Angela Merkel © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Angela Merkel © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

In un certo tipo di immaginario la Germania viene considerata ancora adesso come quel Paese europeo che più degli altri negli ultimi anni si è impegnata nell’accogliere milioni di migranti provenienti dai diversi angoli del mondo. Tralasciando per un attimo l’unilaterale decisione, presa nell’estate del 2015, della signora Merkel di aprire i confine a più di un milione di siriani, la Repubblica federale si sarebbe caratterizzata per un grado di apertura fisica ed anche mentale nei confronti degli stranieri ben maggiore di quello di altri Stati, governati invece dai soliti populisti xenofobi. Tanto che quest’anno perfino l’ordine della Chiesa di San Francesco d’Assisi aveva deciso di premiare la Cancelliera con la prestigiosa “Lampada della Pace”, una specie di Premio Nobel per la Pace, che il Sacro Convento affida ogni anno ad una personalità che si sarebbe impegnata per garantire la pace e la tutela dei diritti umani nel mondo. Nella motivazione dell’assegnazione del premio di quest’anno a Merkel compariva anche la sua decisione di accogliere un milione di migranti.

Per tale motivo, complici anche la maggior parte dei media italici appiattiti nell’elogio sperticato verso il Paese leader d’Europa, l’immagine (per alcuni mito) della Germania ancora accogliente verso tutti gli stranieri e diseredati della terra ha finora tenuto. Tuttavia negli ultimi giorni è successo qualcosa di interessante. Chiunque a Berlino e in molte altre città tedesche utilizzi i locali mezzi pubblici, per andare al lavoro o anche solo per spostarsi, non avrà potuto far a meno di notare che pressoché tutte le stazioni della metropolitana e dei treni erano tappezzate di manifesti governativi molto particolari. L’aspetto anomalo, tale da attirare subito l’attenzione del viaggiatore, consisteva nel fatto che, a parte alcuni dettagli che tra un po’ analizzeremo, non erano scritti in tedesco. Infatti le lingue di questi grandi manifesti col timbro del ministero degli Interni erano il russo, l’arabo, l’inglese, il francese, il parsi e perfino il pashtun. Il motivo è semplice: essi non sono stati presentati in tedesco dal momento che erano rivolti esclusivamente agli stranieri residenti in Germania. Le uniche parti non tradotte dal tedesco nelle diverse lingue erano rappresentate dallo slogan principale ben visibile in prima pagina, ossia “Dein Land. Deine Zukunft. Jetzt!”, tradotto in italiano come “Il tuo Paese. Il tuo futuro. Adesso!” e dall’indirizzo del sito internet www.ReturningfromGermany.com, gestito direttamente dal ministero degli Interni.

I manifesti del Governo tedesco© il Deutsch-Italia

I manifesti del Governo tedesco© il Deutsch-Italia

Chiedendo lumi ad amici e conoscenti che parlano il russo e l’arabo, ne emerge subito che il messaggio veicolato dallo Stato federale tedesco è alquanto disarmante nella sua semplicità: attraverso questa campagna a tappetto, che come accennato ha coinvolto tutte le stazioni della metropoli berlinese governata da sempre dalle “sinistre”, il governo tedesco a guida “Premio Nobel francescano” Merkel sta cercando di convincere gli stranieri, legalmente residenti, ma anche quelli senza regolare permesso di soggiorno, ad abbandonare il Paese. Il tutto in cambio del pagamento da parte della Germania di tutte le spese di viaggio oltre che della copertura totale di 12 mesi d’affitto che i migranti, qualora decidano di tornare al loro Paese natale, debbano sostenere in futuro. Tuttavia, al fine di usufruire di questa offerta, gli stranieri devono compilare tutta la necessaria modulistica entro e non oltre il 31 dicembre. Detto altrimenti: sotto l’ambigua espressione, anch’essa presentata a caratteri notevoli nei poster, di “ritorno volontario”, il Governo tedesco sta cercando di persuadere il maggior numero possibile di stranieri ad abbandonare la Germania, a questo punto non più così accogliente verso tutti quelli che fuggono da guerre e povertà. Vengono infine riportate alcune bandiere di Paesi, che rappresentano quelli dai quali arriva la maggior parte dei migranti; in prima fila sono visibili per esempio i vessilli dell’Afghanistan, della Russia, della Siria e dell’India per citarne alcuni.

Un altro dettaglio fondamentale riguarda tutti coloro i quali abbiano richiesto l’asilo politico vedendosi però rifiutata la loro domanda presso l’Ufficio apposito; qualora essi decidano di usufruire di questo programma governativo di “espulsione volontaria”, dovranno firmare uno specifico documento nel quale dichiarano per iscritto di rifiutare, anche per il futuro, di richiedere nuovamente asilo politico od umanitario in Germania o di abbandonare la loro precedente domanda, a prescindere se sia stata accettata o meno. Invece per gli altri migranti, magari economici ergo non richiedenti asilo, qualora essi decidano in futuro di emigrare di nuovo qui, nonostante si siano ora avvalsi di questo programma di ritorno, potranno richiedere comunque un permesso di soggiorno, ma saranno obbligati a restituire tutti i soldi da essi ricevuti in passato dallo Stato tedesco per tornare appunto a casa.

Il sito Internet nelle diverse lingue

Il sito Internet nelle diverse lingue

All’interno del sito internet, disponibile anche in inglese, si scopre che questo programma di ritorni volontari si chiama StarthilfePlus. Esso si compone di diversi livelli, dal sito definiti stage, che si applicano alla diversa situazione dello straniero che desidera partecipare al programma. Per esempio c’è lo stage 1, che prevede il ricevimento di 1.200 euro da parte dello Stato qualora non si sappia ancora se la domanda di asilo politico avviata dal richiedente sia stata accettata o rifiutata; esiste poi lo stage 2 nel quale lo straniero al quale sia stata rifiutata la domanda d’asilo riceve 800 euro qualora decida appunto di lasciare la Germania e non fare ricorso; infine abbiamo lo stage S (che non si capisce bene perché non si chiami 3 invece che S) che consiste nel versamento sempre di 800 euro qualora la legge tedesca riconosca al migrante lo status di soggetto che necessità di protezione, ma quest’ultimo desideri comunque tornare al suo Paese natio. Nel sito non viene chiarito se i contributi economici da parte dello Stato federale vengano elargiti una tantum od invece con cadenza regolare, anche se si può ritenere che sia stata scelta la prima delle due possibilità in mancanza di specificazioni.

© il Deutsch-Italia

© il Deutsch-Italia

Per completezza di informazioni, bisogna aggiungere che ogni minorenne che torna a casa con i genitori, che hanno avviato la domanda, riceve metà dei soldi riportati sopra a seconda dello stage da applicare al caso specifico. Inoltre è previsto anche lo stage D che è dedicato esclusivamente ai cittadini di Albania e Serbia che risiedono in Germania da almeno due anni, solo grazie ad un permesso di soggiorno temporaneo. Tuttavia il programma StarthilfePlus non prevedeva all’inizio la copertura delle spese d’affitto per un anno nel proprio Paese d’origine. Queste nuove spese offerte vengono espressamente definite dal ministero degli Interni come un’espansione del programma descritto sopra. A seconda delle esigenze individuali, un massimo di 3.000 euro per intere famiglie e un massimo di 1.000 euro per singole persone possono essere offerti attraverso questo programma d’assistenza, come viene definito nel sito online governativo. I soldi possono coprire non solo le mere spese d’affitto, ma anche lavori di costruzione o ristrutturazione o perfino ampliamenti della cucina e del bagno.

Il manifesto nelle diverse lingue © il Deutsch-Italia

Il manifesto nelle diverse lingue © il Deutsch-Italia

Detto ciò, non tutti in Germania hanno accettato la campagna governativa. Per esempio una signora berlinese, Hannah Hübner, ha deciso di aprire una petizione online sul popolare portale change.org. Finora ha racconta circa 26.000 adesioni. L’iniziatrice, che lavora nel campo PR e nel marketing, ha definito i manifesti “riprovevoli e problematici”, anche perché sembrano non distinguere tra i rifugiati o tutti i migranti in genere. «Ricorda quasi una campagna pubblicitaria da nuovo contratto per cellulari» – ha aggiunto. Dall’articolo della Berliner Zeitung, che ha riportato l’idea della petizione cui ha aderito anche un’autrice dello Spiegel, scopriamo che il costo pubblico per aver affisso dal 13 novembre 2.400 manifesti in 80 città tedesche ammonta a circa mezzo milione di Euro. Prima che la campagna governativa avesse avuto inizio, nel 2017, 1.600 rifugiati si erano avvalsi del programma di ritorno volontario, sebbene non fosse appunto ancora contemplata la possibilità di avvalersi anche del pagamento dell’affitto per un anno. Per quest’anno invece circa 300 persone avrebbero manifestato il loro interesse, beninteso sempre prima dell’inizio della campagna pubblicitaria, secondo le cifre fornite dallo stesso ministero degli Interni. Nuovi dati aggiornati, anche perché è probabilmente troppo presto per analizzarne gli effetti, non sono ancora stati forniti dopo che i migliaia di Plakate sono stati affissi alle stazioni di Berlino e delle altre città della Germania.

Nel frattempo si direbbe che il re è nudo e qualche leggerissima difficoltà per il sistema sociale tedesco, dai nostri (e non solo) media considerato così efficiente nell’aver accolto incondizionatamente milioni di stranieri negli ultimi anni, forse andrebbe perlomeno riconosciuta.

.

Freiwillige Rückkehr

© Youtube IOM Germany

Print Friendly, PDF & Email