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Mentre metà del mondo era impegnata nei festeggiamenti pasquali, in Turchia domenica scorsa si è votato per il referendum costituzionale voluto dal Presidente Recep Tayyip Erdogan. La vittoria del “sì” è stata di misura, con il 51,3 per cento delle preferenze (circa 25 milioni di cittadini), peraltro contestate dalle opposizioni per la decisione di contare anche i voti presenti sulle schede non timbrate, cosa questa contraria alla legge vigente turca. I “no”, sarebbero dunque stati il 48,6 per cento, più le schede nulle ovviamente.

Un voto importante per la Turchia, ma anche per l’Europa e per la nazione che nel vecchio continente ha la maggiore comunità turca fuori dei confini nazionali, cioè la Germania. Sono stati circa un milione e 430mila i turchi-tedeschi aventi diritto al voto in Germania, e hanno potuto espletare tale diritto tra il 27 marzo e il 9 aprile nei dodici consolati turchi e nell’Ambasciata di Berlino presenti sul territorio tedesco.

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Anche nel Paese della Cancelliera Merkel il “sì” è stata la scelta più votata dagli elettori, con circa il 63,1 per cento delle preferenze. I risultati sono stati abbastanza omogenei in tal senso in tutti i seggi sparsi nei vari Länder, e la sconfitta del “no” è stata rilevante un po’ ovunque. Si passa dal massimo di Essen, con un 75,9 per cento di “sì” e un 24,1 di “no”, al minimo di Berlino dove i “sì” sono stati il 50,1 per cento contro il 49,9 dei “no”. Düsseldorf, Karlsruhe, Colonia, Magonza, Monaco, Münster, e Stoccarda hanno visto risultati del “sì” ben oltre il 60 per cento, mentre ad Norimberga, Hannover, Amburgo e Francoforte le scelte favorevoli alla riforma in senso presidenziale si sono comunque attestate ben oltre il 50 per cento. I risultati rispecchiano, almeno in parte, la distribuzione dei cittadini turco-tedeschi nei vari Stati. La comunità turca più numerosa è infatti nel Nord Reno-Vestfalia (con circa 500mila presenze), seguita da quella del Baden-Württemberg (con oltre 260mila), dalla Baviera (circa 200mila), dall’Assia (circa 158mila) e Berlino (circa 109mila).

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Le reazioni dei politici tedeschi al risultato referendario turco sono state disparate. La Cancelliera (Cdu) ha fatto riferimento alla “responsabilità a cui è ora chiamato il Governo di Ankara e personalmente il presidente Erdogan”, mentre il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel (Spd), durante una visita in Albania, ha fatto appello alla calma generale riguardo ai rapporti con la Turchia e ad eventuali rotture delle trattative per l’entrata di Ankara in Europa. Meno diplomatici si sono invece mostrati i commenti del deputato dei Verdi Cem Özdemir, il quale ha detto che il risultato dell’elezione fra i turchi tedeschi mostra i fallimenti della politica di integrazione. “La battaglia sui cuori e le menti dei turchi tedeschi è arrivata alla fine”, ha proseguito il capo dei Verdi, richiamando i cittadini turchi in Germania in futuro a rispettare “con entrambi i piedi la Costituzione tedesca”. “Le persone che hanno lottato per la democrazia hanno

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bisogno del nostro sostegno in questo momento”, ha ribadito, mentre Manfred Weber, presidente del Ppe (partito popolare europeo) a Bruxelles, ha chiesto di porre fine ai negoziati per l’entrata nella Ue della Turchia e ha dichiarato che l’estensione del voto ai cittadini di doppia cittadinanza era sbagliata. Il ministro della Giustizia, Heiko Maas (Spd), attraverso un tweet, si è augurato di vedere commenti al riguardo di giornalisti incarcerati come Deniz Yücel (turco-tedesco), recentemente incarcerato da Ankara in quanto accusato di essere un agente tedesco sostenitore del partito di opposizione Pkk. Alice Weidel, membro dell’AfD, senza mezzi termini ha detto che bisognerebbe privare della doppia cittadinanza i cittadini turchi presenti in Germania, dubitando della loro fedeltà alla Repubblica tedesca.

Questa vittoria del Presidente turco sarà una nuova gatta da pelare per la Cancelliera Merkel, visti i non buoni rapporti degli ultimi tempi fra Germania e Turchia. Questo anche perché l’Europa vede sempre più in pericolo l’accordo stretto proprio dalla leader tedesca con il premier turco circa i rifugiati, e perché qualunque mossa strategica sarà comunque condizionata dalle prossime elezioni politiche tedesche del settembre prossimo.

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I turchi tedeschi hanno scelto il “sì” al referendum

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