A luglio sono stata due giorni in campeggio con un’amica nel Nord della Germania. Non appena arrivate uno dei gestori, accompagnandoci verso il posto assegnato, ha tenuto a dirci, con tono leggermente ironico: “Dalle 22 c’è il silenzio. Sapete di cosa parlo, vero?”, sottintendendo l’obbligo di tutti i campeggiatori a non fare rumore dopo quell’ora. Prescrizione rigorosamente rispettata da tutti.

I primi mesi in cui abitavo a Berlino mi ostinavo, ogniqualvolta mi trovassi a attraversare la strada sulle strisce, a ringraziare con un cenno della mano chiunque si fermasse per farmi passare. Smisi di farlo quando mi accorsi che, invece di accogliere il ringraziamento, le persone mi guardavano male. Fermarsi alle strisce per un automobilista tedesco non è un atto straordinario a cui va tributato una particolare riverenzacome invece è buona pratica fare a Roma, dove trovare un guidatore che lasci passare un pedone sulle strisce rappresenta più l’eccezione che la regola.

Mia sorella è flautista di professione e in quanto tale abituata a suonare a casa per studiare le sue parti. Qualche anno fa, in visita da parenti nel Sud della Germania, si mise a suonare nel primo pomeriggio. Non passò molto tempo prima che bussassero alla porta: era la signora del piano di sotto che si lamentava del rumore. “Dalle 14 alle 16 va rispettato l’orario di silenzio”, disse a mia sorella, che non tardò a chiedere scusa per mantenere buoni rapporti di vicinato.

Amici di famiglia hanno una casa al lago di Bracciano, a una trentina di chilometri da Roma. La zona è (teoricamente) parco regionale, ma la pratica è ben diversa. Esemplificativo sia tale episodio: di fronte al loro giardino venne abusivamente costruito, agli inizi degli anni Ottanta, un bar discoteca. Da allora, nonostante ripetute cause vinte per rumore e abusivismo, il bar è ancora in piedi e – sebbene a volumi meno assordanti – prosegue la sua attività come se niente fosse.

Credo che chiunque conosca un minimo i due Paesi possa tirar fuori molti esempi del genere. Il minimo comun denominatore di questi episodi è, come risulterà evidente, il rispetto (o il mancato rispetto) delle norme. Parola che in Italia, purtroppo – e l’esperienza ne dà conferma – pare ancora in molti casi essere poco conosciuta, salvo eccezioni. In Germania, invece, come per esempio dimostra un cartello sui semafori pedonali di alcune città – Beispiel geben: bei Rot musst du stehen, bei Grün darfst du gehen (Dare l’esempio: con il rosso devi stare fermo, con il verde puoi passare) – il rispetto costituisce un valore primario dell’educazione.

In nome del buon vivere, in Germania non è solo il rumore a essere messo alla gogna. Anche gli odori – quelli cattivi- sono oggetto di contenzioso, come emerso da un articolo della Süddeutsche Zeitung del 7 agosto di due anni fa. Tra le altre cose, nell’articolo veniva messo in evidenza come una sentenza del 16 gennaio 2015 (V ZR 110/14) sia stata dichiarata favorevole a chi in uno stabile si era sentito danneggiato, anche nella salute, dal fumo delle sigarette dei vicini di casa.

Una sentenza del 28 gennaio 2014 (2-09 S 71/13) del Tribunale di Frankfurt am Main ha invece vietato agli inquilini di un appartamento con due balconi di trattenersi su uno dei due con le sigarette accese. Fondamentale per la sentenza è stata la perizia sulla direzione del vento e l’ubicazione dei balconi.

Secondo la sentenza del Landgericht (Tribunale del Land) di Stoccarda, agli abitanti dei condomìni è permesso fare la brace sul balcone solo tre volte all’anno per un massimo di due ore, o una volta per sei ore; a Oldenburg, nello Schleswig Holstein, è permesso accendere il barbecue quattro volte all’anno fino a mezzanotte, facendo attenzione che però odori e rumori non disturbino il vicinato (sentenza del 29 luglio 2002, 13 U 53/02).

Dal Sud al Nord la Germania si dimostra unita nel rispetto del prossimo. Lo Stivale ancora fa fatica a stare al passo.

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Un tranquillo campeggio tedesco

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