In Germania i genitori hanno un alleato nella crescita dei figli fino ai venticinque anni: lo Stato. Se infatti la sfera affettiva resta prerogativa dei genitori, lo Stato provvede mensilmente a rimpinguare le loro tasche – un sostegno necessario, verrebbe da dire con i dati dello Statistiches Bundesamt (l’Ufficio federale di statistica) alla mano: ogni figlio costa più di 140mila euro dalla nascita alla maggiore età, una somma che destabilizzerebbe qualsiasi neo genitore tedesco con un reddito medio, se non fossero a disposizione sussidi e sgravi fiscali a rendere la spesa più sostenibile.

Gli aiuti federali alle famiglie si muovono su due binari paralleli: l’assegno familiare (Kindergeld, letteralmente: soldi per i figli) o la riduzione dell’imponibile (Kinderfreibetrag).

I genitori, indipendentemente dal loro reddito, ricevono 192 euro per il primo figlio , 198 euro per secondo e 223 euro per  il terzo e per ogni ulteriore figlio fino ai 18 anni o, in alternativa, avranno diritto a una riduzione dell’imponibile su base annua di 8.820 euro. L’importante è che i genitori facciano richiesta per il Kindergeld alla Familienkasse e che nella dichiarazione dei redditi vengano specificate le spese scolastiche; sarà poi l’Ufficio delle finanze a stabilire quale delle due strade convenga di più alla famiglia.

Nel caso poi in cui il figlio frequenti l’università o inizi un apprendistato, l’assegno familiare viene garantito fino al venticinquesimo anno del ragazzo, ma a certe condizioni. Nella fattispecie, non possono passare più di quattro mesi fra un ciclo di studio e il successivo (ad esempio, fra la laurea triennale e la specialistica) e, nel caso in cui il giovane non venga accettato all’università o per l’apprendistato, va documentato il suo impegno con copia delle candidature ed eventuali lettere di respingimento. Se l’impegno non c’è, se alla fine del primo ciclo di studi un giovane partisse per il giro del mondo senza essersi prima preoccupato del prosieguo degli studi, il diritto all’assegno famigliare verrebbe meno.

Non sarebbe sospeso, invece, se il figlio frequentasse un corso di lingua all’estero o se partisse per un anno di servizio civile, ma verrebbe sospeso nel caso di un campo lavoro estivo: non sono in pochi i tedeschi a partire per raccogliere frutta o tosare le pecore in Australia.

Molto interessante, specie facendo un raffronto con l’Italia, è il fatto che dal 2012 in Germania gli assegni familiari vengano dati anche nel caso in cui il figlio studi e lavori insieme, risparmiando così alle famiglie i calcoli relativi alla soglia massima di guadagno oltre la quale il figlio non risulterebbe più a carico. Certo, il lavoro non deve superare le venti ore settimanali, oltre le quali lo studio passerebbe in secondo piano, o i settanta giorni per lavori estivi o occasionali, nel qual caso la soglia delle venti ore non gioca alcun ruolo.

E se il figlio è sposato? Nemmeno in questo caso il sussidio è negato, indipendentemente da quando guadagni il coniuge. E se a diciott’anni lascia il nido e va a vivere da solo o in un appartamento condiviso? Nemmeno in questo caso – anzi, a fine anno l’imponibile dei genitori viene abbassato di 924 euro.

Ma se il figlio ha problemi con la giustizia e finisce in prigione? Ecco, in questo caso lo Stato non ha pietà. Decurtazione totale.

Un panorama che nel complesso suscita invidia in molti Paesi europei e in Italia in particolare, dove l’assegno familiare, riservato alle sole famiglie con reddito basso, è di poche decine di euro al mese e dove il costo del mantenimento di un figlio dalla nascita alla maturità è di oltre 270mila euro.

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Il Kindergeld

 

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