I “non più giovani” ricorderanno di sicuro un noto marchio di prodotti elettronici tedeschi, la “Telefunken.

In tutto il mondo è rimasta nella memoria, oltre che per gli apparecchi radio-televisivi prodotti, noti per la qualità costruttiva e di funzionamento, anche per il famoso sistema di trasmissione d’immagini “Pal” (Phase Alternating Line), inventato e brevettato nel 1962 da un ingegnere che lavorava nell’azienda, Walter Bruch, e che si contrappose a quello francese Sècam. L’ingegnere tedesco già nel 1946 aveva formulato le norme per il formato TV analogico europeo a 625 linee. Era uomo di spirito l’ingegnere, e quando gli fu chiesto perché aveva chiamato il sistema con l’acronimo “Pal”, e non con il suo cognome, rispose che in Germania nessuno avrebbe mai voluto un sistema con un nome simile (in tedesco Bruch vuol dire “rottura”). L’ingegnere morì ad Hannover nel 1990.

Il marchio tedesco è entrato nel frasario comune italiano anche grazie ad un famoso spot televisivo che pubblicizzava la sua “qualità, costante, nel tempo”. La frase oramai celebre era: Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci, ok basta così. Ma noi siamo scienza, non fantascienza.

Ma non tutti sanno che l’azienda, nata a Berlino nel lontano 1903 come società mista fra la “AEG” e “Siemens & Halske”, fra le altre cose è stata nel 1956 (commercializzato però nel 1957) l’inventrice del Verkehrsradargerät (letteralmente “radar del traffico”), da noi in Italia meglio conosciuto come “Autovelox”. Cadono dunque quest’anno i primi 60 anni della sua commercializzazione, per la delizia di tutti gli automobilisti che con l’ingegnoso apparecchio hanno dovuto avere a che fare. Esattamente il 21 agosto del 1957, a Düsseldorf, fu installato il primo apparecchio per controllare la velocità degli autoveicoli.

Si sa, l’apparecchio è stato al centro di molte discussioni e contestazioni per la precisione delle misurazioni in primis e, secondariamente, per molte altre ragioni di carattere tecnico-giuridico: dalla qualità dell’immagine ripresa (una foto sfocata può causare l’annullamento della sanzione amministrativa), agli errori delle misurazioni (in Germania nel 2013 su 15mila trasgressioni rilevate solo il 44 per cento fu considerato valido, in quanto preciso), dalla notifica della trasgressione ai cavilli giuridici di varia natura.

La commercializzazione degli Autovelox in Italia è iniziata nel 1972, come attrezzatura destinata alle forze dell’ordine, in particolare Polizia Stradale e Polizia Municipale, per la rilevazione del superamento dei limiti di velocità sulle strade. Da allora, impropriamente, sono stati classificati con questo nome tutti gli apparecchi che servono alla misurazione della velocità dei veicoli (le pistole laser, ad esempio, non dovrebbero rientrare in questa categoria). La legge italiana prescrive che tutte le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità, ivi compresi quelli mobili (ad eccezione di quelli montati sui veicoli) devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, con l’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi.

In Italia si contestano spesso gli Autovelox, soprattutto per i loro posizionamenti messi per “fare cassa”, secondo alcuni. Ma anche in Germania non scherzano. Non è infatti raro vedere poliziotti comodamente seduti in macchina, dopo aver posizionato le apparecchiature ben nascoste da altre auto parcheggiate, aspettare qualche trasgressore in zone in cui la velocità massima di circolazione è di 30 chilometri orari. Basta un colpettino più forte sull’acceleratore ed “hop”, la foto è fatta. Buon compleanno Verkehrsradargerät!

.

Volevamo stupirvi con effetti speciali…

Print Friendly, PDF & Email