Commissione europea © CC BY-SA 2.0 JLogan

Commissione europea © CC BY-SA 2.0 JLogan

I rapporti tra l’Unione Europea e il nostro Paese non sono mai stati tesi come negli ultimi tempi. Il Governo italiano ha mandato a Bruxelles la manovra economica che intende varare per il prossimo anno e la Commissione ha bocciato le misure che si intendono adottare, che prevedono un rapporto deficit/PIL del 2,4 per cento (in realtà lo “sforamento” rispetto alle previsioni è dello 0,5 per cento, giacché quello previsto era dello 0,8, poi salito all’1,2 per cento non essendoci stata la crescita stimata dal governo Renzi e Gentiloni). Questo ha causato un braccio di ferro di dichiarazioni tanto da parte delle autorità europee, quanto da parte delle Istituzioni italiane, Capo dello Stato incluso. Bruxelles ha dato tre settimane di tempo (in pratica entro la prossima settimana) per “rivedere” la manovra, considerata troppo lassista e fatta, a dire della Commissione, a danno delle altre economie europee per violazione dei patti.

Hans Werner Sin

Hans Werner Sinn © CC BY-SA 2.0 blu-news.org

Al netto dei tecnicismi e delle questioni economiche quali mutui bancari, fiducia dei “mercati” (cose sulle quali ci sarebbe molto da dire e scrivere) e quant’altro, l’attenzione per la situazione italiana è molto forte in Germania. Questo sia per questioni di carattere storico, sia per fattori di carattere economico. Molte delle aziende tedesche di successo esportano i loro prodotti proprio nel Belpaese e l’economia tedesca, che viaggia a gonfie vele grazie alle esportazioni (il 60 per cento circa delle quali è all’interno dell’area euro), risentirebbe non poco da un eventuale tracollo di quella italiana. Proprio per queste ragioni non passa giorno che i giornali della Repubblica federale non pubblichino analisi e previsioni sui “rischi” a cui sottoporrebbe la politica economica italiana l’intera area dell’Euro. Germania inclusa, ovviamente.

Fra le voci più critiche nei confronti del nostro Paese c’è quella di Hans-Werner Sinn, stimato economista, già direttore dell’IFO, l’Istituto per la Ricerca economica di Monaco di Baviera. Il professor Sinn, in una recente intervista rilasciata allo “Stuttgarter Nachrichten”, oltre a criticare la manovra economica prevista dal nostro Governo, che a suo dire esporrebbe “indirettamente” la Bundesbank a un potenziale rischio di perdita di ben 500miliardi di euro in caso d’uscita dell’Italia dall’eurozona (anche su queste cifre ci sarebbe molto da dire), si è spinto ben oltre le considerazioni di carattere economico, arrivando ad auspicare un cambiamento della guida politica del nostro Paese e di un suo conseguente ritorno alla ragione: «Non sono favorevole all’uscita dell’Italia, ma non si può sempre essere ricattati… Forse ci sarà un cambio di potere a Roma, perché l’attuale Governo sta fallendo con le sue esigenze di spesa sul mercato dei capitali, e quindi l’Italia tornerà al corso della ragione».

Heiner Flassbeck © Youtube NachdenKen

Heiner Flassbeck © Youtube NachdenKen

Non tutte le voci tedesche sono tuttavia critiche nei confronti dell’Italia e della sua politica economica. Heiner Flassbeck, economista, già Segretario di Stato presso il ministero dell’Economia tedesco (nel primo governo Schröder) e capo economista presso l’Organizzazione del commercio e dello sviluppo dell’Onu, ha una visione differente dei rapporti economici all’interno dell’Unione Europea e definisce il ruolo dell’economia della Germania in modo del tutto differente. In un recente articolo, comparso sulla rivista Makroskop da lui diretta, ha al contrario esortato l’Italia e altri Paesi dell’area Euro, sull’onda del rapporto americano “The Germans are bad, very bad” e del cosiddetto “Currency Report” inviato al Congresso dal Tesoro degli Usa in cui si critica la politica economica tedesca, a mettere in discussione la politica economica teutonica. Secondo il professore «Nel lungo periodo c’è stata una significativa divergenza tra l’inflazione interna tedesca e la crescita dei salari e l’inflazione media dell’area dell’euro (più alta) e la crescita dei salari. Ciò ha contribuito ad un aumento generale della competitività della Germania rispetto a quella dei suoi vicini dell’area dell’euro. Tuttavia, date le ampie differenze in termini di performance economiche all’interno dell’area dell’euro, il tasso di cambio nominale dell’euro non ha seguito questo aumento della competitività tedesca… Permettere un aumento della domanda interna rispetto a un’offerta relativamente inelastica dovrebbe contribuire a far crescere i salari, i consumi interni, i prezzi relativi nei confronti degli altri membri dell’area dell’euro e la domanda di importazioni; un livello dei prezzi relativi più alto aiuterebbe a far apprezzare il sottovalutato tasso di cambio reale della Germania. Ciò contribuirebbe ad un riequilibrio globale e all’interno dell’area dell’euro».

Denunciare apertamente le violazioni delle regole dell’unione monetaria commesse dai tedeschi sarebbe, a detta di Flassbeck, una freccia all’arco dei nostri politici nelle trattative sulla manovra finanziaria con Bruxelles. «Il dumping salariale tedesco è alla base della miseria dell’euro e la Germania ha violato in maniera sistematica le norme sulla limitazione degli avanzi delle partite correnti, senza alcuna sanzione da parte della Commissione» afferma nel suo articolo. In effetti basta guardare i dati per capire che ha ragione. Infatti nella “Macroeconomic imbalance procedure (procedura sugli squilibri macroeconomici) del 2011 si stabilì che gli Stati membri dell’Unione Europea non potessero superare il tetto del 6 per cento di surplus commerciale. Anche in caso di violazione di tali parametri dovrebbero scattare sanzioni da parte della Commissione Europea. Ebbene la soglia del 6 per cento è stata costantemente violata dalla Germania, addirittura a partire dal 2007 (ancor prima della crisi finanziaria) e non di poco. Siamo arrivati a cifre, nel corso degli anni, di ben oltre 3 punti percentuali rispetto al consentito. Il tutto fra l’assordante silenzio dei governi europei, nostri inclusi.

Forse sarebbe il caso di dar retta al professor Flassbeck e parlare di regole valide per tutti. Farebbe bene all’Unione Europea e farebbe bene all’economia di tutti i Paesi che ne fanno parte.

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La Ue ha bocciato la manovra economica italiana

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