Thomas Straubhaar © CC BY-SA 4.0 Heike Huslage-Koch

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Thomas Straubhaar, economista svizzero e ricercatore sulle migrazioni, è professore di relazioni commerciali internazionali all’Università di Amburgo. Lo scorso 9 ottobre il quotidiano “Die Welt” ha pubblicato un articolo a sua firma dal titolo “Zuwanderung allein löst das deutsche Dilemma nicht”, ossia “L’immigrazione da sola non risolve il dilemma tedesco”. Ma quale sarebbe il dilemma tedesco?

Le esportazioni della locomotiva d’Europa vanno bene, gli acquisti crescono in maniera ininterrotta, il portafoglio ordini della maggior parte delle aziende è pieno. Ma ogni anno che passa, a quanto pare, è sempre più difficile evadere gli ordini, perché mancherebbero i lavoratori per farlo. Soprattutto gli specialisti. E questo nel lungo periodo potrebbe rivelarsi un rischio per l’economia. Infatti secondo la Camera di commercio e dell’industria tedesca (DIHK) sarebbero circa 1,6milioni i posti di lavoro non coperti a causa della mancanza di lavoratori idonei. Invece secondo Eric Seils, dell’Istituto per l’economia e le scienze sociali (WSI) della Hans Böckler Stiftung, il problema risiederebbe non tanto nella carenza di lavoratori, quanto piuttosto nei bassi stipendi che gli imprenditori sono disposti a pagare: «Le continue lamentele di molti imprenditori in merito ad un presunto rischio aziendale causato dalla carenza di lavoratori qualificati avrebbero come unico scopo quello di contenere l’aumento del costo del lavoro nel settore a basso salario tedesco», ha dichiarato in uno studio effettuato per l’Istituto.

In pratica il problema è visto sotto due luci differenti. Mentre per la DIHK l’83 per cento delle aziende operanti nel lavoro interinale nel lungo periodo non riuscirebbe ad occupare i posti vacanti per mancanza di candidati qualificati, e nel settore della sicurezza il 78 per cento delle aziende avrebbe riscontrato lo stesso problema, assieme al 63 per cento delle aziende che si occupano di trasporto merci su strada e al 62 di quelle che trattano l’ospitalità, per Seils la verità sarebbe che nei settori sopra menzionati la retribuzione è bassa, il turn-over del personale è molto forte e quindi anche il numero dei posti vacanti è alto. Secondo Karl Brenke, del “Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung”, l’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW), «se ci fosse effettivamente una significativa carenza di lavoratori qualificati, la potremmo osservare probabilmente nell’aumento dei salari, perché le aziende dovrebbero sforzarsi per ottenere le persone adatte». Tradotto vuol dire, a suo parere, che le aziende tedesche, approfittando della legislazione sul lavoro varata dal Governo, preferiscono reclutare personale a basso costo anche da Paesi non UE anziché assumere personale istruito e in cerca di lavoro all’interno dell’Unione.

© il Deutsch-Italia

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Ed ecco allora che torniamo al professor Straubhaar che nel suo articolo si chiede retoricamente: «Se gli stipendi fossero più alti, i lavoratori qualificati dei Paesi UE non verrebbero forse più volentieri a lavorare in Germania?». La risposta ovviamente è sì, ma questo comporterebbe un rischio per le aziende tedesche di perdita di competitività con l’estero, anche se il professore ritiene che in realtà si distribuirebbe in modo “più equo” la ricchezza all’interno del sistema economico tedesco. In generale il Paese non ne avrebbe un danno di redditività se non per il capitale. Secondo il professore, inoltre, nella politica economica ci sarebbero mezzi più che sufficienti per compensare l’aumento del costo del lavoro, ad esempio riducendo la burocrazia, semplificando le procedure di approvazione e attuazione, fino alla riduzione delle imposte sulle società.

Inoltre c’è da considerare che una crescita economica basata sull’aumento della popolazione dovuta all’immigrazione si basa su una diminuzione dei salari ed è molto più bassa di quella che si otterrebbe con, ad esempio, una spinta di crescita dovuta alla digitalizzazione. A beneficiare, quindi, di una politica di crescita mediante l’immigrazione sarebbero solo i datori di lavoro e non dovrebbe stupire che si lamentino di una presunta carenza di lavoratori qualificati.

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Le difficoltà per le aziende a trovare personale

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