© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

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Meno di due minuti. Tanto è durata la dichiarazione della Cancelliera Angela Merkel riguardo l’elezione di Donald Trump quale nuovo Presidente degli Stati Uniti. Dopo essersi congratulata ha sottolineato il carattere democratico dell’elezione. Breve e coincisa, come nel suo stile. È la cifra di una donna concreta, vissuta nell’Est della Germania. Ma ciò che non esprime ha sempre un sottinteso. In questo caso è una preoccupazione di fondo, cioè l’incertezza. Nulla più di questo sentimento indefinito turba la donna più potente d’Europa e molti dei suoi connazionali.

Prudenza e nessun commento particolarmente negativo sul neo Presidente Usa si sono registrati dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e dal Vice-cancelliere Sigmar Gabriel, come era invece avvenuto in passato quando lo aveva definito “predicatore di odio” il primo, e “autoritario” il secondo.

Frank-Walter Steinmeier © CC BY-SA 3.0 Sven Teschke

Frank-Walter Steinmeier © CC BY-SA 3.0 Sven Teschke

È comunque preoccupata Berlino, soprattutto per l’imprevedibilità di Trump, per la sua idea di come condurre d’ora in avanti il ruolo della nazione “sceriffo” all’interno della Nato, per il modo in cui vorrà intrattenere rapporti con la Russia, soprattutto in relazione agli avvenimenti in Ucraina, in Siria e nei Paesi baltici. In particolare è preoccupato il ministro della Difesa, Ursula von der Layen, che si è detta “scioccata” dall’elezione del nuovo Presidente. Ciò che la turba particolarmente è la situazione in Lituania, dove la Germania deve comandare il battaglione dell’Est delle forze Nato. Senza il sostegno degli Usa sarebbe difficile per i caccia tedeschi monitorare la zona. Altra preoccupazione è data dalle armi nucleari presenti in Europa. Che intenderà fare il nuovo Presidente?

Problematica è anche la posizione di Trump circa l’alterazione globale delle condizioni climatiche, giacché in campagna elettorale aveva dichiarato che si tratta di un “problema inventato dai cinesi per danneggiare l’economia statunitense”. Questo mentre la Germania, capitanata dal proprio ministro per l’Ambiente Barbara Hendrikcs, sta discutendo animatamente in questi giorni su come affrontare gli impegni presi durante il vertice di Parigi del 2015, salvaguardando nel contempo i propri interessi economici.

Ulrich Grillo-© CC-BY-SA-3.0-Rudolf Simon

Ulrich Grillo-© CC-BY-SA-3.0-Rudolf Simon

Non ultime, preoccupano a Berlino le decisioni che prenderà (abbastanza ovvie) il neo Presidente americano circa il TTIP, il trattato di libero scambio con l’Europa. La politica isolazionista preannunciata preoccupa la Cancelliera, che al contrario è favorevole al trattato.

L’economia tedesca è legata a doppio nodo con quella statunitense. Il più grande stabilimento della Bmw dal 2015 si trova a Spartanburg, in South Carolina, negli Stati Uniti. Ciò impensierisce non poco i dirigenti dell’azienda tedesca, che tuttavia si sono affrettati a precisare: “Noi rispettiamo le scelte dell’elettore americano”. Le dichiarazioni di Trump circa la volontà di impedire le importazioni, causa secondo lui dei licenziamenti e dei salari stagnanti dei lavoratori americani, è fonte di preoccupazione per la Germania intera. “Ben 1,5milioni di posti di lavoro dipendono dal commercio con gli Stati Uniti”, avverte Clemens Fuest, Presidente dell’Istituto “Ifo” di Monaco di Baviera. Si tratta di 114 miliardi di euro di esportazioni. Il giorno delle elezioni è stato “un martedì nero” secondo Lutz Goebel dell’associazione delle imprese familiari. E ancora preoccupazioni sono state espresse dal capo della Confindustria tedesca Ulrich Grillo che ha detto: “Le politiche populiste rafforzano le paure della gente ed offrono solo soluzioni momentanee”. Mentre le esportazioni tedesche in tutto il mondo sono aumentate del 25 percento dal 2010, negli Usa sono aumentate del 73 per cento. Tra i prodotti maggiormente esportati ci sono veicoli, macchinari, tecnologia farmaceutica, elettrica e medica. Cinquemila aziende tedesche sono rappresentate negli Stati Uniti e vi sono impiegate più di 600 mila persone. L’incertezza di per se stessa rappresenta già un problema. Un sesto di ogni euro tedesco investito all’estero è attribuibile agli Stati Uniti.

Più cauti i Verdi: Katrin Göring-Eckardt ha sottolineato che occorre in ogni caso difendere il liberalismo e l’apertura al mondo. Quasi ottimista Gregor Gysi, presidente del gruppo della Linke in Parlamento, perché vede di buon occhio il riavvicinamento fra Usa e Russia per risolvere la questione siriana.

La Germania attende, sperando in buone sorprese.

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Il discorso della Cancelliera dopo l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti

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