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Semjon, Michael e Eugen Posin

Artisti di grande talento e specialisti falsari, come è possibile? Semplice, basta andare a visitare la bottega dei fratelli russi, riproduttori in grande stile di capolavori dei maestri del colore: il Rinascimento, l’800, il ‘900, il pennello di Semjon (70), Eugen (67) e Michael (65) Posin non conosce limiti cronologici, spazia nei generi, lo stile e il tempo. Sbarcati in esilio dagli anni ’80 a Berlino, i tre fratelli si sono installati a Neukölln. Il loro improbabile atelier – aperto al pubblico in determinati orari – si chiama pomposamente “Kunstsalon Posin”, ma dalla strada anonima del distretto multikulti, l’impressione è tutt’altro che glamorous. Cortine d’altri tempi sono tirate sulle vetrine a riparo dagli sguardi di curiosi. L’interno è dimesso: arredamento antiquato, mobili usati, moquette consumata. Alle pareti quadri su quadri disposti come in una pinacoteca. Lo sguardo cattura in pochi attimi una mole strabiliante di dipinti famosi, già visti nei maggiori musei di tutto il mondo: Berlino, Parigi, Vienna, Firenze, Amsterdam. poisin_06La Nascita di Venere di Botticelli, che per legge dello Stato italiano non può uscire dagli Uffizi, campeggia a lungo, gloriosa, sulla destra, incorniciata in una massiccia cornice d’oro come l’originale. Da un paio di settimane la dea dell’amore però ha preso il volo, destinazione Spagna, dove risiede il cliente spagnolo che l’ha commissionata. Tutto attorno un caleidoscopio ammaliante di opere d’arte pittoriche: tutte impressionanti per fedeltà e bellezza agli originali, e tutte false. Le Ninfee di Monet, i Girasoli di Van Gogh, un autoritratto di Rembrandt, Cranach, Kirchner, El Greco, Dalì, Marc, il ritratto di Goethe di Tischbein, non manca nessuno. In un angolo bene in mostra, montata su un cavalletto, la Gioconda di Leonardo: il suo sorriso sornione e ammiccante è lo stesso di Mona Lisa, ma invece, anche questa tela, è un falso. Un falso perfetto. Tutti i quadri nell’atelier dei fratelli Posin sono falsi, ‘autenticamente’ falsi con tanto di certificato che lo attesta. A differenza del famoso falsario tedesco Wolfgang Beltracchi – un genio del colore e della truffa, che dipingeva falsi e li vendeva per veri e per questo sta scontando dal 2011 una condanna a sei anni di prigione – i fratelli Posin firmano sul retro col loro nome le tele specificando che si tratta di una copia. I loro quadri sono poi sempre di 1 o 2 centimetri piu’ grandi o piu’ piccoli dell’originale e inoltre gli autori dei quadri che loro falsificano sono morti da almeno 70 anni. Così facendo i tre falsari sono perfettamente dentro la legge, dei falsari per così dire ‘ufficiali’. Infatti, finora, non hanno avuto mai problemi con la giustizia. Un cliente che comprò una copia di Turner e cercò di venderla a loro insaputa come originale fu il solo in passato a scontare le conseguenze giuridiche della tentata truffa, non i fratelli Posin. I giornali di Berlino si sono occupati varie volte dei tre fratelli russi e di nuovo di recente in occasione della grande mostra su Botticelli (aperta fino al 25 gennaio). Loro stessi sono un soggetto di studio interessante, sembrano usciti da un romanzo russo. Eugen è stato il primo a venire in Occidente nel 1984: Parigi, Londra, Vienna e dall’85 Berlino dove poi lo hanno raggiunto i fratelli e la madre. Nell’allora Urss erano invisi al regime per cui più che fuggire sono stati cacciati. Tutti e tre poisin_03hanno studiato belle arti a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e una delle materie di insegnamento era proprio la riproduzione dei grandi capolavori. Rifare i quadri quindi non è per loro un’offesa. Alla base, sostengono, c’è lo stesso processo creativo. Si immedesimano con l’artista, impiegano la stessa tecnica e gli stessi materiali e ci mettono lo stesso tempo per rifare un quadro di quello impiegato dall’autore: per la ‘Venere’ c’hanno messo un anno e hanno usato tempera su tela come Botticelli. La Gioconda ha richiesto più tempo: per riprodurre, olio su legno, quel ritratto consegnato da Leonardo all’immortalità, c’hanno messo tre anni. Anche la tavoletta usata non era una qualsiasi bensì un legno invecchiato 100 anni. Leggermente diverse le dimensioni: la loro Mona Lisa è un poco più grande (80 x 59 cm) rispetto all’originale (77 x 53), ma la differenza non è percepibile a occhio nudo. I capolavori da copiare sono praticamente infiniti e gli affari per i tre fratelli vanno a gonfie vele: non riescono a tenere testa alle commissioni che ricevono da tutto il mondo. I Posin sono ricchi e potrebbero benissimo ritirarsi e mettersi a dipingere solo i loro quadri, cosa che sanno fare con altrettanta maestria che i falsi, ma invece continuano nell’arte della falsificazione. Al momento hanno un centinaio di richieste: un bel capitale se si calcola che mediamente una loro riproduzione oscilla, a seconda delle dimensioni e delle difficoltà, fra i 1.000 e i 30.000 euro.

Eugen Posin

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