Secondo la società di ricerche di mercato Mintel nel 2016 la Germania è stato il Paese in cui è stato possibile trovare il maggior numero di prodotti vegani al mondo. Fra tutti gli alimenti o le bevande nuove importate, ben il 13 per cento riporta la dicitura in etichetta “vegano”, di tutto il resto il 7 per cento quella “vegetariano”.

D’altra parte nel Paese della Cancelliera Merkel la “Vebu, la più grande associazione che si occupa dei vegetariani e dei vegani, è attiva fin dal 1892. A dire il vero tutto iniziò con il teologo Eduard Baltzer, che fondò nel 1867 a Nordhausen, in Turingia, il Verein für natürliche Lebensweise, ossia l’associazione per la vita naturale, ponendo la prima pietra per l’interesse per tutto ciò che riguarda questo settore in Germania. L’anno dopo fu la volta dello Stuttgarter Vegetarierverein, l’associazione vegetariana di Stoccarda, fondata da Gustav Struve e nel 1879 vide la luce il Deutsche Verein für harmonische Lebensweise, l’associazione tedesca per la vita naturale armonica. Le due associazioni si fusero nel 1892 a Lipsia, dando origine al primo club avente valore di persona giuridica della Sassonia, ossia l’antenato del “Vebu”.

Dunque un interesse che ha antiche origini quello dei tedeschi per il cibo di origine vegetale e/o non di origine animale. Oggi l’associazione ha sede a Berlino, e si stima che i vegetariani in Germania siano circa 8milioni, mentre i vegani arrivano alla cifra di 1milione e trecentomila persone, con un ritmo di crescita di circa 2mila persone al giorno (questi ultimi solo 3 anni fa erano 900mila).

Ultimamente, oltre ai negozi specializzati nella vendita di questa tipologia di prodotti, anche le grandi catene di supermercati si sono accorte della grande e potenziale fetta di mercato di questo settore e hanno iniziato a mettere in vendita alimenti che vengono “spacciati” per vegani. Un esempio, secondo Wiebke Unger, portavoce dell’associazione, è quello dei sottaceti: “La loro acqua può avere componenti di origine animale”, mette in guardia. Altri esempi? “Il vino e i succhi di frutta addizionati con gelatina o vescica di pesce, quand’anche con coloranti e aromi di origine animale”, afferma. Questo farebbe sì che siano vegetariani, ma non vegani. “Inoltre”, ribadisce, “non tutti gli additivi sono riportati in etichetta”.

In Germania circa cinquemila prodotti sono verificati e possono portare sulla confezione il marchio “V-Label” che certifica il fatto che i prodotti non contengono tracce di elementi di origine animale.

Secondo la società di ricerche di mercato Skopos, il consumatore “tipo” di prodotti di origine vegetale è donna, acculturata, con un’età compresa fra i 20 e i 30 anni. Ma i tedeschi, anche se non vegetariani o vegani, sono in genere attenti alla qualità dei prodotti alimentari, anche quando si tratta di carne. Infatti l’Istituto per la ricerca commerciale di Colonia (IFH) riporta che ben il 24 per cento della popolazione sarebbe attenta a questo aspetto durante l’acquisto. Sempre secondo lo stesso Istituto il giro d’affari dei prodotti “sostitutivi” della carne e dei derivati animali è salito vertiginosamente negli ultimi tempi, con un giro d’affari che sfiora i 930milioni di euro. Non ci sono solo il tofu e il seitan, che sono abbastanza costosi, ma anche molta frutta fresca e verdura di stagione sugli scaffali.

La gamma dei prodotti è vastissima e comprende anche cose quali i cosmetici o gli indumenti. Perfino un sexy shop di Berlino vende prodotti rigorosamente vegani: dai profilattici al gatto a nove code. In quel caso, però, ho come il sospetto che lo schiocco della frusta non farà di certo “miao”.

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Cos’è il mondo vegano?