Tutti noi abbiamo in mente le belle immagini pubblicitarie di rigogliose mucche che pascolano felici su verdi distese d’erba, con sullo sfondo magnifici paesaggi alpestri dai cieli blu. Il messaggio che si vuole veicolare è che i prodotti derivati del latte che troviamo sui banconi dei supermercati provengono da animali allevati all’aria aperta, e che scodinzolano felici mangiando chili e chili di erbetta fresca incontaminata da qualsivoglia componente chimico che ne alteri la salubrità.

Ma è proprio così che vengono ottenuti il latte e i suoi derivati? Se lo è chiesto la fondazione tedesca Warentest che ha esaminato 18 marche di latte distribuite sugli scaffali dei supermercati e negozi in Germania. Sei delle marche erano di prodotti provenienti da allevamenti biologici. In quattordici sono risultati essere prodotti di buona qualità, uno discreta e tre appena sufficienti. La buona notizia per i consumatori tedeschi è che in nessuno dei campioni presi in esame sono stati trovati residui chimici, germi o tracce d’antibiotici. Quest’ultimi infatti sono spesso usati negli allevamenti intensivi per evitare che gli animali si ammalino a causa delle pessime condizioni in cui sono costretti a vivere nelle stalle. Già, perché quello che la Warentest ha potuto constatare tramite le proprie indagini è che non ci sono le mucche dei nostri sogni di cui si parlava all’inizio. E questo anche se ingannevolmente è riportato nelle immagini sulla confezione che viene venduta.

I prezzi variano dagli 0,68 centesimi, all’euro e quarantanove centesimi. Fra i distributori Aldi Süd è risultato essere quello che ha due ottimi prodotti, sia in fascia economica, appunto a 0,68 centesimi al litro, che è un latte per così dire “convenzionale”, a quello biologico da 1 euro e 9 centesimi che è risultato essere il prodotto migliore. Ottime posizioni le ricoprono anche il latte biologico Arla (1,39 euro), il latte fresco di Rewe (0,89 centesimi), il latte biologico del caseificio Gläserne Molkerei (1,19 euro) e Dennree (1,09 euro).

Arla, Gläserne Molkerei, Dennree e Berchtesgadener Land sono risultati essere i migliori anche da un punto di vista di tutela dell’ambiente, rispetto degli animali e per i prezzi equi. Il rispetto per l’ambiente e la tutela degli animali vengono però ottenute con un prezzi di vendita maggiore, ossia almeno 1,09 euro al litro. Due dei marchi biologici, la Organic Andechser e la Milbona Bio Organic Lidl non sono andati oltre la sufficienza. In particolare quest’ultimo ha registrato un’elevata quantità di iodio, quattro volte superiore a quella consigliata dalla “Società tedesca per la nutrizione”, che è di assunzione di un massimo di 500 microgrammi al giorno.

Il latte contiene anche calcio, enzimi, e ormoni, alcuni dei quali favoriscono il fattore di crescita. Ma non bisogna esagerare con il suo consumo. Troppo latte e suoi derivati possono fare male: ad esempio, gli uomini che consumassero più di 1,2 litri di latte o 100 grammi di formaggio stagionato al giorno potrebbero avere un aumento del rischio del tumore alla prostata. Molte persone inoltre sono intolleranti al lattosio o addirittura allergiche. Qualche anno fa, durante un censimento nazionale da noi in Italia, una giovane ricercatrice dell’Istituto di statistica perse la vita per essere entrata in una stalla alla ricerca del proprietario della fattoria. Era fortemente allergica al latte ed essendo sovrappensiero non vi badò, e il solo odore le fu fatale.

I tedeschi producono più latte di quanto ne consumino. Esattamente l’eccedenza è del 10 per cento sulla produzione totale. Ogni conterraneo della Cancelliera Merkel consuma in media 84 litri fra latte, kefir, panna acida e bevande a base di latte all’anno, oltre a 24 chili di formaggio. Il che equivale circa poco meno di un quarto di litro di latte e 65 grammi di formaggio al giorno. Una mucca mediamente ha una vita produttiva di soli 5 anni ed è “costretta” a produrre ben 27.600 litri di latte in questo periodo. Per quelle in allevamento intensivo i chili di latte prodotti possono arrivare anche a 9mila all’anno.

Se non portata al macello, la vita media del bovino è di 20 anni. È il “mercato” a richiedere una sempre maggiore quantità di latte prodotto, e questo ha fatto sì che molti allevatori siano stati costretti ad abbandonare il settore, non potendo fare fronte alla sempre crescente richiesta (si calcola il 5 per cento nell’ultimo anno). Molte fattorie, invece, sono diventate autentiche catene di montaggio dove perfino gli escrementi degli animali sono portati via in modo automatico da una sorta di nastro trasportatore. E in tutto ciò il prezzo del latte all’allevatore è arrivato ai 36 centesimi al chilo e molti dei produttori con il ricavato non riescono a coprirci i costi sostenuti. “Vogliamo almeno 50 centesimi al chilo”, si lamenta Hans Foldenauer dell’Associazione federale dei produttori di latte tedeschi (BDM).

Il latte è buono, ma a quale prezzo?

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Il “sistema” latte

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