Secondo uno studio realizzato dalla Fondazione Bertelsmann, dal titolo “lndice della giustizia sociale 2016”, l’Europa è diventata socialmente più equa dopo aver superato la crisi economica e finanziaria. «Nella grande maggioranza degli Stati membri della Ue, si registra una tendenza al rialzo della giustizia sociale dopo anni di ribasso», si legge nel documento. Il mercato del lavoro si è ripreso, così come il rischio di povertà è calato quasi ovunque. In molte aree l’istruzione, la salute e la giustizia intergenerazionale sono cresciute. Tuttavia, esiste ancora una forte divisione tra Nord e Sud del vecchio continente.

Lo studio ha esaminato varie dimensioni della giustizia sociale nei 28 Stati della Ue.

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Occupazione

Fra i parametri c’è stata l’occupazione e quel che è emerso è che nel 2015 (ultimi dati disponibili) il 65,6 per cento dei cittadini europei aveva un lavoro, il che rappresentava un leggero miglioramento rispetto ai due anni precedenti (nel 2014 erano il 64,8 per cento, e nel 2013 il 64,1). Il tasso di disoccupazione è calato al 9,6 per cento (era al 10,4 nel 2014 e all’11 nel 2013). Tuttavia, molti più europei rispetto a prima dello scoppio della crisi economica e finanziaria nel 2008 sono ancora disoccupati. A quel tempo,infatti, il tasso era del 7,1 per cento. Lo stesso quadro emerge nella disoccupazione giovanile: attualmente il 20,4 per cento dei giovani europei, ossia 4,6milioni, non ha lavoro. Nel 2008 era il 15,6 per cento (4,2milioni).

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Povertà

Soziale-Gerechtigkeit-in-Europa © Bertelsmann Stiftung

Oltre ai tassi di disoccupazione ancora elevati in tutta Europa, sempre più europei sono a rischio di povertà, nonostante un lavoro a tempo indeterminato. Cause di questo stato di cose sono i bassi salari e un mercato del lavoro diviso fra quello regolare e quello fatto da una miriade di lavori irregolari, pagati ad ore, temporanei e a bassa, quando anche non bassissima retribuzione.

Quasi un cittadino europeo su quattro (118 milioni di persone, ossia il 23,7 per cento) è ancora a rischio di povertà o esclusione sociale. In Grecia questa fascia sociale costituisce ben il 35,7 per cento della popolazione, in Romania il 37,3 e in Bulgaria arriva addirittura al 41,3 per cento, raggiungendo proporzioni sistemiche. Più a Nord il tasso è significativamente più basso: in Svezia è al 16 per cento, in Finlandia è al 16,8, così come nei Paesi Bassi.

Fra i più giovani la povertà rappresenta una vera e propria piaga: sono infatti 25,2 milioni (il 26,9 per cento) i bambini e gli adolescenti fino ai 18 anni a rischio di povertà o esclusione sociale. Qui purtroppo l’Italia, assieme a Grecia, Spagna e Portogallo, ha il triste primato di un bambino su tre in questa condizione. Rispetto al 2008 sono un milione in più i bambini che sono soggetti a tale rischio. La Grecia in particolare vede aumentare nuovamente la percentuale di bambini e adolescenti affetti da grave deprivazione materiale che è arrivata al 25,7 per cento (nel 2008 era al 10,4).

Soziale-Gerechtigkeit-in-Europa 2016 © Bertelsmann Stiftung

Noi purtroppo abbiamo anche il non invidiabile primato del più alto numero di cosiddetti NEET (Emergency in Education, Employment and Training), ossia giovani tra i 20 e i 24 anni che sono completamente senza lavoro e non hanno alcuna possibilità di avanzamento sociale. Gli italiani in questa fascia d’età in tali condizioni sono quasi un terzo del totale, il 31,1 per cento, mentre in Grecia sono il 26,1 per cento e il 22,2 in Spagna. In generale sono valori nettamente superiori alla media Ue che è del 17,3 per cento. Quasi un bambino su dieci nella Ue (il 9,5 per cento) deve sopportare gravi privazioni materiali, mentre tale percentuale tra gli ultra 65enni in questa condizione sono il 5,5 per cento. La percentuale di anziani a rischio di povertà o esclusione sociale è calata dal 24,4 per cento del 2007 al 17,4 del 2015. Questo indica che molti di essi gode ancora, in qualche modo, delle protezioni sociali. Anche se all’interno di questo quadro la disparità di censo è notevole.

L’Italia nella classifica generale si posiziona al 23esimo posto (su 28), mentre la Germania è al settimo, con un tasso di disoccupazione giovanile che è il più basso d’Europa (7,2 per cento). Purtuttavia, nonostante il forte sviluppo economico e l’occupazione fiorente, anche qui il rischio di povertà fra i lavoratori a tempo pieno è passato dal 5,1 per cento del 2009 al 7,1 percento nel 2015.

Questo dovrebbe far riflettere sugli effetti delle politiche del lavoro fin qui applicate nella “locomotiva” d’Europa che, tuttavia, rimane anni luce distante da un Paese come il nostro.

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La crescita della povertà in Italia

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