A chi non piacerebbe di poter viaggiare tra Roma e Monaco di Baviera per soli 40 euro, o tra Bari e Roma per 12? La domanda è volutamente retorica perché tocca un tema d’attualità, ossia la libera concorrenza nel Belpaese.

È di questi giorni la polemica e le manifestazioni messe in atto dai tassisti romani e milanesi per protestare (purtroppo anche con violenza) contro il cosiddetto “emendamento Lanzillotta” al “decreto Milleproroghe”. Il provvedimento è in discussione alla Camera e, secondo i proprietari delle auto bianche, deregolamenterebbe il settore favorendo “Uber” e il noleggio con conducente.

Ma cos’è questo decreto? È nato nel 2004 come misura eccezionale per posticipare scadenze fissate entro la fine dell’anno e prolungare l’efficacia di disposizioni. È poi diventato una costante, riproposto ogni anno dal governo alla fine di dicembre.

Ebbene, sempre un emendamento a tale decreto, approvato con la fiducia dal Senato il 16 febbraio scorso e poi trasferito alla Camera dove pure era stato approvato a notte fonda (salvo poi vedere il Governo tornare sui suoi passi frettolosamente), è alla base di un altro caso nazionale: quello della “Flixbus”, azienda che organizza il trasporto attraverso pullman.

L’emendamento di poche righe, presentato da 4 senatori del gruppo “CoR”, Conservatori e Riformisti (Lucio Tarquinio, Francesco Bruni, Luigi D’ambrosio Lettieri, Luigi Perrone) rischiava di rendere illegali le attività svolte dalla start-up tedesca, fondata nel 2011 da tre ragazzi a Monaco di Baviera, che opera anche sul mercato italiano a prezzi veramente concorrenziali. La norma prevedeva infatti che le autorizzazioni sulle tratte interregionali potessero essere concesse solo a raggruppamenti di imprese guidati da “operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada”. Un tecnicismo, che però avrebbe tagliato fuori dal mercato italiano l’azienda di Monaco, che è innanzitutto una piattaforma online, e che dunque non sarebbe rientrata nei parametri fissati dall’emendamento. “Un artificio inaccettabile”, secondo Andrea Incondi, l’amministratore delegato di “Flixbus Italia, il quale ha precisato come si trattasse di una “forzatura rispetto alla natura stessa del Milleproroghe, che ha il solo fine di prorogare i termini in scadenza e non di modificare norme sostanziali. Ma si sa, noi italiani siamo specialisti a modificare, strada facendo, le cose già pattuite. A esultare era invece l’Anav, l’associazione nazionale autotrasporto viaggiatori, associata a Confindustria, che da mesi contestava la legittimità dell’operato di “Flixbus”.

Il costo medio per chilometro di un conducente dell’azienda tedesca è di circa 86 centesimi di euro, mentre quello delle linee italiane è circa il doppio. Secondo Domenico D’Ercole, della CGIL è un mistero di come l’azienda possa avere prezzi così concorrenziali. I biglietti in promozione, appena uscì sul mercato italiano nel luglio del 2015, costavano addirittura 1 solo euro. Il dubbio che viene instillato è quello di un abbattimento dei costi del lavoro, pagando poco i propri dipendenti.

Ma in realtà “Flixbus” non è a tutti gli effetti un’impresa di trasporti: gestisce una piattaforma online e stringe accordi temporanei con ditte locali. Queste ultime si occupano di fornire mezzi e autisti, mentre l’azienda tedesca governa tutta la parte relativa alla pianificazione delle tratte, alla scelta dei prezzi e alla prenotazione dei biglietti. Ha ribadito Incondi: “In un anno abbiamo collegato 120 città italiane e fatto viaggiare oltre 3 milioni di persone”, Un successo dovuto anche al comfort offerto: wi-fi e prese per la corrente a bordo, possibilità d’imbarcare fino a due valigie oltre al bagaglio a mano, prenotazione online senza necessità di stampare il biglietto e possibilità di geolocalizzare i pullman grazie ad una specifica App. In quanto ai prezzi bassi, ha ribadito l’ad, che “semplicemente, applichiamo il principio dei prezzi dinamici. Tramite alcuni algoritmi, proponiamo prezzi più bassi su alcune tratte, oppure vendiamo biglietti a prezzo minore per chi prenota con largo anticipo.

In merito alla sicurezza, invece, ha tenuto a sottolineare: “Sulla sicurezza non ammetto polemiche, visto che i nostri standard sono superiori a quelli imposti dalle normative in vigore. Tutte le nostre ditte partner devono comprare pullman nuovi, immatricolati da non più di 3 anni. Facciamo corsi di formazione, pretendiamo che nei viaggi notturni ci siano sempre 2 autisti a bordo. Polemico, infine, rimarca che forse l’azienda da lui gestita dà fastidio al presidente dell’Anav, Giuseppe Vinella, che è proprietario di due tra i maggiori competitor presenti sul mercato italiano: la “Sita” e la “Marozzi”. Ma queste, naturalmente, sono solo supposizioni.

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Taxi e Flixbus, due casi nazionali

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