© TenneT TSO GmbH

A metà strada tra l’Inghilterra e la Danimarca, nel mezzo del mare del Nord, al largo delle coste tedesche si estende una zona sabbiosa. In alcuni luoghi l’acqua non è profonda nemmeno quindici metri. Il posto ideale per fare il bagno, almeno nella bella stagione. Ma non solo. Qui infatti il vento soffia forte e, oltre ad essere luogo ideale per chi fa vela o surf, è un posto altamente appetibile per chi costruisce turbine eoliche.

Infatti il vento soffia più forte in mare rispetto alla terra ferma e questo rende appetibile una zona come quella in questione. C’è un solo problema per chi costruisce questo tipo d’impianti: l’installazione e il funzionamento di un impianto eolico in mezzo al mare è estremamente costoso e complicato. Per questa ragione due aziende legate alla produzione di energia, la TenneT (Germania-Paesi Bassi) e la Energinet Dk (Danimarca) hanno firmato un accordo per risolvere il problema in modo spettacolare: costruire una vera e propria isola in questa zona.

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L’isola dovrebbe essere realizzata con tanto di pista per aerei, magazzini, laboratori e alloggi. Servirà come base per la costruzione e la gestione di migliaia di turbine eoliche su banchi di sabbia. Gli impianti avranno fra 70 e 100 gigawatt di potenza che potranno alimentare fino a 100 milioni di famiglie e, nelle intenzioni dei costruttori, potrebbe costituire un hub per il commercio dell’energia in Europa. Secondo le stime di Energinet Dk sarebbe possibile finirla prima del 2035. Oltre alla struttura di logistica ci dovrebbero essere stazioni di conversione in corrente continua, che arriverebbe a terra attraverso cavi sottomarini. Ci sarebbero vantaggi anche per la manutenzione e riparazione delle turbine con impianti fissi.

© Ampyx Power

Questo il progetto per così dire “marino”. Poi però c’è chi pensa all’aria, come la società tedesca E.on, che in collaborazione con l’olandese Ampyx Power ha investito più di 3 milioni di euro per esperimenti con turbine eoliche volanti, nella contea irlandese di Mayo. Le turbine eoliche volanti funzionano con un drone che vola fino ad un’altezza di 450 metri, ancorato al suolo con un argano e una fune che lo collegano ad un generatore. L’energia prodotta dal tiraggio incessante della corda viene immagazzinata a terra. Il vento a quella quota soffia più forte e il rendimento di corrente è ben superiore rispetto a quello delle turbine tradizionali. La velocità del vento di due volte superiore amplifica il rendimento dell’energia di otto volte. Tuttavia, secondo il professor Po Wen Cheng dell’Università di Stoccarda, “non ci si può aspettare che tale tecnologia sia competitiva prima dei prossimi 5 o 10 anni”.

C’è infine chi come il 59enne danese Henrik Stiesdal, che costruì la prima turbina nel 1978 e la cui società Vestas è uno dei leader mondiali per questo tipo di costruzioni, pensa che il futuro della produzione dell’energia saranno le turbine eoliche da galleggiamento. Il primo prototipo dovrebbe essere pronto non più tardi del 2022 ed avrà un costo di 10 milioni di dollari e molte industrie lo hanno trovato interessante.

Qualunque sarà il futuro della produzione energetica, di sicuro c’è che la fantasia si può sbizzarrire nel trovare soluzioni al problema del produrla in modo ecologico. Il fatto che sia sul mare o in cielo di certo condizionerà il paesaggio a noi circostante. L’isola che non c’è sarà visibile, eccome.

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L’isola che non c’è della TenneT

L’energia dai droni volanti

L’isola che non c’è che tutti noi conosciamo bene