Si è tenuta anche quest’anno una delle più importanti manifestazioni europee del settore alimentare biologico, la “Biofach” di Norimberga (15-18 febbraio), associata alla manifestazione sulla cosmesi naturale “Vivaness”.

Alla manifestazione sono accorsi in oltre 50 mila appassionati del settore, da 134 Paesi di tutto il mondo. Gli espositori erano 2.785 (di cui 259 per “Vivaness”) provenienti da 88 nazioni. Il Paese al centro dell’attenzione è stato proprio la Germania.

Il mercato del “Bio”, infatti, nel Paese della Cancelliera Merkel, è sempre più importante e a testimoniarlo ci sono i dati continuamente in crescita: nel 2016 l’aumento delle vendite di prodotti alimentari di questo tipo è stato del 9,9 per cento rispetto all’anno precedente, pari a 9,48 miliardi di euro di ricavi, mentre quello della cosmesi naturale è aumentato dell’8,5 per cento con 1,15 miliardi di euro di guadagni. Risultati più che positivi, ma che pur tuttavia non danno un quadro esaustivo della reale situazione.

Infatti quel che non compare da questi dati è che c’è in corso una vera e propria “guerra” in atto fra attività commerciali prettamente dedicate a questo tipo di prodotti, specializzate nella vendita di una vastissima gamma di marche biologiche, e le comuni catene di supermercati che, evidentemente hanno fiutato l’affare. I supermercati “normali”, infatti, hanno aumentato durante il 2016 la propria quota del fatturato totale per alimenti a 5,45 miliardi di euro, di cui il biologico è il 14,6 per cento, mentre i negozi che vendono prodotti naturali hanno avuto ricavi per 2,85 miliardi di euro di cui il 5 per cento è del comparto biologico. La parte restante delle vendite, che ammonta a 1,18 miliardi di euro, sono state distribuite tra i mercati settimanali i depositi alimentari di prodotti “salutari” e le vendite per corrispondenza.

I tedeschi nel 2012 spendevano un euro ogni dieci per il “Bio”, mentre nel 2016 ne hanno speso uno ogni sette. Nel 2007, tra i cittadini tedeschi, la percentuale di Lohas (in inglese: “Lifestyles of Health and Sustainability”, cioè persone che seguono uno stile di vita salutare e sostenibile, era del 22 per cento, mentre nel 2016 tale percentuale è cresciuta al 29,3.

Per questa ragione la catena dei supermercati “Rewe”, costituita da 3.300 punti vendita, mette a disposizione dei suoi clienti ben 500 prodotti biologici fra i quali scegliere. “Penny”, una sottomarca della stessa catena, da sola ne ha in catalogo ben 100, senza contare le offerte speciali occasionali. Nei circa 4.000 supermercati dell’Edeka (altra famosa catena di grande distribuzione alimentare in Germania) invece sono circa mille i prodotti “bio” messi a disposizione della clientela.

Per questa ragione Elke Röder, la direttrice della “Bundesverbandes Naturkost Naturwaren (BNN), ossia l’Associazione federale di alimenti e beni di consumo naturali, ha affermato categorica: “Da noi i clienti non devono starsi a preoccupare continuamente se un prodotto è bio o meno. Questo però non basta, e il mercato si sta mescolando anche a parti inverse, tanto che l’Associazione di produttori biologici “Demeter” sta iniziando a rifornire anche i venditori convenzionali.

Ogni tedesco compra in un anno mediamente 100 euro di alimenti o bevande biologiche, e circa 40 mila imprese tedesche lavorano nel settore. Il 41 per cento inoltre compra biologico non appena possibile e l’80 per cento si dice contraria alla manipolazione genetica nei campi e di conseguenza sulle proprie tavole. Se ne ricorderà la Germania quando bisognerà approvare definitivamente il Ceta?

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Il Bio è controllato?

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