©-NdFrayssinet-CC-BY-SA-3.0

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Tira un vento populista in Europa. O meglio, così molti dicono che sia. In Italia come in Germania, in Francia come in Austria, per non parlare dell’Ungheria o della Polonia.

Limitando lo sguardo alle prime due, i partiti che sono tacciati di “populismo” dalla stampa e dall’opinione pubblica sono essenzialmente la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle (M5S) per l’Italia e l’AfD e Pegida in Germania (l’NPD è un movimento di stampo neanche troppo velatamente neonazista). Mi limiterò in questo articolo ad analizzare i cosiddetti pentastellati e Alternative für Deutschland (AfD), perché entrambi sotto la luce dei riflettori per le note vicende legate al sindaco di Roma, Virginia Raggi (di cui non intendo parlare) i primi, e per l’esito delle elezioni regionali in Pomerania Anteriore (con un 20,8 per cento dei consensi che gli ha consentito di superare la CDU, il partito della Cancelliera Merkel, di cui la regione è il collegio elettorale) i secondi.

Occorre però, prima di continuare ad analizzare questo fenomeno, chiarire cosa s’intenda per “populismo”. Stando a quanto riporta l’Enciclopedia Treccani, la nascita del termine la si dovrebbe ricercare nei disordini scoppiati ad opera dei contadini, esasperati dalle loro condizioni di semi-schiavitù e dagli sforzi propagandistici fatti per sobillarli, nella Russia e nella Polonia della metà degli Anni Cinquanta del diciannovesimo secolo. Il politologo olandese Houwen, autore del saggio “The non-European roots of the concept of populism” (Le radici non europee del concetto di populismo), segnala che il termine “populismo” è stato talvolta utilizzato per tradurre in lingue dell’Europa occidentale la parola russa Narodnichestvo, che indica un’ideologia secondo la quale la liberazione delle masse dal regime zarista passa proprio dalla propaganda di massa.

Frauke Petri © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Frauke Petri © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

È dunque con un’accezione per lo più negativa che, al contrario, la stampa internazionale ha utilizzato questo termine per identificare questi partiti o movimenti politici, e per lo più li si taccia di essere partiti di “destra”, con una neanche tanto vaga tendenza al fascismo.

Basterebbe riflettere un attimo per capire che un fenomeno “nuovo” e vasto (entrambi i partiti raccolgono consensi da forza politica in grado a candidarsi a guidare i rispettivi Paesi: oltre il 25 per cento alla Camera e oltre il 23 al Senato, alle politiche italiane del 2013 per i pentastellati, e quasi il 22 alle recentissime regionali in Meclenburgo – per non parlare dell’oltre 24 per cento in Sassonia-Anhalt il 13 marzo scorso- per AfD), non può essere dovuto alla raccolta di consenso proveniente soltanto da un elettorato classificabile come di “destra”. Al loro interno, dunque, sono presenti più “anime” che, tuttavia, non sono identiche in entrambi i Paesi.

Partendo dall’AfD, dando uno sguardo ai suoi leader più noti, ci si può facilmente accorgere che essi non sono, come si tende a mostrarli sui media tedeschi o attraverso la propaganda degli altri partiti, personaggi provenienti da bassi ceti sociali, poco istruiti e tendenti ad una visione del sociale legata soltanto al rifiuto dello straniero a casa propria. Al contrario rappresentano, se mai ce ne fosse uno realmente identificabile in Germania, il ceto medio tedesco. Leif-Erik Holm, il candidato di punta del partito alle recenti elezioni regionali, oltre che essere un economista è anche un giornalista. Beatrix von Storch, membro del Parlamento europeo tedesco, è un avvocato. Hans-Olaf Henkel è stato presidente del Bundesverband der Deutschen Industrie, la Confindustria tedesca, mentre la leader Frauke Petry è laureata in Farmacia, con tanto di dottorato conseguito presso l’Università di Göttingen. Dunque non sono assimilabili, come spesso li si vuole far passare, a beceri razzisti senza cultura, mossi da istinti degni un troglodita.

Simile e diverso nel contempo il Movimento 5 Stelle italiano. Al suo interno, il partito (perché oramai di questo si può tranquillamente parlare) fondato nel settembre del 2009 dal comico Beppe Grillo e dall’imprenditore Gianroberto Casaleggio, ha diverse “anime”, associatesi nel corso del tempo anche grazie allo strumento privilegiato di comunicazione dei suoi membri, cioè Internet. All’interno dei meetup, i gruppi che raccolgono da tutte le parti d’Italia e del mondo i simpatizzanti dei 5 stelle, si possono trovare dall’impiegato comunale, al professore universitario, dall’agricoltore all’ingegnere. In pratica uno spaccato sociale trasversale, all’interno del quale sono stati scelti i leader che sono stati eletti in Parlamento.

Gianroberto Casaleggio © cc-by-sa-3-0

Gianroberto Casaleggio © cc-by-sa-3-0

L’AfD fa sì leva su sentimenti di rifiuto dello straniero, ma è catalogabile come una “destra identitaria”, che offre molto di più di quanto non facciano gli altri partiti ad un elettorato confuso e deluso. Offre infatti un sentimento di auto-valorizzazione sociale e psicologica, di cui molta parte dei tedeschi, soprattutto dell’ex DDR, iniziano a sentire un bisogno primordiale. Quello di Heimat (Patria) è un concetto che anche gli antichi greci adottavano, e che sta a significare il luogo natìo, quello dei sentimenti e degli affetti. Ebbene, è proprio al recupero ed alla valorizzazione di questo concetto che fanno riferimento con i loro slogan i membri di AfD.

Il M5S, invece, è entrato in Parlamento al grido di “onestà!”, merce effettivamente rara nel Belpaese, e non solo in Parlamento. Il collante che sembra tenere assieme tante anime così diverse al suo interno è il rifiuto generalizzato di mancanza di tematiche identitarie, siano esse di “destra” che di “sinistra”. Può essere il concetto di “Patria” (in senso meno poetico del termine tedesco) di fascistica memoria, ed “onestà” come di “uguaglianza” sociale (lo slogan «uno vale uno» spesso usato fra gli iscritti) che si richiama invece più a concetti di “sinistra” legati alle tematiche care a Norberto Bobbio. In pratica non si può etichettare con una parte politica o sociale ben definita gli oltre 7milioni di elettori che hanno espresso la loro preferenza per il Movimento.

©-CC-BY-SA-3.0-Cherubino

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La cosa che sicuramente accomuna partiti come AfD in Germania, il Movimento 5 Stelle in Italia, il Front National in Francia, piuttosto che l’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs), il partito della libertà austriaco, è un forte bisogno di identità nazionale ed il contatto diretto nelle piazze dei loro leader con i rispettivi sostenitori. Tale bisogno deriva da un evidente vuoto lasciato nel corso degli anni dalle altre formazioni politiche, tanto di destra che di sinistra, in tutta Europa. La Grosse Koalition in Germania, quanto il Partito della nazione in Italia ne sono la prova più evidente. Si fa spesso fatica a distinguere le idee politiche di partiti che, a parole, si dicono profondamente differenti fra di loro, ma che nei fatti applicano spesso politiche socio-economiche identiche. Forse le politiche dei singoli Stati sono diventate un po’ “la notte in cui tutte le vacche sono nere”, senza possibilità di distinguere cosa appartiene a chi. Forse la globalizzazione non è solo un concetto da vedere in campo economico, ma anche politico. Forse le sinistre e le destre europee hanno perso slancio nel portare avanti, ognuna per quanto le riguarda, i propri ideali, spesso scambiandosi i ruoli e delegando le decisioni ad un sentimento di ecumenismo sovranazionale spersonalizzante. Il concetto di “politically correct, quel politicamente corretto che molte volte è stato usato per applicare regole che, altrimenti, perfino il semplicissimo buon senso non avrebbe mai accettato, ha fatto sì che gli istinti più bassi e beceri che da sempre serpeggiano nella società prendessero il sopravvento, cavalcando in modo subdolo le più elementari esigenze della gente, quali il bisogno di sicurezza economica, il bisogno di diritti certi, la speranza nel futuro che troppo spesso viene oggi rubato tanto ai giovani che ai meno giovani che, anzi, proprio perché diretti nella seconda parte dell’esistenza nella quale si diventa più deboli, vedono sempre più incerto il periodo della vita che gli rimane avanti da percorrere.

Un documentario di Arte, tv franco-tedesca, sul presunto pericolo costituito dal populismo del Movimento 5 stelle

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