© unawe.org

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È ormai passato qualche anno da quando Alina si è trasferita a Ludwigshafen con la sua famiglia e ha cominciato a frequentare il Kindergarten di quartiere. La bimba, originaria della Croazia, ha trovato una splendida accoglienza tra i suoi compagni anche grazie al progetto Unawe – Universe Awareness (La consapevolezza dell’Universo).

L’integrazione e l’accoglienza hanno saputo infatti diventare temi per astrofisici che, nella Haus der Astronomie di Heidelberg, hanno messo a punto un progetto per avvicinare i bambini alle scienze del cosmo partendo dalle considerazioni che l’universo, sopra le differenze che gli esseri umani sanno attribuirsi tra loro, è invece lo stesso affascinante per tutti in egual modo.

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L’idea parte da lontano, dal professor George Miley dell’Università di Leiden (Olanda) che organizzò i primi workshop in Germania nel 2004 per studiare se il suo metodo, di “istituire un programma di astronomia per educare e ispirare bambini, in particolar modo quelli provenienti da ambienti svantaggiati”, potesse funzionare. A 12 anni di distanza, sembrerebbe proprio di sì.

Di cosa si occupa Unawe? Di catturare l’immaginazione dei più piccoli (il progetto è portato nelle scuole per bimbi dai 4 ai 7 anni) avvicinandoli alla scienza e alla tecnologia. L’osservazione dl cielo molte volte è citata dai grandi scienziati come la curiosità che ha acceso la scintilla per l’interesse alla Scienza, e molti ancora raccontano il loro interesse per le materie d’astrazione, riportando i ricordi a un momento della loro infanzia proprio quando, per la prima volta, hanno sperimentato le meraviglie del cosmo. Il progetto coinvolge gli insegnanti e le famiglie delle scuole in cui è proposto: maestri ed educatori imparano a presentare in maniera divertente e accattivante i principali concetti astronomici, puntando su attività pratiche e di gioco accompagnati dai ricercatori degli istituti di ricerca in astrofisica.

unawe_org_06Ma Unawe guarda ancora più lontano, come del resto l’astronomia è abituata a fare: “la vastità e la bellezza dell’universo e il nostro posto in esso forniscono una prospettiva speciale – si legge nella presentazione del progetto – che può contribuire ad ampliare la mente e stimolare un senso di cittadinanza globale e di tolleranza”.

Unawe è stato portato in scuole il cui tasso di presenza di bambini con un background d’immigrazione sfiorava il 90 per cento. La sfida avvincente per l’educazione è anche intergenerazionale: i genitori degli alunni coinvolti partecipano anch’essi attivamente in quanto sono invitati a raccontare come il Sole, la Luna e le stelle (ad esempio) sono rappresentati nell’immaginario e nella narrazione della propria cultura. È qui che le storie e le tradizioni si incontrano e la scienza accorcia le distanze.

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Il progetto oggi viaggia in 40 Paesi del mondo e coinvolge oltre 400 esperti. UNAWE è approvato dall’Unione Astronomica Internazionale (UAI) ed è ora parte integrante del Piano Strategico 2010-2020 dell’UAI, Astronomia per lo Sviluppo del Mondo.

E in effetti, a puntare l’obiettivo ad altezza uomo, non si può prescindere dall’osservazione dei flussi migratori per terra e per mare. Secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat (gennaio 2015), la “locomotiva d’Europa” ospita il più alto numero di cittadini extracomunitari dell’Unione (7 milioni e mezzo di persone), e tantissime sono ancora le richieste d’asilo che giungono agli Uffici immigrazione. Persone che vogliono mettere radici.

Non a tutti sarà stato riservato lo stesso benvenuto che ha ricevuto Alina, che non conosceva per niente bene il tedesco al suo arrivo a Ludwigshafen: è stata accolta come una “extraterrestre” di tutto rispetto, una nuova amica per cui trovare un linguaggio universale e comunicare, oltre i piccoli confini del nostro pianeta.

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Unawe

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