Franz Josef Strauß © Robert Ward CC BY-SA 2.0

Il 27 novembre dello scorso anno, subito dopo l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, uno dei condirettori del più autorevole giornale di Germania, la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” (Faz), Berthold Kohler, scriveva un editoriale nel quale esortava i lettori a “pensare all’impensabile”. “L’impensabile” era il riarmo nucleare della Germania.

La questione di un armamento nucleare in Germania è un qualcosa che ha radici lontane. Più precisamente alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, allorquando il 25 marzo 1958 il Bundestag votò, bocciandola, la proposta di un possibile armamento nucleare tedesco. L’allora Cancelliere Konrad Adenauer (Cdu), spronato da Franz Josef Strauß (Csu), dovette rinunciare a tale progetto. Furono fatti tentativi di alleanze “strategiche” con il Governo francese di Félix Gaillard, ma l’ascesa del generale Charles de Gaulle e la quinta repubblica francese interruppero definitivamente tali sogni militari franco-tedeschi. L’unica cosa che la Germania ottenne fu la cosiddetta “condivisione nucleare”, cioè il poter trasportare e conservare le attrezzature nucleari americane, i cui codici di lancio però rimasero strettamente costuditi negli Stati Uniti. Quest’ultima cosa fece scrivere a Srauß: “Si permette al piccolo pagliaccio di suonare con la sua trombetta giocattolo accanto all’orchestra militare, e gli si fa credere che sia lui il tamburo maggiore, riferendosi ad una sorta di sudditanza tedesca nei confronti dell’alleato d’oltre oceano.

© Robert J. Horstman

Ora l’argomento di un possibile armamento nucleare tedesco sta crescendo sempre più nel dibattito pubblico e giornalistico. Dopo Kohler è stata la volta del “Tagesspiegel” che, in un articolo del politologo Maximilian Terhalle dal chiaro titolo “Deutschland braucht Atomwaffen” (La Germania ha bisogno dell’arma atomica), ha esposto tutta una teoria circa la presunta pericolosità di Vladimir Putin e la necessità da parte della Germania di difendersi da possibili attacchi. Il pezzo del giornale berlinese è stato seguito dalla seguitissima trasmissione “Panorama”, del primo canale televisivo tedesco “Ard”, che il 2 febbraio è tornata sull’argomento e ha portato nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica tedesca questo tema. In seguito è stata la volta di “Die Zeit”, che in un servizio a firma di Peter Dausend e Michael Thumann si chiedeva retoricamente “Braucht die EU die Bombe?”, cioè “La Ue ha bisogno della Bomba (nucleare)?”.

Comunque il dibattito è sempre più discusso, tanto nelle sedi istituzionali quanto negli ambienti dei cosiddetti influencer, ossia coloro che hanno un grande seguito sul web e che sono in grado di “influenzare” per l’appunto l’opinione pubblica. Ci sono in Germania associazioni come la Deutschen Gesellschaft für Auswärtige Politik (Dgap), cioè la Società tedesca per le relazioni politiche estere, che fanno parte dei Think tank (letteralmente “serbatoi di pensiero”) che si occupano proprio di questi temi e che ritengono, al contrario, che tali tematiche non vadano pubblicizzate, ma tenute riservate perché di fondo l’opinione pubblica tedesca è contraria ad un possibile armamento nucleare.

Putin-Gabriel
©-CC-BY-SA-3.0-3-kremlin.ru

L’argomento è scottante e le prossime elezioni politiche di settembre fanno certamente sì che non venga apertamente affrontato dai partiti politici. Alcuni esponenti della Cdu, come l’ex colonnello e deputato Roderich Kiesewetter si sono apertamente schierati a favore del tema, altri contrari, come il vice Cancelliere Sigmar Gabriel (Spd), che ha invece dichiarato in occasione della sua visita al Cremlino di inizio marzo: “Siamo preoccupati dal fatto che si raggiunga una nuova spirale per il riarmo”.

Il professor Clemens Fuest, presidente dell’Istituto per la ricerca economica di Colonia (Iwk) ritiene che spostare la spesa e la crescita economica sugli armamenti toglierebbe denaro per l’istruzione, la ricerca, la salute, le infrastrutture e la tutela dell’ambiente.

C’è da sperare che l’aspetto economico della faccenda coinvolga maggiormente l’opinione pubblica tedesca di quanto non possano le voglie di grandezza militare.

.

La trasmissione Panorama dell’Ard

Print Friendly, PDF & Email