Quest’anno la Germania avrà tre appuntamenti elettorali importanti. Si andrà infatti a votare in tre regioni, la Sassonia, il Brandeburgo e la Turingia, oltre che nella città Stato di Brema. Secondo diversi sondaggi, in tutti e 3 i Länder della ex-DDR i populisti dell’AfD (Alternative für Deutschland), nonostante la demonizzazione mediatica e le numerose manifestazioni contro, potrebbero fare il pieno di voti. In Sassonia si trova la città di Chemnitz, dove a settembre cittadini tedeschi esausti per l’ennesimo atto di violenza, quella volta da parte di un richiedente asilo siriano, fatto anche lui entrare nella calda estate del 2015, e un iracheno latitante verso cui è stato spiccato un mandato di cattura internazionale, scesero in piazza a migliaia per protestare. Nello specifico fu un cittadino tedesco di origine cubana ad essere accoltellato a morte durante un diverbio notturno. Tutti i media tedeschi accusarono gli abitanti, seduta stante, di essere neo nazisti, sebbene non tutti fossero estremisti con la testa rasata, bensì per la maggior parte persone normali, impoverite a distanza di trent’anni dalla riunificazione e stanche di sentirsi cittadini di serie B. Qualora Alternative für Deutschland, nonostante abbiano tutti i media e partiti parlamentari contro, riuscisse a sfondare con percentuali a due cifre nell’Est, il mito del “Paese più stabile d’Europa” potrebbe ulteriormente scricchiolare.

Anche la Brexit potrebbe rappresentare un serio pericolo per l’invincibilità dell’economia tedesca. Vi abbiamo già da queste pagine sottolineato i rischi di una hard Brexit, senza cioè un accordo condiviso tra il Governo britannico della Signora May e l’Unione Europea. Basti solo ricordare che l’export annuale di beni tedeschi verso la Gran Bretagna ammonta a qualcosa come 85miliardi di euro. Qualora il Regno Unito uscisse senza un agreement (un accordo), le aziende tedesche alle prese con improvvisi nuovi dazi e tariffe doganali potrebbero ritrovarsi costrette ad operare licenziamenti nella misura di centinaia di migliaia di persone in Germania. Un bel problema per un Paese che, assieme alla Francia di Macron, sempre più contestato in patria, ma accolto trionfalmente nel Parlamento tedesco (per la precisione lo scorso novembre), dovrebbe trascinare l’intera Unione Europea fuori dalle sabbie mobili della crisi. Senza tener poi conto che nell’ultimo trimestre la Germania ha sfiorato la recessione, con il proprio Pil che è calato dell’0,2 per cento.

Jens Weidmann © il Deutsch-Italia

Jens Weidmann
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Inoltre a maggio ci saranno le elezioni europee che potrebbero vedere un successo dell’“anti-tedesca” Marine Le Pen, con una possibile “Frexit” appunto in caso di vittoria. Infine al termine di questo anno appena iniziato ci sarà anche la fine del mandato di Mario Draghi quale presidente della Banca Centrale Europea. Al suo posto potrebbe insediarsi un tedesco, magari lo stesso presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che in tempi non sospetti si era schierato contro il programma di acquisto di migliaia di miliardi di euro in titoli di Stato dei Paesi del Sud Europa da parte della BCE stessa. Questo acquisto di massa di debito dei Paesi meridionali, che altrimenti avrebbero dovuto pagare tassi di interesse insostenibili, è conosciuto col termine tecnico di Quantitative Easing. Un’altra importante nomina a carattere europeo è quella del Presidente della Commissione Europea, decisivo organo tecnocratico non eletto direttamente dai cittadini europei. Anche qui potrebbe essere nominata (dal Parlamento Europeo) una personalità tedesca di primo piano, come il cristiano sociale Manfred Weber (CSU), il quale già in luglio aveva dichiarato a Bruxelles che i diversi Paesi europei devono abbandonare quelli che a suo parere sarebbero gli egoismi nazionali. Pertanto i due poteri principali, quello economico e politico, all’interno della UE andranno con tutta probabilità a due esponenti tedeschi, uno dei quali politico di lunga data del partito della Cancelliera Angela Merkel, e che avranno, ovviamente, il compito primario di tutelare gli interessi del proprio Paese in Europa. In special modo dovrà continuare ad essere salvato l’euro, la cui svalutazione ha permesso alla Germania di diventare il primo Paese al mondo in fatto di export, mentre per altre economie come la nostra e quella francese si è trattato di una moneta rivalutata, ossia troppo forte.

© il Deutsch-Italia

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Fra le aziende tedesche in seria difficoltà c’è la Deutsche Bahn, ex azienda di Stato che amministra le Ferrovie e che, a causa delle solite privatizzazioni a tutto spiano, sta conoscendo anch’essa una crisi spaventosa. I suoi debiti ammontano a 20miliardi di euro, ossia la stessa cifra che ogni anno il Governo tedesco, mediante tasse, impiega nell’integrazione dei profughi per poterli inserire nel mercato del lavoro. La crisi delle Ferrovie tedesche è forse ancora più simbolica di quelle delle banche, poiché la cronica mancanza di investimenti pubblici nelle infrastrutture ha condotto i treni regionali ed anche quelli veloci tedeschi ad uno stato miserevole. Fra i numerosi problemi ci sono ICE (treni veloci per l’appunto) che prendono fuoco all’improvviso, ritardi e cancellazioni quotidiani, mezzi vetusti e senza nemmeno l’aria condizionata o spesso perfino il riscaldamento, vetture piene all’inverosimile di passeggeri, treni che perfino nelle regioni ricche come il Baden – Württemberg vanno ancora avanti a gasolio, senza contare la nuova stazione ferroviaria di Stoccarda – la fantomatica Stuttgart 21 – che come il nuovo aeroporto di Berlino attende da decenni il suo completamento. Lo stato precario delle infrastrutture in Germania è l’altro lato della medaglia del neomercantilismo tedesco, che ha sì fatto esplodere l’export verso l’estero, ma al tempo stesso ha congelato i salari reali interni, in special modo quelli dei cittadini dell’Est che continuano a guadagnare di meno rispetto ai colleghi tedeschi occidentali. Questo oltre ad aver impedito una seria politica di investimenti nei trasporti nazionali. Risultato? Lavori eterni nella manutenzione dell’intera reta ferroviaria di metropoli come Berlino, che durano da anni, e treni pendolari che viaggiano troppo lentamente rispetto ai fantomatici treni superveloci, i quali tuttavia stanno conoscendo anch’essi ritardi e disservizi.

Amberg © CC BY-SA 3.0 Harald909 WC

Amberg © CC BY-SA 3.0 Harald909 WC

Parlando di ulteriori problematiche interne, spesso sottovalutate dai media locali, non si può inoltre non accennare ai numerosi sobborghi urbani, popolati da milioni di giovani stranieri (spesso sussidiati o che vivono di espedienti) pronti ad esplodere, come ciclicamente avviene in Francia, al primo segnale di una grossa crisi economica. Proprio a Capodanno si sarebbe verificata una vera caccia al tedesco da parte di profughi stranieri (ubriachi, bisogna aggiungere) nella sonnolente cittadina bavarese di Amberg, mentre a Bottrop e a Essen nel Nordrhein-Westfalien un uomo si è scagliato con la sua auto contro un gruppo di stranieri che stavano festeggiando il nuovo anno, ferendo gravemente alcuni di essi. Il multiculturalismo tedesco, osannato da molti giornalisti nostrani, sta mostrando insomma il suo lato migliore.

Il 2019 si appresta dunque ad essere un anno scoppiettante per la Germania del quarto governo Merkel e di sicuro non ci sarà da annoiarsi.

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La crisi della Deutsche Bahn

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