Susanne Wasum-Rainer

L’Ambasciatore tedesco a Roma, Susanne Wasum-Rainer, è in Italia da circa due anni. Siamo tornati ad intervistarla (la incontrammo al momento del suo insediamento in Italia) per conoscere il suo parere sui tanti temi che sono oggi più che mai all’ordine del giorno dell’agenda internazionale: l’era Trump, il fenomeno dell’immigrazione e le politiche per porvi rimedio, il populismo e la crescita del consenso a destra, il difficile rapporto con i Paesi islamici.

Ambasciatore lei si trova a Roma da circa un anno e mezzo, volendo fare un confronto fra questa città e Berlino, cosa pensa che abbiano in comune e cosa le divide?
Roma è una città della luce e del Sud. Berlino è una città del Nord. Entrambe simboleggiano l’Europa, la sua storia e cultura. Entrambe si annoverano tra le mete di viaggio più ambite al mondo. L’Italia sta per le radici dell’Europa. Berlino è una città giovane. Ma tutte e due rappresentano insieme il futuro dell’Unione europea.

In considerazione dell’affermazione elettorale di Trump e del favore che sembra suscitare la campagna elettorale della Le Pen in Francia, c’è al momento in Germania un analogo rilevante fenomeno di tipo populista? E cosa pensano l’opinione pubblica e le forze politiche europeiste di un eventuale successo elettorale della Le Pen?
Per fortuna in Germania abbiamo un sistema politico molto stabile, all’interno del quale si svolge la competizione democratica fra i partiti che cercano il consenso elettorale con programmi concreti e proposte di soluzione ai problemi del momento. Nelle nostre democrazie è necessario che le elettrici e gli elettori seguano in modo critico il lavoro dei partiti e decidano a favore dei programmi sulla base delle circostanze reali. Io sono fiduciosa che anche in futuro queste decisioni democratiche verranno prese per il bene dei nostri Paesi.

Angela Merkel

Può spiegare per favore ai nostri lettori che cosa intende la Cancelliera Merkel quando parla di Europa a due velocità; l’Italia in quale posizione la colloca?
La Cancelliera Federale non parla di un’Europa a due velocità. La Cancelliera ha una visione aperta dell’Europa, in cui nessuno viene escluso da ulteriori passi di integrazione, qualora voglia compierli. Questo è quanto ha ripetuto in vista delle celebrazioni a Roma per il 60esimo Anniversario dei Trattati di Roma del 25 marzo 2017. Vorrei ora citarla testualmente: “Dobbiamo avere il coraggio che alcuni Paesi vadano avanti, anche se non tutti vogliono partecipare. È necessaria un’Europa con diverse velocità, altrimenti è probabile che ci blocchiamo. Un’Europa che deve essere sempre aperta a tutti. Nessuno deve esserne escluso. Ma non ci deve essere l’obbligo che tutti partecipino a ogni progetto. A mio avviso, questi elementi devono partire da Roma.”.

Il Presidente Erdogan in questi giorni ha criticato aspramente la decisione della Germania di impedire che politici turchi facciano sul vostro territorio comizi elettorali pro referendum costituzionale; ha addirittura detto che il nazismo non è finito. Che ne pensa? Se Erdogan vincesse il referendum, quali potrebbero essere le ripercussioni per l’Europa? In questo contesto, come vede un eventuale ingresso nell’Unione europea della Turchia?
Il Governo federale segue con grande apprensione gli sviluppi in Turchia. I diritti fondamentali democratici e la libertà di stampa si collocano al centro del nostro pensiero europeo e fanno direttamente parte dei presupposti per l’adesione. Come europei abbiamo bisogno di una Turchia stabile e democratica nel nostro vicinato. Dobbiamo riprendere a lavorare assieme per quest’obiettivo comune.

Paolo Gentiloni e Angela Merkel

Con il cambio di governo e la spaccatura del partito di maggioranza in Italia, il Pd, Lei vede a rischio la tenuta del nostro Paese? Quali consigli può dare all’Italia?
Il sistema politico in Italia è stabile e lo ha dimostrato ripetutamente negli scorsi anni e nelle passate crisi. Noi sappiamo che le riforme strutturali e il continuo miglioramento della propria competitività a garanzia del proprio futuro, sono sempre al centro di numerosi rapporti della Commissione UE, del FMI e dell’OCSE. Questo è l’obiettivo dichiarato dell’attuale Governo, e noi crediamo che la continuazione delle riforme avviate vi contribuirà.

Il movimento Cinque Stelle, guidato da un ex comico, che fa leva sull’insoddisfazione più diffusa e più informe, in Italia spopola. Nonostante gli scandali, come dimostra il caso del comune di Roma, mantiene un ampio consenso. Secondo Lei come mai? Che idea si è fatta di questo partito? Alcuni sostengono che dopo Berlusconi i “grillini”, capitanati da Beppe Grillo, stiano demolendo le Istituzioni e il senso dello Stato, eleggendo il web come unica sede della democrazia. Cosa ne pensa, quali sono i pericoli?
Quando incontro degli esponenti dei Cinque Stelle l’obiettivo è di avere uno scambio d’idee e percorsi per far progredire Italia e Germania, e le relazioni in Europa. Alla fine questo è esattamente quello che conta: trovare soluzioni ai problemi attuali. E qui si possono avere anche opinioni discordanti e imparare gli uni dagli altri.

Il modello tedesco di accoglienza degli immigrati pare stia ottenendo risultati soddisfacenti, sia dal punto di vista organizzativo sia dal punto di vista economico. Se è vero, ci può fornire maggiori dettagli?
Innanzitutto i costi: la Germania investirà nei prossimi anni circa 100miliardi di euro in progetti per favorire l’integrazione e l’educazione dei rifugiati. Nel 2016 il Governo federale per fronteggiare la crisi dei rifugiati ha speso 21,7miliardi di euro, per il 2017 sono previsti altri 21,3miliardi.

Le procedure: per una richiesta di asilo si aspettano mediamente 5,1 mesi. Dopo un rifiuto c’è la possibilità di appello e i tempi possono allungarsi fino a tre anni. Nel frattempo ogni profugo ha diritto a un assegno mensile, un alloggio e un corso di tedesco. L’assegno varia a seconda della Regione e del comune e dipende dalla situazione di bisogno del richiedente. Notevole è poi la partecipazione e la solidarietà da parte della società civile, molti giornali hanno inoltre una sezione online dedicata ai rifugiati, si trovano le istruzioni per districarsi tra le procedure burocratiche, ma anche notizie, addirittura corsi di tedesco online e vademecum di integrazione. Mi fa piacere ricordare tra le tante iniziative anche il concerto del 1° marzo 2016 alla Filarmonica di Berlino: Simon Rattle, Daniel Barenboim e Ivan Fischer, i tre massimi direttori della capitale hanno offerto a oltre 2.000 profughi due ore di concerto, un gesto simbolico e concreto allo stesso tempo.

Susanne Wasum-Rainer

Per entrare più nello specifico, tutti i rifugiati che giungono in Germania devono recarsi, all’arrivo o subito dopo, a un ufficio statale, ad esempio un commissariato di polizia o un centro di accoglienza. Lo possono fare già al confine o in seguito sul territorio nazionale. Tutte le persone che richiedono asilo in Germania vengono registrate. I loro dati personali, la foto e le impronte digitali vengono memorizzati a livello centrale. A seguito della registrazione, ai richiedenti asilo viene consegnato un documento che ne attesta l’arrivo. Questo è il primo documento ufficiale che li autorizza a soggiornare in Germania e permette loro di percepire le prestazioni statali, come alloggio, assistenza sanitaria e vitto. Un sistema di quote, il “coefficiente di Königstein”, stabilisce quale quota di richiedenti ogni Land federale deve accogliere. In questo modo si vuole garantire una distribuzione adeguata ed equa fra i Länder federali. La richiesta d’asilo deve essere presentata direttamente dall’interessato. Un interprete aiuta il richiedente nella compilazione della documentazione. I richiedenti asilo hanno l’“obbligo di residenza”, ovvero devono rimanere nella circoscrizione in cui si trova il centro di accoglienza.

Dopo tre mesi, le persone che hanno buone probabilità di poter rimanere in Germania possono cercarsi un alloggio proprio e un lavoro. Le persone con scarse probabilità di riconoscimento, come ad esempio chi proviene da Paesi cosiddetti sicuri, sono obbligate a rimanere nei centri di accoglienza. Se la richiesta di asilo viene respinta perché “palesemente infondata” o “non ammissibile”, quest’obbligo vale fino a quando non lasceranno il Paese. Durante questo periodo non potranno lavorare. L’audizione personale è il momento più importante della procedura d’asilo. Il richiedente espone i motivi individuali della sua fuga a un decisore dell’Ufficio Federale per la Migrazione e i Rifugiati. Su questa base l’Ufficio Federale esamina la richiesta e decide. Ciò che conta è la storia del singolo. Vi sono diverse forme di tutela: la concessione dell’asilo, lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o il divieto di espulsione. Se sussiste il diritto alla protezione, i richiedenti ricevono un riscontro positivo. Solo se non può venir concessa nessuna forma di protezione, la richiesta d’asilo viene respinta.

Signor Ambasciatore, grazie per l’intervista

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L’Ambasciatore sull’accoglienza dei profughi

E sulla costruzione dei “muri”

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