Recep Tayyip Erdoğan © Kremlin.ru

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Dopo gli annunci e le polemiche che hanno accompagnato questa visita di Stato, giovedì scorso il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è sbarcato a Berlino assieme alla consorte Emine. Una visita importante e piena di implicazioni politiche, in un momento in cui la Turchia è debole da un punto di vista finanziario a causa degli attacchi speculativi fatti alla Lira turca dai mercati finanziari internazionali.

A tal proposito occorre ricordare che negli ultimi anni Ankara è stata generosamente finanziata dalle banche di mezzo mondo, ivi comprese quelle italiane, dando prestiti a chiunque senza troppi problemi di garanzie. Poi, ad agosto, i fondi d’investimento internazionali e i grandi traders bancari hanno deciso che il gioco era finito, e la moneta nazionale è crollata rispetto al dollaro, facendo salire vertiginosamente il debito turco verso l’estero. Più precisamente le banche coinvolte sono in Europa le spagnole (83,3miliardi di dollari), le francesi (38,4 miliardi di dollari) e le italiane (principalmente UniCredit, con un totale di 17miliardi di dollari di credito); nel resto del mondo quelle britanniche (19,2miliardi di dollari), le statunitensi (18miliardi) e quelle giapponesi (17miliardi). Il messaggio in buona sostanza è: vedete cosa accade a fare affidamento su una moneta nazionale, anziché sulle grandi valute tipo Dollaro e Euro? A buon intenditor…

Contro Erdogan © il Deutsch-Italia

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Dunque in Germania Erdoğan è arrivato, almeno apparentemente, da sconfitto e richiedente aiuto. C’è da dire, tuttavia, che il “sultano” del Bosforo ha un paio di armi potenti nelle sue mani: la prima sono i profughi, provenienti per lo più dalla Siria, che tiene generosamente a bada dietro l’elargizione da parte della UE di 6miliardi di euro l’anno (regalino quest’ultimo fatto dalla Cancelliera Merkel ad Ankara, senza consultare gli altri Stati membri dell’Unione); l’altra sono i lucrosi contratti economici con le industrie tedesche, quella bellica in particolare (leggi Rheinmetall), che fanno gola alla locomotiva d’Europa.

Ovviamente quasi unanimi si sono levate le voci di protesta della maggior parte della politica tedesca per la visita di Stato del Presidente turco, e il pranzo offerto dal Presidente federale Frank-Walter Steinmeier presso la sua residenza di Schloss Bellevue, è stato disertato da numerosi esponenti politici, Cancelliera e ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, in testa. Ma bene ha fatto Steinmeier, sia perché l’etichetta deve valere per tutti i capi di Stato che si ricevono, sia perché, come ha dichiarato Hilime Arslaner-Gölbaşı, politica dei Verdi tedeschi, «in questo modo Erdoğan non avrà modo di lamentarsi di essere stato trattato male».

Contro Erdogan © il Deutsch-Italia

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Intanto a Berlino, nel pomeriggio di venerdì, si è tenuta una manifestazione di protesta contro la visita di Stato. Al grido di “Kein Deals mit Erdoğan” (nessun affare con Erdoğan) circa una decina di migliaia di manifestanti, fra cui molti turchi di origine curda, ha sfilato partendo da Potsdamer Platz per le vie cittadine, sotto l’occhio vigile delle forze di polizia. Le loro rimostranze sono state sì contro colui che considerano alla pari di un dittatore fascista, ma anche contro la politica adottata dalla Grosse Koalition, come si evinceva chiaramente dagli slogan usati.

Il politico turco in Germania ha avuto anche un altro obiettivo: sabato, dopo un altro incontro avuto con la Cancelliera Merkel, che almeno a parole era stata abbastanza dura nei suoi confronti soprattutto per quanto riguarda il problema dei diritti civili e dei cittadini tedeschi tutt’ora detenuti nelle carceri turche, Erdoğan si è recato a Colonia, dove i musulmani sono più di 100mila, per inaugurare la moschea Ditib. Non ha potuto fare il bagno di folla che si aspettava per motivi “di sicurezza”, ma ha comunque lanciato un segnale chiaro alla comunità turco-tedesca, con tutto ciò che ne consegue per il difficile processo d’integrazione.

Contro Erdogan © il Deutsch-Italia

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Sono sempre in atto, infatti, le dure polemiche che hanno visto protagonisti i servizi segreti turchi, gli imam e le scuole religiose presenti in Germania dove, vale la pena ricordarlo, la comunità d’origine turca è di quasi un milione e mezzo d’individui. A quanto risulta da indagini fatte da quelli tedeschi di servizi segreti e dalla polizia criminale, molti degli imam sarebbero stati coinvolti nel proselitismo atto alla radicalizzazione, e minacce di morte sarebbero state fatte ai seguaci di Fethullah Gülen, considerato il principale rivale (seppur residente negli Stati Uniti) di Erdoğan, nonché l’ispiratore del fallito colpo di Stato del luglio 2016 in Turchia.

L’AKP (partito per la giustizia e lo sviluppo), il partito conservatore del presidente turco, alle scorse elezioni è quello che ha ricevuto maggiori consensi anche fra gli elettori turchi presenti nel Paese della Cancelliera Merkel. Già, perché votano e contribuiscono non poco a consolidare il potere del leader politico di Ankara.

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Erdoğan ha incontrato la Cancelliera Merkel e il Presidente Steinmeier

© Youtube FAZ

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