Italo Calvino

A metà degli anni settanta un gruppo di mostri sacri della cultura italiana, tra i quali Italo Calvino, Alberto Arbasino e Umberto Eco, lanciarono un programma radiofonico che fece scalpore: le interviste impossibili. L’idea era quella di intervistare personaggi storici come Nerone, Montezuma o Attila, interpretati da attori del calibro di Carmelo Bene o Romolo Valli. Certo, quelli erano tempi diversi, con autori enormi, attori immensi e un pubblico curioso e affamato di cultura. Tant’è che oggi di quelle terre emerse lì non rimane che qualche frammento desolato, un filmato in bianco e nero e la voce meravigliata di Ceronetti che interroga un plumbeo Attila interpretato da uno strepitoso Carmelo Bene.

Oggi, per dire come sono cambiati i tempi, un’intervista impossibile non si farebbe più a un grande del passato, che nessuno oggi se la filerebbe l’intervista a un grande del passato e neanche la comprenderebbe bene, ma a un piccolo contemporaneo. Magari un politico. Magari una giovane politica. Magari un personaggio del grande fratello, che poi la differenza neanche si noterebbe troppo. Eppure a pensare a un’intervista impossibile, magari a una giovane donna che lascia una carriera sicura presso un rinomato istituto di ricerca straniero per candidarsi in un Movimento che ha l’ambizione di cambiare l’Italia, non si può che diventare seri. Perché i problemi sul campo sono così enormi che, se non affrontati, rischiano di travolgerci.

.

Intervista impossibile

  • Alessia D’Alessandro © Linkedin

    Lei è una giovane donna con una preparazione internazionale che risiede (almeno fino a ieri) nella Capitale dello Stato europeo economicamente più influente, e con la possibilità di realizzare una carriera quantomeno a livello europeo. Eppure ha scelto di tornare al paesello (mi passi questo termine che non vuole assolutamente essere offensivo) per fare politica. Per certi versi il suo è un percorso inverso a quello fatto da tanti giovani italiani che negli ultimi anni sono stati costretti a emigrare per via dell’assenza di prospettive nel loro Paese. Mi spieghi il motivo di questa scelta abbastanza radicale. Da dove e soprattutto quando nasce la sua passione per la politica?

  • Lei ha lavorato, fino all’altro ieri almeno, al Wirtschaftsrat, una sorta di Think Tank della CDU a Berlino. Al di là delle polemiche che ci sono state sulle sue mansioni e i suoi presunti contatti, che lei mi sembra abbia già ampiamente smentito, con la politica tedesca e i relativi sospetti che lei possa in qualche modo lavorare per il Re di Prussia, può spiegarmi quale era il suo ruolo operativo e quali erano le sue mansioni / responsabilità al Wirtschaftsrat?
  • Che contributo pensa di poter dare al suo Movimento politico e alla politica italiana in generale?
  • Nel malaugurato caso che non venisse eletta lei tornerebbe a lavorare presso il Wirtschaftsrat o continuerebbe a fare politica?
  • Parliamo di Europa. Emerge con sempre maggiore chiarezza l’errore di aver costruito l’unione monetaria prima di quella politica. L’abolizione delle sovranità monetarie e dei rispettivi tassi di cambio non è stata compensata dall’introduzione di quei mezzi, propri di uno Stato federale, per regolare i flussi di ricchezza tra i suoi Stati membri. Gli evidenti sbilanciamenti tra Stati non hanno trovato adeguata compensazione. In uno Stato federale esiste una politica fiscale comune, i trasferimenti (federalismo fiscale) e una banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza (Eurobond). Forte del suo surplus di export, la Germania si è sempre opposta all’introduzione degli ultimi due punti e ha finito con l’imporre come unica strada quella della deflazione (austerity), sbarrando di fatto la via a uno Stato federale bilanciato. Il luogo comune europeista evita accuratamente di indicare nella Germania l’ostacolo principale alla realizzazione di un Europa federale bilanciata, preferendo colpevolizzare oltre modo i Paesi del debito come l’Italia, che comunque hanno la loro parte di responsabilità. In questo modo non si avrà mai uno Stato europeo federale, ma un conflitto perenne tra interessi nazionali regolati, male, a Bruxelles, secondo la legge del più forte. La situazione sembra ormai aver raggiunto un punto di stallo dal quale non si sa bene come uscire. Se lei potesse, in qualità di rappresentante di un ipotetico governo del suo partito, affrontare il problema europeo da un’ottica italiana, quale delle seguenti strategie farebbe sue e perché:
  • Fuga in avanti. Proposta di riforma radicale delle istituzioni europee in senso federalista: Bce con mandato per politiche monetarie espansive, Eurobond, federalismo fiscale, revisione dei trattati di Maastricht, elezioni presidenziali ecc. L’alternativa da mettere sul piatto della bilancia in caso di rifiuto o fallimento delle negoziazioni: “keep calm and back to the Lira”: sganciamento dall’euro e ritorno alle valute nazionali in uno scenario simile a quello ante 2002. Nota: consideri che in questo schema in entrambe le opzioni si deve giocare grintosi e all’attacco. Una tattica poco congeniale alla politica italiana di solito pavida e attendista.
  • Fare il pesce in barile: Seguitare a fare quello che si è sempre fatto, cioè nulla, magari provando a elemosinare qualche punticino di deficit in più o un ritocco al rapporto debito/pil in attesa che il prossimo siluro affondi definitivamente il Titanic Europa, così ci togliamo il pensiero. Nota: Questo schema invece pare ci riesca benissimo.
  • Plan B, o fuga all’inglese.
  • Lo metta lei se a, b, o c non la convincono

 

  • © damiano meo – archivio fotografico fondazione migrantes

    Gli ultimi drammatici eventi di Macerata evidenziano una sofferenza enorme e una lacerazione profonda nella nostra società sul tema immigrazione. Negli ultimi 3 anni sono arrivati più di 700.000 migranti, in prevalenza africani, di cui solo il 30 per cento, secondo statistiche del Ministero degli Interni, è o sarà effettivamente riconosciuto come profugo. Per il resto si tratta dei cosiddetti migranti economici che arrivano in Europa senza nessun documento d’ingresso, sperando comunque in un futuro migliore. Francia e Austria, in un afflato di solidarietà europea, hanno blindato i confini e nessun Paese europeo si è dimostrato disponibile alla redistribuzione dei migranti tra gli Stati. Anche in questo caso l’Europa non funziona. Intanto la situazione ha raggiunto un punto morto e non si sa bene come andare avanti, mentre la pressione migratoria verso il nostro Paese non accenna a diminuire. La forza politica o la coalizione che vincerà le
    prossime elezioni dovrà affrontare seriamente questo problema. Il suo partito come intende farlo, tenendo presente che:

  • In Italia il tasso di disoccupazione giovanile (under 25) si attesta intorno al 34 per cento, mentre quella complessiva è intorno all’11 per cento. Per rendere l’idea i dati tedeschi sono rispettivamente il 6 per cento e il 3,9 per cento come lei sicuramente saprà.
  • I migranti che giungono in Italia sono prevalentemente maschi adulti poco o per niente alfabetizzati, ma in quanto adulti culturalmente e psicologicamente già formati, e che, al fine di una integrazione che possa avere una qualche possibilità di successo, hanno bisogno di un lavoro stabile e continuativo.
  • Una volta che i migranti sono redistribuiti sul territorio nazionale i riflettori della macchina dell’accoglienza si spengono e buona notte. I nuovi arrivati vengono lasciati a sé stessi senza un chiaro percorso di inserimento. Inevitabilmente la tensione tra cittadini e migranti sale alle stelle.

 

  • Luigi Di Maio © daticamera

    Le ultime uscite del vostro candidato premier Luigi Di Maio su Europa e larghe intese, per non dire della visita a Londra per incontrare “gli investitori internazionali che chiedono meno burocrazia e più certezza del diritto” ha fatto storcere il naso a molti simpatizzanti del Movimento ed è certo che il Beppe Grillo di qualche anno fa non ci avrebbe pensato due volte a mandare il candidato Premier a…, beh ci siamo capiti. Lei come valuta questo riposizionamento del Movimento che per una vita ha denunciato con forza inciuci politici e interventi impropri della finanza nella vita politica italiana? Parigi vale davvero una Messa oppure è la paura di “non vincere”, come direbbe Bersani, che trasforma in democristiani?

  • Il suo avversario politico al seggio uninominale è quello che un tempo si sarebbe definito un candidato “de panza”. Uno cioè che sul territorio pesa perché conosce a menadito la sua clientela. Il fatto è che alla frittura di pesce lei non può certo opporre la berliner Boulette, perché tra le due perfino Wolfgang Schäuble sceglierebbe il pesce. Quindi come farà? Quale sarà il suo approccio con l’elettorato? Cosa pensa di avere di diverso da dire, rispetto ai tanti politici che sono transitati da queste parti per fare il pieno di voti, a un ragazzo o una ragazza italiana che nonostante la giovane età non riesce ad immaginare un futuro.
  • Se dovesse dirmi tre cose da fare immediatamente per disincagliare il Sud Italia dalla sua crisi profonda, lei cosa direbbe?

Nota per il lettore: ad onor del vero l’intervista è stata realmente posta alla candidata, dopo accordi. Sono le risposte che non sono mai arrivate.

N.B.: Le domande fatte di carattere economico-politico sono le stesse che avremmo fatto a qualunque altro candidato di queste elezioni.

.

La candidata del Movimento 5 Stelle, oggetto dell’intervista impossibile

L’intervista impossibile con Attila

Print Friendly, PDF & Email