Airbus_A320-214© CC BY-SA 2.0 Flickr Aero Icarus

Una premessa necessaria a questo articolo è che qui non si intende difendere alcun errore di quanti hanno portato alla rovina completa quella che era una volta orgogliosamente considerata fra le migliori compagnie aeree di bandiera al mondo, ossia Alitalia. Tuttavia ci par giusto esaminare alcuni aspetti della vendita della compagnia e delle vicende che tale vendita stanno accompagnando in questi giorni, anche sul versante tedesco.

L’amministratore delegato della più grande compagnia aerea tedesca, nonché la maggiore europea, ossia la Lufthansa, aveva infatti annunciato giovedì della scorsa settimana, in un’intervista rilasciata al più importante quotidiano economico del Paese, l’“Handelsblatt”, di essere interessato almeno ad una parziale acquisizione della rivale italiana, attualmente messa all’asta da tre curatori fallimentari, o commissari se si preferisce: Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, nominati dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda del governo Gentiloni. Quest’ultimo ha deciso di recente di prolungare il prestito ponte concesso alla compagnia di altri 300 milioni (600 le erano già stati concessi) per mandarla avanti fino alla fine di aprile del 2018.

Il settimanale economico tedesco “WirtschaftsWoche” mette però in dubbio il fatto che tale interesse sia mosso dalla semplice voglia di rilanciare alcuni settori di Alitalia, piuttosto quanto dal piano di, per così dire, cannibalizzazione di un suo settore, quello dei voli a medio e lungo raggio con i suoi 26 aerei e le tratte verso il Nord e Sud America, che molta gola fa al colosso tedesco. Non a caso la Lufthansa si è recentemente rafforzata su quelli a breve raggio, facendo un’offerta di acquisto per alcune parti di Air Berlin, anch’essa fallita e consociata della compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti “Etihad” (che ne possiede il 29 per cento), come l’Alitalia (di cui Etihad ha il 49 per cento), puntando ai voli a breve raggio della compagnia berlinese, trasferendoli per il rafforzamento della propria compagnia low-cost Eurowings. Anche nel caso della seconda compagnia tedesca la perdita di posti di lavoro prevista è molto alta: si parla di 5mila sugli oltre 8mila totali attualmente in servizio (fino alla fine di questo mese). Anche i piloti di Air Berlin stanno manifestando in questi giorni per trovare un accordo con la Lufthansa circa i loro eventuali compensi futuri.

Carsten Spohr, l’amministratore delegato di Lufthansa, è convinto che occorrano tre compagnie aeree forti in Europa, come in Cina e negli Stati Uniti: «Il gruppo Lufthansa è uno dei maggiori operatori del settore aereo, ma ha solo una quota di mercato del 3 per cento. Si trova difficilmente un altro settore in cui i leader del mercato mondiale hanno una quota così piccola», ha dichiarato. La maggiore compagnia tedesca intende acquisire anche le società controllate da Air Berlin, Niki e LGW. Spohr spera che le autorità anti-trust prendano in considerazione la concorrenza internazionale, non limitandosi a vedere il solo mercato tedesco. A questo proposito c’è da dire che secondo le regole del Kartellrecht, per l’appunto l’anti-trust tedesco e anche di quello europeo, in teoria l’accentramento aziendale raggiunto non permetterebbe a Lufthansa di assorbire parte di Air Berlin, ma si sa, si trovano sempre delle eccezioni alle regole e siamo sicuri che anche in questo caso se ne troverà una per l’occasione.

L’obiettivo dell’azienda tedesca, rispetto alle acquisizioni parziali dell’ex compagnia di bandiera italiana, è quello di vedere una riforma aziendale che preveda inoltre lo spostamento principale dell’hub a Milano Malpensa, per due ragioni: la prima è che mentre Roma è senz’altro più interessante per un tipo di clientela prettamente turistica, il capoluogo lombardo lo è per gli uomini d’affari tedeschi, soprattutto quelli bavaresi e del Baden-Württemberg; dall’altra c’è la volontà di rendere Milano lo snodo dei voli, sempre per gli uomini d’affari, da oltre oceano.

Al di là di qualunque altra considerazione di convenienza per lo Stato italiano di uno smembramento dell’ex compagnia aerea nazionale, con un’ulteriore perdita di posti di lavoro (si calcolano circa 6mila unità) oltre a quelli già persi nei mesi precedenti, quello che in molti paventano è un improvviso balzo verso l’alto del costo dei biglietti, soprattutto nel settore a medio e breve raggio, determinato dalla forte concentrazione di voli low-cost nelle mani di una sola compagnia. Ieri la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager si è espressa in merito, dicendo che la Lufthansa dovrà abbandonare alcune rotte se acquisirà la compagnia più piccola. “I monopoli genererebbero un aumento dei prezzi e un servizio peggiore. È nostro compito evitare questo”, ha dichiarato la commissaria. Volare da e per la Germania potrebbe dunque costare molto più di ora, cosa questa da non sottovalutarsi per i nostri numerosi connazionali presenti nel Paese di Frau Merkel.

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L’offerta della Lufthansa a cosa mira?

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