clima_04C’è grande trambusto nel Governo federale tedesco per l’accordo sulla protezione del clima entro il 2050. Il ministro dell’Ambiente Barbara Hendricks (SPD) ha un piano per rispettare gli accordi sottoscritti a Parigi durante la conferenza, che si era tenuta dal 30 novembre all’11 dicembre dello scorso anno fra 195 Paesi.

Cosa prevedeva l’accordo? I punti principali erano: 1) Aumento della temperatura globale entro i 2° centigradi; 2) Il consenso globale (fino agli accordi di Copenaghen del 2009, Cina, l’India e gli Stati Uniti non avevano aderito); 3) Controlli ogni cinque anni (Il testo prevede un processo di revisione degli obiettivi che dovrà svolgersi ogni cinque anni. Ma già nel 2018 si chiederà agli Stati di aumentare i tagli delle emissioni, così da arrivare pronti al 2020. Il primo controllo quinquennale sarà quindi nel 2023 e poi a seguire); 4) Fondi per l’energia pulita (I Paesi di vecchia industrializzazione erogheranno cento miliardi all’anno (dal 2020) per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e decarbonizzare l’economia. Un nuovo obiettivo finanziario sarà fissato al più tardi nel 2025. Potranno contribuire anche fondi e investitori privati); 5) Rimborsi ai Paesi più esposti (L’accordo dà il via a un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei Paesi più vulnerabili geograficamente, che spesso sono anche i più poveri).

clima_05Ebbene, secondo tale piano preparato dalla ministra tedesca, non sarà sufficiente l’impegno preso dai vari Paesi per rendere effettivo questo proposito, pertanto “tutte le parti devono andare oltre gli impegni precedentemente assunti”, si legge in un documento. Tale piano sta facendo il giro dei Ministeri competenti di Berlino, da quello dell’agricoltura, a quello dell’industria e dell’energia, ma le contromisure da adottare sono difficili. Già entro il 2030 le emissioni di gas che causano l’effetto serra dovrebbero diminuire del 55 per cento rispetto al 1990. Per quell’anno le auto nuove non dovrebbero più essere né a benzina né diesel. Inoltre dovrà esserci l’eliminazione totale di petrolio, carbone e gas.

auto elettrica_3Il settore dei trasporti dal 1990 ad oggi ha ridotto solo del 2 per cento le emissioni, che andrebbero dimezzate entro 15 anni. Anche le tasse e i contributi nel campo dei trasporti devono essere adeguate per l’utilizzo dei mezzi di trasporti ecologici. Il che suona come un campanello d’allarme per il ministero dei Trasporti. Un gran numero di auto andrebbero convertite in un lasso di tempo molto breve. Anche quello dell’Agricoltura Christian Schmidt (Csu) vede un compito difficile. Entro il 2050 circa 35 milioni di tonnellate di cosiddetta CO2 equivalente devono essere eliminate. Questo significa che gli agricoltori rischiano di dover avere molti meno animali e i tedeschi di dover mangiare molta meno carne. Più dell’80 per cento dei dipendenti del settore zootecnico stanno lavorando negli allevamenti di bovini, suini e polli. Quasi 500mila persone sono impiegate negli impianti di lavorazione. “Noi dobbiamo guardare ciò che possiamo perdere degli aspetti sociali oltre al clima” ha dichiarato il vice Presidente del gruppo dell’Unione al Bundestag, Georg Nüßlein. Il piano sul clima divide la “Grosse Koalition” come nessun altro progetto di Governo.

Dietro le quinte la Cancelliera sta cercando di trovare una soluzione per non rompere l’accordo internazionale sottoscritto a Parigi. In ogni caso nessun passo sarà fatto senza legittimità parlamentare. “La Germania ha una responsabilità per la protezione del clima nel mondo”, ha dichiarato Joachim Pfeiffer, portavoce della politica economica dell’Unione presso il Bundestag. “Possiamo essere un esempio positivo per gli altri attraverso la tecnologia, ma non salviamo il clima con il nostro piano irrealistico”, ha concluso. Il prossimo appuntamento è per l’11 e 12 novembre per il 22esimo vertice sul clima a Marrakech. Sarà tutto come prima?

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La relazione del Ministro Hendricks in Parlamento

E le accuse di Greenpeace.de

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