«Montags ohne Postmann» (I lunedì senza postino), titola la “Süddeutsche Zeitung“, visto il calo consistente del numero di lettere consegnate ogni giorno. Ipotesi non del tutto peregrina. Infatti in un’era tecnologica come la nostra le cose cambiano velocemente e quelle che ci paiono abitudini consolidate e immutabili sono invece soggette a mutamenti repentini. In questo non fanno eccezione le istituzioni storiche tedesche quali Deutsche Post.

La società dal marchio inconfondibile su sfondo giallo fu fondata subito dopo la guerra, nel 1947. Allora si chiamava Deutsche Bundespost (nella Germania federale. Nella Ddr prese l’attuale denominazione) e dipendeva dal Ministero federale delle Poste e delle Telecomunicazioni. Questo fino al 1989, anno della riforma del servizio postale. Allora fu decisa la divisione in tre distinte imprese: la Deutsche Bundespost Postbank per gestire la banca e i servizi finanziari; la Deutsche Bundespost Telekom per gestire le telecomunicazioni (telefonia); e la Deutsche Bundespost Postdienst per il servizio postale federale. Il tutto avvenne con la contestuale riunificazione dei servizi con la società della ex Ddr.

Nel 1995 venne decisa la privatizzazione e l’apertura alla concorrenza per le società del gruppo. Successivamente Deutsche Post decise d’acquistare uno storico marchio americano per le consegne espresse di documenti e piccoli pacchi, la DHL. Quest’operazione finanziaria, iniziata nel 1989, fu portata a termine nel 2002.

Le Poste tedesche attualmente vedono un considerevole calo delle consegne di lettere giornaliere. Lo scorso anno erano circa 59milioni. Solo 10 anni fa si raggiungeva un volume di 70milioni di missive consegnate ogni giorno. Il calo registrato è dell’ordine del 2-3 per cento ogni anno.

Secondo gli accordi presi allorquando fu privatizzato il servizio, la società che gestisce le consegne ha l’obbligo formale di consegnare la posta almeno 6 giorni la settimana. Ma con un calo così consistente ha senso continuare a portare le lettere ogni giorno? Sempre più tedeschi decidono infatti di usare la posta elettronica, più rapida e per lo più senza costi di spedizione (oltre quelli pagati per il servizio Internet che si utilizza), e i costi di gestione di un servizio capillare di consegna in ogni paesino della Germania evidentemente inizia a farsi sentire nelle tasche dei manager aziendali. Lo scorso anno sono riusciti, a quanto pare, a compensare il calo delle entrate grazie all’aumento a 70 centesimi dell’affrancatura. La consegna delle lettere frutta all’azienda solo il 17 per cento delle sue entrate.

Si iniziano pertanto ad affacciare ipotesi di consegne soltanto in alcuni giorni della settimana, per il momento su base volontaria. Ogni Regione ha un sistema diverso di consegna, e pacchi e lettere hanno spesso gestioni differenti con la conseguente moltiplicazione dei costi. Perché dunque non sperimentare un modello differente? D’altra parte le Poste svizzere e quelle italiane, sostiene il giornale bavarese, in alcuni paesini consegnano la posta ogni due giorni.

Contrari a tale ipotesi di calo di consegne si sono dichiarati i rappresentanti sindacali dei “Ver.di”, temendo che in questo modo possano essere messi a rischio molti degli attuali 84mila posti di lavoro utilizzati per le consegne.

Come uscirne allora? L’azienda sembra puntare proprio sul servizio offerto tramite la DHL, il cui giro di consegne aumenta del 5-7 per cento l’anno. Questo sempre fino a quando i droni non riusciranno a coprire lo stesso servizio con la stessa efficienza. Allora, forse, il problema si ripresenterà identico.

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Sempre meno postini alla porta in Germania…

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