Il lavoro è importante per realizzarsi e lo stipendio che si riceve lo è altrettanto. Ma non è tutto nella vita, almeno per i tedeschi. A rivelarlo è un sondaggio compiuto dalla società Civey per conto del settimanale economico tedesco “Wirtschaftswoche”. Alla domanda rivolta al campione intervistato se preferisse un aumento di stipendio piuttosto che maggiori giorni di ferie, quasi la metà (il 49 per cento) si è detto sorprendentemente a favore della seconda ipotesi.

E a quanto sembra non è stato un episodio isolato. Già i dipendenti delle Ferrovie tedesche (Deutsche Bahn) la scorsa settimana si erano espressi a favore di 6 giorni aggiuntivi di ferie, piuttosto che ricevere in busta paga un aumento salariale del 2,62 per cento (la percentuale dei lavoratori in questo caso era stata del 56 per cento a favore e del 41 contrari. Gli altri non avecano espresso un giudizio). Il sondaggio era stato fatto diversi mesi dopo l’accordo sindacale raggiunto di contrattazione collettiva tra le Ferrovie da una parte e l’Evg (l’Unione dei trasporti e delle ferrovie, Eisenbahn- und Verkehrsgewerkschaft, con circa 204mila iscritti) e la Gdl (l’Unione dei macchinisti tedeschi) dall’altra. “Il voto dei dipendenti è una decisione importante per l’autodeterminazione di più tempo libero”, ha detto Regina Rusch-Ziemba, presidente della Evg.

Questo comporterà un disservizio per i passeggeri? No, secondo l’Evg, a patto che le Ferrovie assumano 3.000 nuovi dipendenti, non costringendo così a straordinari con orari al di fuori della norma i dipendenti in servizio. A tal proposito si è espressa Sigrid Heudorf, a capo del personale delle Ferrovie tedesche: “Noi, naturalmente, ove necessario, provvederemo per il personale supplementare necessario”. Quindi sembrerebbe che tutti siano d’accordo.

Evidentemente la proposta e i necessari provvedimenti di assunzioni per metterla in atto non vanno ad intaccare la produttività, come da noi invece molti paventano. È un po’ il concetto del lavorare tutti, lavorare meno. Secondo i calcoli fatti dal sociologo Domenico De Masi in Italia, mediamente, si lavora per 1.800 ore l’anno, la quantità di ore maggiore in Europa. In Francia ci si ferma a 1.500 ore e in Germania a 1.400. In Italia ci sono almeno 2milioni di impiegati e manager che fanno ogni giorno un paio d’ore di straordinario non retribuito. Parliamo di 110milioni di giornate lavorative, cioè 500mila posti di lavoro in meno.

Ovviamente creare nuovi posti di lavoro non basta, occorre garantire una paga minima oraria che in Germania è attualmente di 8,84 euro l’ora (lordi). Nel nostro Paese non esiste una legislazione che regolamenti in modo univoco la retribuzione minima. Diciamo che i minimi sindacali collettivi del 2017 prevedono retribuzioni medie che vanno dai 6,60 euro nel settore dell’Abbigliamento, ad un massimo di 11,11 euro in quello del Credito. Ma si sa bene che gli escamotage messi in atto dai datori di lavoro sono molti e pertanto non è raro trovare lavori, come quelli dei “call center” retribuiti anche 2 o 3 euro l’ora. Stessa sorte per altri settori non particolarmente qualificati, per non parlare poi dello sfruttamento lavorativo in alcune Regioni nel settore agricolo. Ma questa è un’altra storia.

Sei giorni di vacanza in più all’anno non sono pochi ed i tedeschi amano viaggiare. Anche per quest’anno indovinate quale risulta la meta preferita dai tedeschi? Sì, il Belpaese, seguito da Stati Uniti e dalla stessa Germania. La voglia di vacanze dei tedeschi fa bene anche alla nostra economia.

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Il professor De Masi sul lavoro

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