L'attacco al Governo © Der Spiegel

L’attacco al Governo © Der Spiegel

Viviamo in tempi molto strani. Accade ad esempio che nottetempo lo Spiegel” online pubblichi due articoli al vetriolo sul disastro di Genova, articoli che poi spariscono in fretta e furia la mattina dopo. Il primo pezzo si scaglia contro il cinico governo populista italiano che sfrutterebbe la tragedia del ponte Morandi per schifosi fini propagandistici (lo trovate qui), l’altro è una difesa appassionata della famiglia Benetton, azionista di maggioranza della società Autostrade responsabile della rete autostradale italiana e, quindi, anche della manutenzione del ponte Morandi, definita dal giornalista dello “Spiegel” l’Italia migliore (eccolo qui). E nel frattempo a Genova accade qualcosa di incredibile.

Nella storia tragica di questa città colpita da mille flagelli; alluvioni, terrorismo, crisi industriale, mai i genovesi avevano applaudito un Governo in occasione di una funzione pubblica. Anche negli anni bui del terrorismo, quando il Pci del compromesso storico, padrino padrone della città, invitava a sostenere il Governo di solidarietà nazionale, ai politici di Roma era riservata la tipica accoglienze ligure, un misto di distacco, spocchia e ostilità. Per questo il lungo applauso tributato all’attuale Governo dalla folla assiepata all’ingresso del padiglione Blu della Fiera di Genova, dove si sono svolti i funerali di Stato per le vittime della tragedia, è un fatto così clamoroso che perfino Repubblica non ha potuto ignorare (video qui).

L'articolo a favore dei Benetton © Der Spiegel

L’articolo a favore dei Benetton © Der Spiegel

Interpellati su questo, alcuni amici genovesi mi hanno confermato la percezione che si ha anche stando lontano: i cittadini hanno la sensazione che questo Governo non farà come i soliti governi italiani, e cioè stendere una cortina fumogena difensiva intorno agli interessi economici e ai potentati finanziari che hanno creato il disastro, per sottrarli alle loro responsabilità. Per questo la presenza di Salvini e Di Maio alla cerimonia funebre è stata percepita come autentica e quindi accettata. Solo il Presidente Pertini ricevette un trattamento simile. Con buona pace di chi si ostina a definire questo Governo fascista e razzista, Genova, città medaglia d’oro alla resistenza (quella vera, non il grottesco antifascismo in assenza di fascismo di oggi) ha deciso altrimenti. Si sta illudendo? Questo lo dirà il tempo, certo è che a tanto onore corrispondono altrettanti oneri e quindi la coalizione gialloverde dovrà stare bene attenta a non dilapidare un’apertura di credito così importante.

Ma torniamo all’occidental Prawda, lo Spiegel” online, e ai suoi articoli in difesa del sistema marchettaro italiano. Il più originale è il secondo che ha come titolo: “L’Italia dei populisti mette alla gogna la famiglia Benetton. Come tutti sanno i Benetton sono gli azionisti di maggioranza della società Autostrade, che gestisce la rete autostradale italiana. In sostanza l’articolo accusa l’attuale Governo italiano di aver individuato nei Benetton il capo espiatorio perfetto per coprire l’adesione dei 5 Stelle al movimento No gronda, un movimento della società civile, fondato negli anni Novanta dalla sinistra ambientalista e dai Verdi, per opporsi alla costruzione della bretella autostradale che avrebbe dovuto bypassare, ma non sostituire, la A10 e il ponte Morandi. Negli ultimi anni, infatti, alcuni esponenti di secondo piano dei 5 stelle ligure avevano accolto quelle istanze. Quindi, conclude la logica da sillogismo medioevale dello Spiegel, il vero responsabile dei morti è il Governo attuale.

L'abbraccio ai parenti delle vittime © Youtube La Repubblica

L’abbraccio ai parenti delle vittime © Youtube La Repubblica

La tesi è talmente inconsistente e così sfacciatamente faziosa, che non varrebbe nemmeno la pena di commentarla, se non per sottolineare la miseria intellettuale di certe argomentazioni. Qui parlano i fatti. Fin dalle prime ore dopo il disastro varie fonti hanno reso noto che il contatto di gestione Autostrade contiene una clausola in base alla quale la società ha diritto a un indennizzo di 20miliardi anche in caso di scioglimento dell’accordo in forza di colpa grave. In pratica Autostrade intascherebbe 20miliardi anche se fosse ritenuta responsabile del crollo del ponte per cattiva manutenzione. Delle altre clausole si sa poco o nulla perché l’accordo, stipulato non certo da questo Governo, è in parte secretato per motivi ignoti. Un’assurdità che non esiste in nessun Paese del mondo, e che sembra confermare i peggiori pregiudizi sul sistema italiano. La sensazione, insomma, è che la tragedia del ponte Morandi possa scoperchiare uno scandalo infinito sull’intero sistema delle privatizzazioni, non solo quelle delle autostrade, nel nostro Paese. Inutile far notare che ci troveremmo di fronte a una tangentopoli di dimensioni gigantesche. Eppure lo “Spiegel”, di solito così meticoloso nel descrivere la predisposizione antropologica alla corruzione dei baffi neri italiani, su questo tace e tira fuori la storia ininfluente dei No gronda. Nessuna parola nemmeno sul rapporto tecnico del politecnico di Milano che, nell’ottobre dello scorso anno, aveva messo in guardia la società Autostrade sulle criticità del ponte Morandi. In compenso, oltre all’attacco ai populisti, compare una lunga ode ai Benetton, definiti dinamici e coraggiosi soprattutto perché parte di quell’establishment democratico, dice lo “Spiegel”, che si oppone con tutte le forze ai fascio-populisti. Come mai il settimanale di Amburgo sente il bisogno di esprimersi con questi toni da SED (Organizzazione di controllo politico, sociale e mediale della Germania comunista) su una tragedia che per la sua forte drammaticità ha sicuramente colpito anche all’estero, ma che tutto sommato resta un dramma italiano?

L’accoglienza dei rappresentanti politici ai funerali © Youtube La Repubblica

Ora, come si sa, l’obiettivo primario della censura applicata dalla Repubblica Democratica Tedesca era quello di proteggere gli interessi del comunismo. Mutatis mutandis oggi lo stesso discorso vale in difesa degli interessi del capitalismo globalizzato, di cui la rivista tedesca è uno dei promotori più attivi. Quindi ogni volta che all’interno del mondo globalizzato, un governo ritenuto fino a ieri vassallo (e i vari Gentiloni, Renzi, Letta, Monti e Berlusconi erano delle garanzie assolute in tal senso), minacci improvvisamente di indebolire l’ordine costituito, mettendo a rischio gli interessi di un gruppo multinazionale amico, non importa se a ragione o a torto, lo “Spiegel – Prawda” si schiera automaticamente dalla parte della multinazionale, contro lo Stato nazionale. Sempre dalla parte del business anche contro lo Stato di diritto, se necessario. Questa è la linea dello scontro politico in atto in cui i media mainstream occidentali svolgono ormai un ruolo fondamentale. Ed è per questo che sempre più lettori gli stanno voltando le spalle.

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L’accoglienza riservata dai genovesi agli esponenti dell’attuale Governo

© Youtube La Repubblica

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