovo Presidente, la cui elezione coinvolgerà inevitabilmente il mondo intero, in Russia si concludono tre giorni di festeggiamenti in occasione della giornata dell’“Unità Popolare”, ovvero tre giorni che sostituiscono la vecchia festa di commemorazione della Rivoluzione d’Ottobre, come ben spiegato da Giulietto Chiesa sul suo blog del Fatto Quotidiano. Con le celebrazioni volute dal Presidente Putin a Mosca si vuole rimarcare l’importanza della memoria storica e rappresentano un monito per il mondo intero che sta vivendo momenti difficili a livello globale. Mosca luogo di simboli e moniti come Berlino.

La vita è bella ©-Cecchi-Gori

La vita è bella ©-Cecchi-Gori

Il XX secolo, il “secolo breve”, ha visto russi e tedeschi legati strettamente in uno stesso destino, nel bene e nel male. E i legami restano, soprattutto a Berlino, nonostante due guerre, la dittatura, la divisione del Paese, e il “muro”. La capitale del III Reich fu conquistata dai soldati sovietici, come fu l’Armata Rossa a giungere per prima a Auschwitz, che invece ne “La vita è bella”, viene liberato da un carro armato americano (dimenticare la storia a volte è inevitabile, se si vuole vincere un Oscar).

©-camionsupermarket.it

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In un altro film, “Good bye Lenin”, si vide la grande statua di Lenin, che giganteggiava vicino all’Alexanderplatz, portata via da un elicottero. Nella realtà venne fatta a pezzi, e dimenticata per oltre vent’anni in un prato nella periferia della capitale. Nei mesi scorsi la testa è stata di nuovo esposta a Spandau. Ma sono sempre molti i monumenti sovietici rimasti a Berlino. Nel Tiergarten, a pochi metri dalla Porta di Brandeburgo, si vede l’Ehrenmal dedicato ai caduti sovietici: due panzer T-34/76, due cannoni, e la statua del soldato dell’Armata Rossa di Lew Kerbel. Il monumento fu eretto subito dopo il 1945, sul retro si trovano alcune tome dei caduti sovietici (in tutto negli ultimi giorni della battaglia per Berlino furono circa settemila, ma la cifra riguarda solo gli ultimi giorni, in tutto i caduti furono oltre 80mila). Sorge nel lungo viale del 17 Juni, il giorno della rivolta a Berlino Est contro gli occupanti sovietici. È un paradosso della storia.

Il Memoriale al Treptower Park di Berlino

Il Memoriale al Treptower Park di Berlino

Ad Est, nel Treptower Park si trova l’altro mausoleo voluto da Mosca nel 1949 in onore dell’Armata Rossa, in piena guerra fredda. Qui, ogni anno, il 9 maggio vengono deposte corone di fiori in ricordo della battaglia finale.

Una presenza molto discussa. Quando si decise di spostare la capitale da Bonn a Berlino, durante i lavori di ristrutturazione del Reichstag, vennero scoperti i graffiti lasciati dai giovani soldati sovietici dopo la vittoria. Scritte semplici, a volte volgari, come quelle di qualsiasi giovane. Helmut Kohl avrebbe voluto cancellarle. Si oppose la presidente del Parlamento, la cristianodemocratica Rita Süssmuth (oggi ha 79 anni). “Anche questi graffiti fanno parte della storia”, sostenne. E vinse: oggi le scritte sono protette da una lastra di cristallo.

 Rita-Suessmuth-©-CC-BY-SA-3.0-Michael-Schilling


Rita-Suessmuth-©-CC-BY-SA-3.0-Michael-Schilling

Berlino è una città sommersa dai debiti, e spesso qualcuno chiede di abbattere i monumenti sovietici per risparmiare. Il loro mantenimento costa almeno un paio di milioni di euro all’anno. Ovviamente non si tratta solo di un problema economico. Gorbaciov, quando fu stilato l’accordo di riunificazione con la Repubblica Federale, con previdenza fece aggiungere che i tedeschi avrebbero dovuto mantenere a loro spese questi monumenti storici.

In un momento storico così importante la simbologia della festa russa non andrebbe sottovalutata, anzi bisognerebbe tenerne conto per cercare di risolvere i problemi legati alla questione ucraina e siriana. Come scrive Chiesa nel suo pezzo «La Russia di questi tempi è piena di “sorprese”: da interpretare con strumenti concettuali nuovi. Paese che ha subito una svalutazione della propria moneta del 40 per cento e oltre, e che si trova in una significativa recessione economica a causa anche delle pressioni esterne (sanzioni e guerra di Siria, politica di riarmo e modernizzazioni delle sue forze armate), ma che invece di manifestare segni di demoralizzazione e di sfiducia, sembra ritrovare se stesso e, in ogni caso, manifesta una incrollabile fiducia nel suo leader».

Le sanzioni, volute dagli Stati Uniti ed appoggiate dalla Cancelliera Merkel, non sono ben viste invece dai tedeschi, perché costano posti di lavoro e minano rapporti che sono stati a lungo, nel bene o nel male, parte della vita di questo Paese. Secondo un recente sondaggio il 65 per cento dei connazionali di Frau Angela ritiene che il Presidente russo Putin abbia ragione sulla diatriba per la Crimea. Sarebbe pertanto importante che l’Occidente cogliesse i segnali, anche simbolici, che Mosca lancia. Questo nella prospettiva di un discorso di pace.

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