Una volta la tecnologia tedesca era famosa in tutto il mondo per la qualità costruttiva, la precisione e la durata dei suoi prodotti, e questo ne faceva il punto cardine a cui milioni di consumatori guardavano per fare i propri acquisti. Oggi la globalizzazione ha cambiato profondamente le cose e le merci viaggiano veloci in tutto il mondo, causando sì un abbassamento dei prezzi di vendita dei prodotti, ma anche tutta una serie di problemi legati all’occupazione e, spesso, la sopravvivenza di molte aziende.

Un decennio è il tempo che separa la fondazione di due di queste. Era il 1997 quando venne fondata la prima e nel 1988 invece era stata la fondazione della seconda. Entrambe producono lo stesso tipo di merce, impianti per il settore fotovoltaico, ma in due nazioni diverse a migliaia di chilometri di distanza. La prima si trova in Cina, nella provincia di Jiangsu, sul Mar cinese orientale (di fronte alle Filippine e al Giappone), la seconda in Germania, più precisamente a Bonn.

I prodotti che fabbricano sono gli stessi, ma per il resto rimangono due realtà molto diverse in lotta fra di loro.

Photovoltaik © CC BY-SA 3.0 de Claus Ableiter

La Trina Solar Limited, con succursali negli Stati Uniti, Europa e Asia, è un’azienda cinese che occupa poco più di 14 mila persone, quotata alla Borsa di New York, dal fatturato annuo di circa 803 milioni di euro ed è diventata la leader mondiale nel suo settore. La Solarworld Ag, occupa invece poco più di 3.800 dipendenti, di cui 300 a Bonn. Il suo fatturato si aggira sui 630 milioni di euro, ma le perdite che ha subito nel corso dell’ultimo anno ammontano a oltre 92 milioni di euro, nonché conta un indebitamento finanziario per altri 302 milioni. Una situazione economica tanto grave, che il suo fondatore e amministratore delegato, l’ingegnere Frank H. Asbeck, ha preventivato il licenziamento di 400 persone entro il 2019.

Frank Asbeck © CC BY-SA 3.0 de RudolfSimon

Dunque un mercato del lavoro, anche quello tedesco, che ha subito duri colpi dalla concorrenza e dal cosiddetto dumping fiscale, ossia l’abbassamento dei prezzi di una merce su un mercato di vendita differente da quello di produzione. Lo ha chiaramente dichiarato l’ingegner Asbeck che ha apertamente accusato la concorrenza, a suo dire sleale, cinese, che avrebbe causato il tracollo dei prezzi. “I cinesi ci hanno attaccato frontalmente”, si lamenta, e aggiunge: “Abbiamo perso 70 mila posti di lavoro in Europa per il dumping cinese”.

La Solarworld oggi non compare neanche fra le prime dieci aziende produttrici al mondo, mentre la Trina Solar è il primo produttore. Il suo amministratore delegato, Gao Jifan, non solo ha respinto tutte le accuse lanciate dall’ingegnere tedesco, ma è arrivato a dire perfino che “la Solarworld sparirà dal mercato. La domanda da porsi è solo quando. Il manager cinese intervistato dal giornale tedesco “Handelsblatt” ha ribadito che la produzione cinese, oltre che sui bassi prezzi, ha puntato sulla qualità dei suoi prodotti. Ed è per questa ragione che è risultata alla fine vincente. Dando una stoccatina alle accuse di protezionismo e di scarsa qualità dei prodotti cinesi, ha ribadito che l’Europa ha potuto godere della possibilità di dare incentivi per l’utilizzo del fotovoltaico proprio grazie ai bassi prezzi dei prodotti cinesi (ma il discorso si potrebbe allargare anche a tutta un’altra serie di prodotti). Il problema di Solarworld è la competitività. Le aziende che non lo sono, siano esse tedesche, cinesi, giapponesi o statunitensi si estinguono. Così come non è colpa della Apple se Nokia muore. L’Europa è ancora leader nello sviluppo di applicazioni per l’energia solare. Le aziende europee devono entrare nell’ordine delle idee che la produzione di massa è compito della Cina, come fa Apple con il suo iPhone” ha ribadito.

Anche questo è il mondo globalizzato, non solo quello dello scambio di merci con gli Stati Uniti (che di problemi ne pone già molti con il CETA e il TTIP), ma anche con altre zone del pianeta. È bello poter viaggiare in Paesi lontani, a prezzi stracciati grazie ad un biglietto aereo low cost. Bisogna vedere, però, se si avrà un posto di lavoro e i soldi necessari a comprarlo quel biglietto per le vacanze. Forse occorrerebbe ripensare il concetto di globalizzazione. In tutti i sensi.

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Solarworld: 4 anni fa l’inizio della fine

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