L’avversario più duro © “Der Spiegel”

I tedeschi si occupano dell’Italia nel bene e nel male. Ultimamente sembrano essere particolarmente preoccupati per i politici eletti nell’ultima tornata elettorale e per le loro idee di Europa e di futuro. Lo hanno testimoniato gli articoli comparsi ultimamente sulla stampa tedesca e i dibattiti televisivi e radiofonici in cui il Belpaese era al centro della discussione, di sicuro non per le spiagge (almeno quelle vacanziere) o per il buon cibo.

A confermare questo interesse, anzi, questa preoccupazione c’è stato, fra gli altri, uno “speciale” dedicato al nostro Paese dalla versione online di venerdì scorso di “Der Spiegel”, che ha pubblicato ben quattro lunghi articoli, tutti con lo stesso tema: il più grande nemico della Cancelliera Merkel, ossia il ministro italiano degli Interni Matteo Salvini. Il leader della Lega, con il suo “decisionismo”, metterebbe in pericolo la politica “europea” della leader della CDU, che di gatte da pelare ne ha già in abbondanza in casa sua con il proprio di ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU). Dal punto di vista dei media tedeschi è comprensibile che la narrativa degli eventi venga raccontata così, ma stanno realmente in questo modo le cose?

La Grecia “strozzata” dal debito

Si potrebbe obiettare che in realtà le difficoltà di Merkel derivino da anni di politiche del rigore dei suoi governi, che non avevano finora trovato politici nostrani che facessero notare le contraddizioni che tali direttive hanno causato nel “sistema Europa”. Se da un lato, infatti, ci sono i Paesi “cicala”, come la piccola Grecia, che non si volle salvare all’inizio, quando il buco delle sue finanze era sicuramente ammortizzabile da parte degli altri componenti dell’Unione, e che ha fatto le spese del fatto che la sua insolvenza avrebbe significato la perdita netta di denaro per i suoi creditori (banche tedesche e francesi in primo luogo, e in piccolissima parte italiane), dall’altro ci sono le “politiche del rigore” che hanno massacrato mezza Europa.

Tornando alla Grecia, le venne imposto un prestito e “riforme” che più che altro sono state una cura da cavallo fatta a colpi di “lacrime e sangue”, nel vero e proprio senso della parola, a danno della sua popolazione. Sarebbe lungo l’elenco dei disastri causati dal rigore voluto in primis dalla Germania, con l’avallo della BCE e del Fondo Monetario Internazionale guidato dalla signora Christine Lagarde. Basti pensare al fatto che, notizia di pochi giorni fa data dal governo tedesco rilasciata a seguito di un’interrogazione parlamentare voluta dai Verdi, la Germania ha guadagnato dalla cura imposta alla piccola Repubblica ellenica circa 2,9miliardi di euro (derivanti in larga parte dalle vendite di titoli di Stato di Atene nell’ambito del piano Securities Market Programme “SMP” lanciato dalla Banca centrale europea, all’interno del quale la Bundesbank, la Banca centrale tedesca, ha acquistato un grosso numero di buoni del tesoro greci).

© il Deutsch-Italia

Ma come dicevamo non basta. La Germania ha sempre rimproverato all’Italia di non fare i “compiti a casa”, tenere i conti in ordine e fare le cosiddette riforme strutturali, tanto sbandierate anche dalla BCE. Piccolo particolare è che i conti in ordine l’Italia ce li ha eccome, molto più della Germania, solo che nella narrazione comune passa esattamente l’inverso. Il disavanzo primario italiano è da anni positivo ed è anche maggiore di quello tedesco (ve ne avevamo parlato qui). Il problema sono gli interessi sul debito, ossia l’anatocismo (che in Italia sono vietati dalla legge) e che la BCE applica regolarmente. Sempre nella narrazione comune c’è il discorso del “buon padre di famiglia” che deve tenere i conti in ordine e far quadrare il bilancio. Piccolo problema è che uno Stato non è una famiglia e che la BCE non è una banca “normale”, ma finanziaria. Può in pratica creare il denaro necessario ad uno Stato dal nulla (da un bel pezzo non ci sono più i corrispettivi in oro a garanzia, come ancora la gente per lo più pensa). In pratica è una partita di giro. L’importante è che alla fine la somma di denaro torni a zero. Dunque si può (e si dovrebbe) spendere a deficit, l’importante è rientrare alla fine del gioco. Se questo non bastasse si può anche obiettare che la Germania predica bene, ma razzola male. E lo fa da due punti di vista. Il primo è che, comunque, in uno Stato federale ci sono le compensazioni interne (vedi gli spostamenti di Bilancio all’interno di quello tedesco fra Länder più ricchi e quelli più poveri. Ad esempio Baviera e Berlino). Il secondo è perché se le regole devono valere per tutti, quindi non bisogna sforare le regole di bilancio in uscita (all’Italia si rimprovera anche lo “0, qualcosa”), occorre farlo anche in entrata. E tutti sanno che il Paese della Cancelliera Merkel lo sfora alla grande da anni con le sue esportazioni. Per la serie: “Le regole valgono solo per voi”.

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L’alleato maggiore del Cancelliere tedesco in Europa è quello francese, il cui Presidente della Repubblica, quell’Emmanuel Macron, il “Napoleone de noantri” che con il famoso “corso” ha in comune, forse, solo la statura fisica (tre centimetri di differenza) e che non perde occasione per tirare bordate all’Italia un giorno sì e l’altro pure (però sbandierando europeismo a gogo in ogni suo discoro), dovrebbe fare da sponda, invece, alle richieste di coesione europea tanto gridate ai quattro venti dall’alleata della CDU. Dai nemici mi guardi Iddio che dagli amici mi guardo io, verrebbe da dire. se le sponde politiche sono queste.

Inoltre i fallimentari colloqui bilaterali (o trilaterali che dir si voglia) tenutisi ieri a Bruxelles, in vista del Consiglio europeo che inizierà giovedì prossimo, hanno visto una nuova “stampella” per la Cancelliera, ossia il Primo ministro spagnolo Sanchez che sabato, come un fedele Sancho Panza, ha definito l’Italia “egoista”. Siamo ben lontani da un accordo europeo e se la signora Merkel deve cercare un vero nemico, forse, dovrebbe anche guardarsi un po’ allo specchio e ripensare al fatto che le colpe, spesso, non stanno tutte da una parte sola.

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Il mini vertice di Bruxelles

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