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Bruxelles è in debito con la Turchia di ben tre miliardi di euro: questa la somma che ancora spetta al Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, promessagli nel 2016 dall’Unione europea per una gestione del flusso di migranti provenienti dal Medio Oriente. Con questi soldi Ankara avrebbe dovuto costruire ospedali e scuole per un primo sostegno (oltre che blocco) dei profughi, progetti di cui tuttavia ancora non si ha notizia: il quotidiano tedesco “Der Spiegel” dubita che gli Stati membri vogliano davvero pagare la somma pattuita, non vedendo i risultati che ci si aspettava.

L’accordo stipulato due anni fa prevedeva di bloccare già al confine turco la moltitudine di profughi provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan che si stava avviando verso l’Europa, offrendo in cambio ingenti aiuti economici. Il patto era il tentativo dell’Europa di trovare una soluzione alla crisi dei profughi, che aveva raggiunto il suo culmine proprio nell’ultimo trimestre 2015: in particolare la politica pro-immigrazione e di accoglienza annunciata dalla Cancelliera Angela Merkel (Cdu) aveva fatto crescere vertiginosamente il numero degli immigrati, in Germania così come in Europa.

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Nel 2015, in effetti, Berlino aveva registrato quasi due milioni di arrivi, di cui ben cinquecentomila avevano richiesto asilo politico: numeri incredibili, se si pensa che nel 2012 i richiedenti asilo erano stati poco più di sessantamila, e probabilmente inaspettati. L’Europa, insieme a Berlino, si è trovata spiazzata e spaventata da una situazione che ha rischiato di diventare ingestibile.

Ed è così che, nella primavera del 2016, Bruxelles aveva firmato dall’oggi al domani il patto con Erdogan: la Turchia si impegnava a ospitare i migranti respinti dall’Europa e a gestire l’arrivo dei nuovi dalle coste greche, in cambio di sei miliardi di euro, da versare in due soluzioni di pagamento, e di una riconsiderazione dell’adesione della Turchia all’Unione europea. I primi tre miliardi di euro sono già stati versati per un terzo dalla Commissione europea, per due terzi dagli Stati membri in maniera proporzionale alla ricchezza della propria economia. Secondo quanto scrive “Der Spiegel”, in particolare, a pagare la maggior quota è stata la Germania, arrivando a investire nel progetto quasi cinquecento milioni di euro.

J-C. Juncker © Flickr Unione Europea CC BY-SA 4.0

È di qualche giorno fa, invece, la conferma dell’invio della seconda parte degli aiuti economici promessi: al vertice di Varna, in Bulgaria, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha rinnovato ufficialmente il proprio sostegno ad Ankara. Secondo quanto riporta il settimanale di Amburgo, tuttavia, ancora non è chiaro da dove dovranno provenire i soldi da versare al Presidente turco: diversi Paesi avrebbero protestato contro il patto con la Turchia e vorrebbero ora rimandare il pagamento almeno fino a che il Governo di Ankara non dimostri di aver utilizzato il denaro secondo i piani stabiliti.

A questo proposito, il settimanale cita documenti confidenziali raccolti insieme all’autorevole “European Investigative Collaborations” (Eic), un centro di investigazione giornalistica di livello mondiale già conosciuto in passato per i “Football Leaks” e altre inchieste internazionali su fondi offshore. Secondo “Der Spiegel”, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia avrebbero chiesto all’Unione europea di versare interamente la somma mancante dai propri fondi. Questo perché secondo queste nazioni ci sarebbe una mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi inviati alla Turchia. Junker avrebbe già rifiutato la proposta.

Suppone sempre il settimanale tedesco che alcuni Paesi membri starebbero addirittura pensando a come uscire dal patto con la Turchia, e questo non sarebbe che la prova di quanto l’accordo per il controllo dell’immigrazione clandestina non sia che un intervento frettoloso, stretto per tranquillizzare gli elettori europei, senza nessuna base davvero umanitaria o realmente costruttiva. Ankara, da parte sua, starebbe già pensando a una terza tranche di aiuti: come in un vero e proprio patto con il diavolo, insomma, in cui si entra in un circolo vizioso senza poterne vedere mai la fine.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

La conferenza stampa dopo l’incontro di Erdogan con Juncker e Tusk

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