Alexander Gauland © CC BY-SA 2.0 Flickr Metropolico.org

Le ultime elezioni politiche tedesche hanno emesso in parte un verdetto clamoroso per l’establishment europeo, e soprattutto per la società civile teutonica che con sforzi importanti si è scrollata di dosso la storia buia di metà ‘900. L’AfD (Alternative für Deutschland), partito di estrema destra fondato nel 2013 dall’economista Bernd Lucke, ha ottenuto alle politiche di settembre un quasi inaspettato 13 per cento, facendo sedere ben 94 deputati nel Bundestag. «Ora che siamo il terzo partito della Germania (dopo Cdu e Spd), questo governo che nascerà, dovrà vestirsi pesante. Gli daremo la caccia». Così si è espresso il co-fondatore del partito Alexander Gauland all’indomani del successo elettorale. Appena nato, il partito alle elezioni del 2013 ha ottenuto un buon 4,7 per cento, che tuttavia non gli ha permesso di varcare la soglia del Parlamento (per via dello sbarramento al 5 per cento). Le Europee del 2014 sono state più convincenti con un ottimo 7,1 per cento, così come i risultati alle regionali del 2016. In quell’occasione ha guadagnato risultati pesanti in Baden-Württemberg e Sassonia Anhalt, rispettivamente con un 15,1 per cento e un 24,3. Dunque è lecito chiedersi come sia riuscito un partito così giovane ad attrarre tanti consensi nel giro di soli 4 anni, e quale sia la forza del suo Wahlprogramm (programma elettorale).

Alice Weidel © CC BY-SA 3.0 Magister

La storia breve di AfD parla di un cambiamento di natura avvenuto proprio durante la crisi dei migranti del 2015, anno in cui la Cancelliera Angela Merkel ha inaugurato la “Willkommen Politik”. Le iniziali spinte antieuropeiste e avverse alla politica monetaria della Banca Centrale Europea (Bce) si sono fuse con la xenofobia. L’Islam è diventato il nemico numero uno. Ne è conseguito che l’intento programmatico del partito si è basato sulla difesa dei confini, la restrizione del diritto d’asilo e la negazione della doppia cittadinanza. Non a caso uno degli aspetti propagandistici più macabri di AfD ha a che fare con delle dichiarazioni di alcuni suoi esponenti riguardanti la natura del Nazizeit (ossia dell’epoca nazista), e il pensiero di Gauland che così si è espresso: «Se i francesi sono giustamente fieri di Napoleone e i britannici di Nelson e Churchill, noi abbiamo il diritto di essere orgogliosi di quanto fatto dai soldati tedeschi nelle due guerre mondiali». Ma l’accusa di giudicare positivamente il nazismo non ha toccato più di tanto l’AfD. «Siamo distanti da ogni forma di nazismo» dichiarano. L’Unione europea (Ue) si è mostrata preoccupata da questa svolta politica dell’ex Germania dell’Est, che sembra voler seguire le orme dei nascenti governi di destra di altri Paesi dell’Est europeo. L’ascesa del partito tedesco si somma all’intero gruppo euroscettico di Visegrád (dal nome della città che ospitò un vertice dei capi di Stato e di governo nel febbraio del 1991 delle allora Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia), costituito dall’Ungheria di Viktor Orbàn – salito alla ribalta per aver fatto costruire il muro anti-migranti – la Slovacchia di Fico, che rifiuta le quote imposte dalla Ue, e la Polonia conservatrice. Il mese scorso ha offerto poi un quadro ancor più definito.

Sebastian Kurz © CC BY-SA 2.0 Flickr Franz Johann Morgenbesser

In Austria l’ultradestra nazionalista e xenofoba di Heinz-Christian Strache e i popolari del giovane Sebastian Kurz hanno stravinto le elezioni del 16 ottobre, mentre in Cechia, alle parlamentari anticipate del 22 ottobre, l’imprenditore Andrej Babis, principale esponente del movimento “Ano”, ha ottenuto il 31 per cento dei consensi.

Proprio a seguito della vittoria del giovane popolare Kurz, che avvicina l’Austria a Visegrád, il Partito popolare europeo, tramite il suo presidente Joseph Daul, e Antonio Tajani, presidente del Parlamento di Strasburgo, hanno subito invitato Vienna a restare con forza all’interno della cerchia europeista, senza esitazioni. Tra le righe è facile rintracciare anche il pensiero della Cancelliera Angela Merkel. Di fatto sia la Germania che la Francia hanno sempre ritenuto Vienna parte integrante di quello zoccolo duro pro Unione. Il neonato blocco di destra che staziona ad Est del continente spaventa, destabilizza. Mette in discussione i principi etici e politici di un’Europa che, con moltissimi contrasti, vuole essere democratica e arricchirsi tramite l’accoglienza e l’apertura dei confini, mentali o geografici che siano.

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L’Europa verso una deriva di estrema“destra”?

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