© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Oggi si deciderà il futuro dell’Europa? Alcuni lo temono, altri lo sperano. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea dello scorso giugno sono molti i politici e i commentatori che aspettavano con ansia il risultato delle elezioni francesi. La preoccupazione che alcuni provano è data dalla possibilità che a vincerle sia la candidata del Front National Marine Le Pen, considerata anti-europeista (oltre ad essere considerata un’esponente di un partito chiaramente di destra) e che ha minacciato in più di un’occasione di voler uscire dall’euro e dall’Unione Europea in caso di vittoria elettorale. La qual cosa probabilmente causerebbe veramente una crisi profonda, se non addirittura la fine della già traballante Unione, anche se in più riprese, durante la campagna elettorale, la Le Pen sembra aver mitigato le sue posizioni al riguardo.

In Germania l’endorsement, ossia il sostegno, al trentanovenne candidato del nuovissimo partito “En Marche”, Emmanuel Macron, europeista convinto (e da alcuni accusato di essere l’esponente di un sistema finanziario internazionale che lo sosterrebbe) è stato quasi unanime. In primis c’è stato quello della Cancelliera Angela Merkel (Cdu) che così si è espressa in una recente intervista: “La decisione spetta agli elettori francesi, ma sarei contenta se vincesse Emmanuel Macron. È a favore di una politica coerente pro-Europa e il suo successo sarebbe un segnale positivo per una politica di centro che anche da noi in

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Germania deve rimanere forte e un buon segnale per le relazioni franco-tedesche. Più chiara di così! Le ha fatto eco il vice Cancelliere Sigmar Gabriel (Spd) che, dopo il risultato del primo turno delle presidenziali francesi del 23 aprile scorso, ha dichiarato: “Sono sicuro che Emmanuel Macron sarà il nuovo Presidente francese. Entrambi sono stati alla guida dei rispettivi ministeri dell’Economia dei propri Paesi e lì sarebbe nata l’origine della simpatia verso il collega francese. A favore della Le Pen si era invece dichiarata la leader (ormai ex?) di Alternative für Deutschland, Frauke Petry, che si era subito congratulata con “l’impressionante risultato elettorale” ottenuto dalla politica del Front National dopo il primo turno. Più scettici circa le politiche della rappresentante francese si erano invece detti i suoi compagni di partito, ad iniziare da Jörg Meuthen e dalla candidata alle prossime elezioni politiche tedesche Alice Weidel, che considerano le posizioni della Le Pen “troppo socialiste e protezionistiche, accusandola di non voler in realtà uscire dall’euro per permettere alla Francia di garantire il finanziamento dei propri disavanzi economici.

Sahra Wagenknecht © CC BY-SA 4.0 DerHexer

Tuttavia c’è anche chi nel quadro politico tedesco si mantiene distante da entrambe le posizioni dei candidati francesi. È il caso della deputata della Linke Sahra Wagenknecht, la quale ha dichiarato ad una trasmissione della rete “Zdf”, il secondo canale televisivo pubblico tedesco, di ritenere inappropriato parteggiare nelle elezioni di un altro Paese e, in ogni caso, di non essere entusiasta di nessuno dei due candidati: Credo che la politica tedesca dovrebbe astenersi dal parteggiare. Naturalmente nessuno vuole che la Le Pen venga eletta. Ma, come persona di “sinistra” non posso neanche parteggiare per un candidato che dice di voler ridurre ulteriormente i salari e le pensioni. Le posizioni della Wagenknecht sono state poi “mitigate” dal rappresentante della Linke al Parlamento europeo Gregor Gysi che, anzi, ha invitato gli elettori di sinistra francesi a votare per Macron.

Quel che emerge quindi anche in Germania è che, nella stragrande maggioranza dei casi, il pensiero dei politici e i commenti degli opinionisti espressi sui media di ogni genere sono quelli di prendere una posizione favorevole all’una o all’altra parte, tacciate, a torto o a ragione, di essere di destra “populista” l’una (la Le Pen) o di essere rappresentante degli interessi della finanza e delle banche l’altro (Macron). Sembrerebbe proprio che non ci possa essere spazio per una terza posizione (nella logica aristotelica si sarebbe detto Tertium non datur) e che debba valere la logica di “cossighiana” memoria del turarsi il naso e scegliere “il meno peggio” o il male minore. Ma siamo proprio sicuri che non valga la pena di esprimere un pensiero alternativo, e che la Wagenknecht non abbia, forse, un po’ di ragione?

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Pro o contro? Per nessuno dei due

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