Se in queste ore Roma piange, Berlino non ride. Al di là del predominio economico in Europa sembra che da tempo il consenso per la Cancelliera Merkel si stia erodendo, tanto che alle ultime elezioni il suo partito ha raggiunto il peggior risultato dal 1949. Per comprendere le radici del disagio interno, iniziamo da una sua dichiarazione rilasciata e ripresa, tra gli altri, anche dal prestigioso quotidiano britannico, oltre che progressista, The Guardian. L’articolo si riferiva ad un intervento che lei fece nel 2010 presso un congresso dei giovani democristiani tedeschi, ovvero i giovani membri della CDU. Quest’ultimo è il partito di cui la Merkel è leader e che dal 2005 sta governando senza interruzioni la Germania. Nel suo discorso alla giovane platea la Mutti, come viene soprannominata dalla maggior parte dei tedeschi, affermò senza mezzi termini che “il tentativo da parte del Paese di creare una società multiculturale era totalmente fallito, e che l’idea per la quale popolazioni provenienti da diversi ambienti culturali potessero convivere pacificamente fianco a fianco non ha funzionato.” Nemmeno 5 anni dopo si applaudiva invece la decisione della leader di accogliere un milione di profughi siriani in fuga dalla guerra. Durante una conferenza stampa di fronte alle telecamere di tutto il mondo la Cancelliera pronunciò una frase che sarebbe rimasta famosa, ossia “Wir schaffen das”. Ce la facciamo, nessun problema. Ma va bene così, si può sempre cambiare idea.

© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

La società multiculturale è fallita, ma al tempo stesso accogliamo un milione di siriani, per lo più giovani e traumatizzati dalla guerra. Proclamiamo di farcela, ma dopo i fatti di Colonia, tra stupri e violenze varie, ci rendiamo conto che non sarà così facile. Pretendiamo legalità e rispetto dei nostri valori, ma se uno osa criticare i controvalori islamici, viene bruciato sul rogo del politicamente corretto. Accogliamo unilateralmente i profughi, ma al tempo stesso paghiamo con miliardi di Euro europei Erdogan per tenerli buoni all’interno dei suoi confini, salvo poi provocarlo inutilmente con le accuse dei nostri giornali di essere un dittatore e scatenando così rappresaglie diplomatiche da parte sua. Una, almeno apparente, mancanza di una linea certa e coerente del modo di governare di Merkel e dei suoi collaboratori. Qualcuno dirà che lei non è l’unica politica ad operare così, e come non possiamo essere accordo. Tuttavia il problema è che la Germania si colloca come Paese leader in Europa che avrebbe il compito di trainarci fuori dalla crisi e dai numerosi problemi internazionali.

La Cancelliera si sia recata due volte nell’ultimo mese a Mosca, per tentare di convincere Putin a sbrigliare la matassa delle sanzioni iraniane. È perlomeno bizzarra questa richiesta al suo nemico storico degli ultimi anni, dopo che lei stessa ha sempre accettato in toto la narrativa occidentale sulla guerra in Ucraina e in Siria, volta a condannare in maniera univoca gli interventi della Russia (confermandola ancora solo lo scorso mercoledì nel suo discorso tenuto al Bundestag). Di sicuro avranno parlato anche del progetto North Stream 2 che la leader sembra intenzionata a portare a termine. Tutto questo alla faccia delle sanzioni che gli ultimi governi italiani hanno applicato con diligenza maniacale. Come ci dimostra la storia recente, le sanzioni vanno applicate solo agli attori internazionali più deboli.

Il multilateralismo, tanto decantato da Merkel tra gli applausi generali, non ha trovato applicazione alcuna nemmeno per il nodo economico più grave in questo momento in Europa e nel mondo, ovvero quello che vede la Germania primo esportatore al mondo nonostante le medesime regole europee, che lei vuol far rispettare al resto del Continente, impediscano ad ogni Stato membro di avere un surplus commerciale maggiore del 6 per cento del proprio prodotto interno lordo. Tra titoli entusiastici dei propri giornali la Germania ha raggiunto un surplus di 297miliardi di Euro, sforando il limite imposto dai trattati europei e raggiungendo quota 9 per cento.

© il Deutsch-Italia

Concludiamo con l’incontro che la Cancelliera ha tenuto con i cattolici tedeschi qualche settimana fa a Münster, in occasione del 101esimo Katholikentag. Nell’occasione ha lodato il multilateralismo, dicendo che “nel mondo odierno nessun può pensare di agire di testa propria”. Giustissimo se non fosse che l’operato dei suoi governi negli ultimi anni abbia dimostrato quanto l’unilateralismo tedesco abbia sempre e solo agito per curare i propri interessi, senza consultarsi con gli altri Paesi europei. Pensiamo ancora una volta alla decisione totalmente unilaterale di accogliere un milione di profughi siriani, senza chiedere lumi al vicino austriaco e agli stati mitteleuropei del Club di Visegrad. Quest’ultimi si sono opposti fin da subito al disegno, da loro considerato inattuabile, di accogliere perfino anche solo un migliaio di musulmani, ed in cambio hanno ottenuto, oltre alla demonizzazione di tutti i liberi media tedeschi che li hanno dipinti con la solita nomea di razzisti, delle sanzioni europee comminate dalla Commissione Europea controllata dal controverso Juncker, a sua volta imposto dalla Germania. Durante l’incontro a Münster, fuori dall’edificio che lo ospitava, manifestanti e gente comune hanno gridato slogan contro l’ennesimo nemico di turno che rischia di distruggere l’equilibrio interno della società liberale sotto assedio. In questo momento i nazisti dell’Illinois, pardon del Brandeburgo, sono i perfidi populisti dell’Afd, che hanno avuto la colpa imperdonabile di aver saputo intercettare il disagio profondo di milioni di tedeschi orientali che ancora oggi vengono considerati come i cugini di “serie B” dai ricchi concittadini dell’Ovest, e che continuano a guadagnare di meno rispetto a quest’ultimi. In realtà l’accusa di razzismo tiene fino ad un certo punto e serve solo a mascherare delle politiche neoliberistiche che negli ultimi 30 anni, a partire da Kohl fino ai giorni odierni, hanno distrutto anche quanto di buono funzionava nella DDR, smantellandone gli impianti industriali e facendo tabula rasa della propria memoria e dignità storica. Sarà questa la sfida che la Cancelliera, anch’essa nata e cresciuta ad Est, dovrà affrontare nei prossimi anni.

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La Cancelliera Merkel con Vladimir Putin

© Kremlin.ru

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