Il tempo delle cartelle piene di libri che curvano la schiena di ragazzini di tutte le età è destinato a finire, prima o poi. La tecnologia offre vantaggi indubbi, e non solo per la rapidità del reperimento delle informazioni, ma anche per la praticità con la quale la si può trasportare con sé, fornendoci una dose elevatissima di informazioni di ogni genere.

Proprio per questa ragione la scuola si sta cercando d’adeguarsi, a partire delle scuole primarie. La Germania sarebbe ancora indietro in questo campo, secondo il professor Peter Hubwiese che insegna didattica dell’informatica presso l’Università tecnica di Monaco di Baviera (Tum). Proprio per questa ragione stanno nascendo progetti come quello di Philipp Knodel e sua moglie Diana, che hanno creato un portale gratuito per insegnanti e studenti, AppCamps, attraverso il quale è possibile insegnare ed apprendere con l’utilizzo di schede scaricabili su pc e cellulari.

L’idea di creare un sistema d’insegnamento di tal genere venne ai coniugi Knodel quando si recarono nella Silicon Valley, e verificarono come un programma del “Massachusetts Institute of Technology” (Mit) fosse utilizzato comunemente per l’insegnamento dell’informatica ai bambini. “Perché non replicare anche in Germania la stessa idea? Si chiesero. E così, tornati in patria dopo un congedo parentale per la nascita del loro primo figlio, si misero all’opera. Herr Knodel si dimise dal suo precedente lavoro di sviluppatore di software e, assieme alla moglie, cercò un finanziamento per la nuova impresa, aprendo un ufficio ad Amburgo, presso la Betahaus, uno spazio di coworking. Pian piano hanno accumulato esperienze e professionalità che li hanno affiancati e l’anno scorso hanno vinto il “Google Impact Challenge Deutschland”, che gli ha portato in dote 250mila dollari di finanziamento.

Oltre ai corsi viene offerto materiale didattico per la programmazione di “home page” e la possibilità per i bambini di imparare da zero un linguaggio di programmazione. A partire da maggio ci sarà anche la possibilità di imparare a programmare un minicomputer, con il progetto “Calliope”, un’altra unità sarà dedicata alle “Fake news” e una ai motori di ricerca.

A differenza di un editore tradizionale alla start-up dell’insegnamento informatico bastano 4-6 settimane per aggiornare i propri corsi, il che li rende praticamente insuperabili da questo punto di vista.

In Italia l’insegnamento attraverso l’informatica è regolamentato dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) nel quadro dell’Agenda digitale europea del 2010. Da noi si parla di Cl@ssi 2.0, dicendo testualmente: “L’azione Cl@ssi 2.0 si propone di modificare gli ambienti di apprendimento attraverso un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie a supporto della didattica quotidiana”. (fonte sempre il Miur). Tra le attività atte all’insegnamento tramite l’informatica è previsto l’uso della “Lim”, lavagna interattiva multimediale (il cui acronimo non è spiegato neanche sul sito del Ministero). Piccolo particolare, però, è il fatto che le scuole pubbliche non hanno i soldi necessari a comprare questi strumenti di insegnamento, visti gli ingenti tagli effettuati dai diversi governi che si sono succeduti nel corso degli anni. Nei buchi di bilancio delle scuole, che sono diventate vere e proprie aziende che devono far quadrare i conti, sono progressivamente entrati i privati, perfino le catene dei supermercati che in cambio del finanziamento delle attrezzature tecnologiche necessarie all’insegnamento, richiedono ai genitori di accumulare punti della spesa (con cui si potranno comprare le attrezzature) in specifici centri d’acquisto.

L’Italia spende mediamente poco più di 5.900 euro l’anno per alunno, la Germania 7.200. Il divario è sempre più largo e le capacità di vedere il futuro di un Paese lo si vede soprattutto da quanta attenzione si pone all’educazione dei cittadini di domani.

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La AppCamps

E la nostra scuola…

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