hands-1283183_1280Era il sogno di tutti i viaggiatori europei, o comunque di quanti debbono comunicare fra diverse nazioni all’interno dell’Unione Europea. A giugno del 2017 ci sarebbe dovuta essere l’abolizione totale dei costi di servizio per il roaming applicato dalle maggiori compagnie telefoniche internazionali. Ebbene, come spesso accade, tale sogno si è infranto sugli scogli della decisione della Commissione Europea, che ha decretato (con una ratifica definitiva stabilita per il 15 di dicembre) che gli utenti potranno godere della completa abolizione del roaming in uno Stato membro diverso da quello di provenienza per soli 90 giorni all’anno. In Italia, inoltre, dopo 30 giorni di utilizzo della SIM acquistata in un altro Paese europeo (ad esempio in Francia, dove le tariffe telefoniche sono più convenienti), sarà necessario ricollegare tale SIM su un ponte radiomobile italiano; in caso contrario, gli operatori avranno il diritto di applicare un sovrapprezzo massimo di 4 centesimi di euro al minuto, di un centesimo per ogni SMS e di 0,85 centesimi al megabyte di navigazione mobile. È data facoltà agli operatori di estendere il periodo di ulteriori 90 giorni.

Günther Oettinger © CC BY-SA 2.0 Michał Koziczyński

Günther Oettinger © CC BY-SA 2.0 Michał Koziczyński

Troppo presto, dunque, aveva “cantato vittoria” il Commissario alle telecomunicazioni tedesco a Bruxelles Günther Oettinger, allorquando la Commissione aveva annunciato il 15 giugno del prossimo anno come la fine di un vero e proprio salasso per milioni di cittadini dell’Unione.

Immediate proteste si sono levate da parte di Klaus Müller, capo dell’agenzia per la protezione dei consumatori tedeschi. “Il compromesso della Commissione non è affatto soddisfacente”, ha dichiarato Herr Müller, sottolineando che “l’eliminazione delle tariffe di roaming per soli 90 giorni corrisponde né alla realtà, né all’utilizzo nella vita quotidiana del consumatore”. Critiche si sono levate anche dal rappresentante dei Verdi nel Parlamento europeo, Michel Reimon: “Non ci sarà così un mercato unico digitale nell’interesse dei cittadini”.

phone-1582893_1280La Commissione europea dal canto suo ha respinto le critiche sostenendo, per bocca di un portavoce, che la regola dei 90 giorni sia lecita per la paura di turbativa della concorrenza. Come bisognerebbe tradurre tale dichiarazione? Si ha forse paura che gli operatori telefonici non si possano fare concorrenza fra di loro? A giudicare dalle tariffe applicate in Italia, non si direbbe proprio, soprattutto per gli “strani” calcoli in base a cui alcuni operatori fanno durare il mese di validità (mai completo) del credito telefonico acquistato.

Le compagnie telefoniche, come Deutsche Telekom, si sono opposte con tutte le forze alla liberalizzazione europea del servizio di roaming. Il loro timore, hanno sostenuto, era quello di vedere una caduta libera dei prezzi, al livello delle compagnie con tariffe più economiche. Cosa che peraltro non sarebbe stata affatto disprezzata dagli utenti, immaginiamo. A sostegno di questo ragionamento portano l’ingente investimento fatto da alcune di esse per le infrastrutture tecnologiche. La Telekom tedesca, ad esempio, sostiene di aver fatto investimenti nella sola Germania in questo settore per un valore di 80miliardi di euro.

Ciò che fa più specie a chi scrive è il fatto che su nessuno dei siti italiani delle principali associazioni per la tutela dei consumatori da noi consultati (Codacons, Adiconsum e l’Unione italiana dei consumatori) si faccia alcun cenno a questa grave decisione. Ma si sa, per aggiornare un sito ci vuole tempo.

Era troppo bello per essere vero…

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