Dear Edward © CC BY-SA 2.0

Udo Ulfkotte, per anni caporedattore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, è diventato celebre per aver rivelato in un’intervista a RT nel 2014 come molti giornalisti europei siano a libro-paga della Cia, della finanza e dei politici, confessando di essere lui stesso a servizio dei servizi americani. “Gekaufte Journalisten”, si intitola il suo primo saggio, nel quale ha trascritto molte delle rivelazioni che lo hanno reso celebre.

A cominciare dalla “confessione”: «Sono stato giornalista per circa 25 anni, e sono stato istruito a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. Ma vedendo il mese scorso come i media tedeschi e statunitensi cercano di presentare la guerra alla gente in Europa, d’istigare la guerra alla Russia, si è nel punto di non ritorno. Ho intenzione di oppormi e dire: non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone; fare propaganda contro la Russia; e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti per tradire le persone non solo in Germania, ma in tutta Europa. Se vedete i media tedeschi, in particolare i miei colleghi che giorno per giorno scrivono contro i russi; (questi giornalisti) aderiscono ad organizzazioni transatlantiche, e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Gente come me: sono diventato cittadino onorario dello Stato dell’Oklahoma negli Stati Uniti. Perché? Perché scrivevo pezzi filo-americani. Sono stato aiutato dalla Central Intelligence Agency, la CIA. Perché? Perché sono filo-americano. Ne sono stufo; non voglio farlo più, e così ho appena scritto un libro, non per guadagnare soldi, ma per dare alle persone di questo Paese, la Germania, di Europa e del mondo solo un assaggio di ciò che accade dietro le quinte».

Naturalmente, è da decenni che i servizi segreti usano i media mainstream per diffondere la loro propaganda e sarebbe ingenuo credere che oggi sia diverso. Sicché la denuncia di Udo Ulfkotte continua a far riflettere ogni qual volta si legge di Medio Oriente, o di Panama Papers, o di altro su cui sorge il sospetto che vi sia molto di più di quanto appaia.

Bundesnachrichtendienst © CC BY-SA 4.0

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Racconta Ufkotte: «La maggior parte dei giornalisti che si vedono nei Paesi esteri dicono di essere giornalisti e potrebbero esserlo, giornalisti europei o statunitensi. Ma molti, come me in passato, hanno la cosiddetta copertura non ufficiale, come dicono gli statunitensi. La copertura non ufficiale cosa significa? Non lavorate per un’agenzia d’intelligence, ma li aiutate se volete che vi aiutino. Ma quando (il pubblico) scopre che non sei solo un giornalista, ma anche una spia (la CIA) non dirà mai che siete uno dei suoi. Quindi, l’aiutai in diverse situazioni e me ne vergogno. Questo riguarda solo i giornalisti tedeschi? No, penso che sia particolarmente il caso dei giornalisti inglesi, perché hanno un rapporto assai più stretto con gli Stati Uniti. Come lo è soprattutto per i giornalisti israeliani, e naturalmente per i giornalisti francesi… australiani e di quelli provenienti da Nuova Zelanda, Taiwan… beh, molti Paesi… come la Giordania, per esempio. A volte le agenzie d’intelligence arrivano nel vostro ufficio e vogliono che scriviate un articolo… Ricordo solo (ad esempio) l’agenzia d’intelligence tedesca, una mera organizzazione sorella della Central Intelligence Agency che l’ha fondata. Così un giorno il BND (Bundesnachrichtendienst, i servizi segreti) si presenta nel mio ufficio alla Frankfurter Allgemeine, a Francoforte, e voleva che scrivessi un articolo sulla Libia e il Colonnello Muammar Gheddafi. Non avevo assolutamente informazioni segrete riguardo al Colonnello Muammar Gheddafi. Ma mi diedero quei (documenti) segreti, e volevano solo che firmassi l’articolo con il mio nome. Lo feci e sulla Frankfurter fu pubblicato un articolo proveniente dall’agenzia d’intelligence tedesca. Pensate davvero che questo sia giornalismo, con le agenzie d’intelligence che scrivono gli articoli? L’articolo fu stampato nel mondo due giorni dopo, ma non avevo alcuna informazione al riguardo. Non è così che il giornalismo dovrebbe funzionare, con le agenzie d’intelligence che decidono ciò che va stampato oppure no».

205Lo stesso Ulfkotte affermò, in un’intervista pubblicata sul blog di Beppe Grillo, che “un giornalista italiano può ricevere fino a 20mila dollari per scrivere articoli filo statunitensi”. Ovviamente le rivelazioni del giornalista tedesco, il quale accusa senza mezzi termini buona parte della stampa mainstream europea, capi redattori in testa, di essersi venduti a loro volta agli Stati Uniti, continua a suscitare un fuoco di sbarramento da parte dei media, benché Ulfkotte che ha lavorato – ripeto – per oltre diciassette anni nel principale giornale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, non sia l’ultimo degli arrivati. Infatti, non è stato smentito, e continua a scrivere libri sull’argomento ed a partecipare a dibattiti televisivi, durante i quali non si parla soltanto dei giornalisti, ma anche dei politici in vendita, di un mondo sempre più assoggettato al potere d’acquisto “della ristretta lobby dell’industria finanziaria mondiale”. Insomma è una personalità con le palle d’acciaio, il collega Ulfkotte. Quanto di meglio da ricordare nel World press freedom day, made in UNESCO, che si celebra oggi, il 3 di maggio.

Udo Ulfkotte confessa di “essersi venduto” ai servizi segreti

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