Nell’agosto del 2016 la Bundeswehr (le Forze Armate tedesche) aveva diffuso un manuale di 69 pagine nel quale si dispensavano consigli per la difesa civile in caso di catastrofi di qualunque tipo. Tra le varie raccomandazioni inserite nel manuale di autodifesa civile, una delle più rilevanti era quella nella quale si consigliava ai civili di tenere sempre pronti in caso di emergenze improvvise provviste e generi alimentari bastanti per almeno 10 giorni, senza dimenticare poi la raccomandazione fondamentale di tenere sempre con sé almeno 2 litri d’acqua al giorno per ogni singola persona. L’approvvigionamento autonomo, e quindi senza la possibilità di intervento alcuno da parte dell’autorità statale per un massimo di due settimane, avrebbe dovuto garantire l’alimentazione del proprio nucleo familiare in situazioni di grave emergenza sanitaria o di ordine pubblico. Ebbene il rapporto ministeriale se da una parte metteva subito le mani avanti, dichiarando testualmente che “un’aggressione al territorio della Germania, che richiederebbe una difesa nazionale convenzionale, è improbabile”, tuttavia ammetteva al tempo stesso che bisognasse comunque prepararsi per una tale eventualità che “in futuro potrebbe mettere in pericolo il nostro sviluppo”. Riporto qui un’affermazione molto simbolica degli autori del testo: «Il sostegno civile alle forze armate deve diventare “di nuovo” una priorità; a tale sostegno può appartenere, per esempio, il controllo e lo smistamento del traffico se l’esercito deve trasferire delle truppe di combattimento in altre zone».

Questa lapidaria affermazione rilasciata da un organo ufficiale dello Stato tedesco non dovrebbe lasciare molti spazi di manovra sulle vere necessità di garantire un appoggio della popolazione in caso di intervento militare. Il particolare interessante, che deve essere sfuggito agli autori del testo, è quello che fa riferimento a quel “di nuovo”. Nel dispaccio si faceva chiaro riferimento all’attivismo russo a partire dal 2014. Parlando invece di neo attivismo militare tedesco, non poteva passare inosservato che un settimanale, che non avrebbe nemmeno bisogno di presentazioni, come lo Spiegel, nella sua versione online, comunicava solo pochi mesi dopo che il numero – lo Zahl – di minorenni che a fine 2016 si erano arruolati nell’esercito aveva raggiunto delle cifre record. Nello specifico affermava che: «Il numero di reclute minorenni presso la Bundeswehr ha raggiunto il valore massimo di 1.576 unità a novembre 2016. Questo stando ad un dato comunicato direttamente dal ministero della Difesa durante un’interrogazione parlamentare della frazione della Linke. Di conseguenza il numero di minorenni reclutati ogni anno dall’esercito è passato dalle 689 unità del 2011 alle 1.576 citate sopra. La percentuale dei minorenni sul totale delle nuove reclute in Germania è del 7 per cento. In totale sono state 21.000 le nuove reclute per l’anno corrente». Per rivolgersi ai minorenni con tanta insistenza è segno evidente che la carriera militare poco attrae i giovani tedeschi.

© il Deutsch-Italia

Il marketing militarista comprendeva persino una serie Youtube che stava riscuotendo un certo successo tra i giovani. Il nome, ben poco originale, della serie era traducibile in italiano con “Reclute,” e sul canale internet questa mini-serie, in cui si esaltavano i nuovi giovani tedeschi, in divisa ha collezionato moltissime visualizzazioni. Il nuovo militarismo non risparmiava nemmeno le aule universitarie: sempre nel 2016 gruppi di studenti universitari berlinesi avevano protestato contro il volantinaggio dell’esercito effettuato anche all’interno degli spazi universitari. Tradotto e riassunto all’osso per mancanza di spazio, il comunicato riportava come il 9 marzo del 2016 i consigli studenteschi della prestigiosa Humboldt Universität e della Freie Universität avevano deciso in maniera congiunta di impedire la campagna pubblicitaria dell‘esercito all’interno degli spazi pubblici dell’Università. La protesta studentesca non aveva tuttavia trovato sponde presso la Presidente della Humboldt, Sabine Kunst (Spd), la quale durante una riunione del Senato Accademico affermò di non vedere motivo alcuno nel vietare la pubblicità dell’esercito presso le strutture universitarie, anche in visione del fatto che – sue testuali parole – le possibilità di formazione offerte dall’esercito negli ultimi anni si sarebbero spinte molto avanti, spaziando dai tirocinanti nel campo della medicina fino agli insegnanti, ai lavoratori sociali e “Dio solo sa ancora cosa”.

Anthony Glees © Superbass CC BY-SA 4.0 Wikimedia Commons

Ma tutta questa necessità di nuovo impulso al militarismo a cosa si deve? In un altro articolo di “Der Spiegel” un politologo inglese, Anthony Glees, aveva criticato un certo pacifismo tedesco di maniera, affermando a chiare lettere come la Germania avrebbe dovuto farsi carico della difesa fisica dell’Europa nel Mediterraneo e nell’Europa orientale. L’accademico aveva aggiunto quanto la vena pacifista della politica tedesca fosse un problema, e che la Germania moderna dovesse finalmente diventare una “democrazia muscolare”. Ad ogni modo basterebbe solo citare le convinzioni del Presidente statunitense Trump a far capire quanto i piani siano già in fase avanzata dopo che attraverso i suoi caratteristici tweet egli stesso aveva ordinato agli “alleati” europei, in primis la Germania da lui esplicitamente nominata, di portare le spese militari annue ed i contributi alla NATO al 2 per cento dei rispettivi “prodotti interni lordi” (Pil). Addirittura, un po’ per compensare la penuria di nuove reclute, un po’ per una strategia di marketing le Forze armate tedesche stanno andando a fare proseliti persino negli asili e nelle scuole elementari, scatenando polemiche fra genitori ed insegnanti.

A confermare una politica tedesca all’insegna di un nuovo interventismo pare essere favorevole il neo ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas (Spd), il quale nel suo discorso d’insediamento di qualche settimana fa ha sottolineato la crescente responsabilità della Germania nel mondo, confermando la presenza militare in Iraq ed Afghanistan ed auspicando un corso politico più duro contro la Russia (al contrario del suo predecessore Sigmar Gabriel). Inoltre c’è stata la recente espulsione di 4 diplomatici russi come ritorsione al supposto avvelenamento da parte russa di un ex spia sovietica in Gran Bretagna. Il governo appena insediatosi confermerà il trend descritto o invertirà in tempo la rotta prima che gli esiti per l’Europa intera diventino imprevedibili? Ai contemporanei l’ardua sentenza.

Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

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Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas chiede chiarimenti alla Russia

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E nel suo intervento in Parlamento sull’Afghanistan

© Youtube Info Kanal

 

 

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