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Alla vigilia delle trattative finali per il Governo di Berlino, il sindacato della polizia criminale tedesca (BDK) stupisce con dichiarazioni pro-legalizzazione di droghe leggere: il BDK si auspica la fine dell’illegalità di cannabis e marijuana, in una società ideale in cui i consumatori di droghe leggere non devono più essere considerati criminali.

Da un punto di vista storico, la lotta alla marijuana quale sostanza illegale è nata in maniera del tutto arbitraria e non ha mai portato a nessun risultato concreto. È quanto ha dichiarato in questi giorni André Schulz, il Presidente del BDK in un’intervista rilasciata al quotidiano popolare “Bild”.

Il BDK, in particolare, sostiene la legalizzazione della marijuana e la completa depenalizzazione dei consumatori di cannabis: l’attuale politica di repressione non ha fatto altro che promuovere le carriere criminali, spiega Schulz, e si rende quindi necessario provare altre vie. Anche perché una società senza droghe non è mai esistita: ciò significa il proibizionismo non ha nessuna connotazione reale – e non funzionerà mai completamente poiché difende un’idea che non c’è. La polizia criminale tedesca suggerisce quindi di imparare a convivere in maniera responsabile con il consumo di droghe, e cioè rifornire in maniera controllata consumatori occasionali e tossicodipendenti, e attuare una politica informativa per la salute e la prevenzione dei bambini e dei giovanissimi.

Tanto in Germania quanto in Italia, per il momento, la marijuana è accettata legalmente soltanto per uso terapeutico e viene concessa solo in caso di malattie gravi. Nel 2017 in Italia era stato proposto un disegno di legge per legalizzare la marijuana a uso ricreativo, ma l’iniziativa non è stata portata a termine ed è stata approvata solo la vendita e il controllo del THC a uso terapeutico e in ambito di preparati farmaceutici.

Al volante, ovviamente, il BDK non si immagina nessun tipo di tolleranza: così come per l’alcool, anche per la marijuana si stabiliranno dei limiti per chi guida. Da questa prospettiva ci sono tuttavia già oggi parecchie insicurezze giuridiche, ammette Schulz, poiché ancora non è chiara la differenza di condanna fra chi guida sotto effetto dei diversi tipi di sostanze: alcol, cannabis per uso terapeutico o utilizzo illegale di marijuana.

La lotta alle droghe leggere diventa quindi tutta una questione di salute. Interessante da questo punto di vista l’interpretazione che ne dà un criminologo tedesco, Sebastian Scheerer, professore di all’Unversità di Amburgo. Secondo Schereer, l’effetto della marijuana sulla popolazione può essere controllato senza condanna giuridica, così come si è arrivati naturalmente a una riduzione dei consumatori di sigarette: senza proibizionismo. Più che una lotta giuridica, si tratta di una presa di coscienza dell’effettivo danno delle sostanze tossiche, alcool, sigarette o cannabis che sia. Nel 1965, in California un adulto su due fumava sigarette; nel 2015 si contava soltanto una percentuale di fumatori adulti dell’11 per cento.

In un’intervista rilasciata alla versione online dell’autorevole settimanale “Der Spiegel”, Scheerer analizza l’evoluzione del fenomeno delle sigarette: «Alla base del successo c’è la combinazione di piccoli impedimenti quotidiani – tra cui il divieto di fumare in certi luoghi e l’aumento del prezzo- e la spiegazione onesta del fenomeno, insieme a terapie offerte nel rispetto della libertà e della dignità dell’individuo». Tutto il resto, afferma Scheerer, suscita negli individui reazioni opposte all’obiettivo: spesso si fuma cannabis anche solo per protesta, perché la legge non ha effettivamente il diritto di impedire ai propri cittadini di fare del male a sé stessi.

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Perché non legalizzare la cannabis in Germania, Frau Merkel?

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