Il 23 febbraio 1455 è una data da ricordare nella storia dell’umanità, al pari, forse, di quando si iniziò ad usare la ruota o quando le macchine a vapore sostituirono lo sforzo umano o animale. In quella data fu ultimato infatti il primo libro a caratteri mobili. Oggi a chiunque sembra un atto assai normale entrare in una libreria e scegliere l’ultimo romanzo dell’autore preferito o cercare la guida per il prossimo viaggio, ovvero il saggio della materia che maggiormente ci attrae. Ma fino all’epoca di Johann Gutenberg non era così. In Occidente, infatti, i libri erano molto preziosi perché copiati a mano. Spesso erano degli autentici capolavori frutto della pazienza certosina (non a caso il termine deriva dall’ordine monacense fondato da san Brunone di Colonia nel 1084), e di mesi e mesi di lavoro di monaci ammanuensi che copiavano il testo. Rappresentavano il solo modo che non fosse quello orale di tramandare il sapere, ma non erano per tutte le tasche e, soprattutto, non avevano larga diffusione.

La stampa in realtà era stata inventata dai cinesi fin dal sesto secolo avanti Cristo, ma era effettuata attraverso l’incisione di tavolette di legno intagliate ed inchiostrate. Ogni blocco aveva intagliati gli ideogrammi e le pagine erano fisse. Il libro più antico ritrovato è un testo religioso, un Sutra (testo sacro che fa parte del corpus della letteratura del Buddhismo Mahāyāna), risalente all’anno 868. Invece Gutenberg rivoluzionò con la sua invenzione il modo di diffondere la stampa, rendendo assai più facile ed economico stampare un testo.

Johann era nato a Magonza dal mercante Friele (Friedrich) Gensfleisch zur Laden e da Else Wyrich, moglie di seconde nozze di quest’ultimo. Non si sa esattamente la sua data di nascita che si pensa sia collocabile nell’ultimo decennio del 14° secolo. Il nome “zum Gutenberg” deriva dall’edificio “nella corte Gutenberg” (oggi in Christophstrasse, 2) in cui la famiglia si trasferì. Erano nobili e di mestiere facevano quello che oggi potrebbe essere paragonato all’orafo (addetti al conio e alla lavorazione del metallo). Non si sa molto della vita dell’inventore della stampa mobile, se non che si trasferì a Strasburgo per motivi politici poiché all’epoca, sotto il governo dell’arcivescovo Johann II, conte di Nassau, scoppiarono a Magonza delle forti tensioni tra le famiglie ricche e dominanti della città e gli artigiani, che chiedevano una tassazione più consistente dei patrizi e una riduzione dei loro privilegi. Queste tensioni divennero così forti che, nel 1411, alcune famiglie benestanti decisero di lasciare la città. Fra queste appunto la sua.

Nella città alsaziana iniziò i primi esperimenti, nel maggior segreto possibile, per trovare un modo più efficiente e veloce per stampare libri e fascicoli, usando dei caratteri mobili. La segretezza era dovuta al fatto che all’epoca non esistevano i brevetti e una nuova tecnologia poteva essere copiata da chiunque. Inoltre il periodo storico, il ‘400, era un periodo in cui si mescolavano scienziati e ciarlatani (per intenderci era quello in cui molti scienziati si diedero alla ricerca della “pietra filosofale” per produrre l’oro) e molte nuove tecnologie venivano viste con sospetto dalla Chiesa, perché si riteneva che fossero cose fatte in “combutta” con il diavolo. Le nuove idee erano viste con sospetto e la strada verso il rogo era molto breve.

Gutenberg era un perfezionista: sperimentò metalli e leghe diverse, la loro resistenza e il loro comportamento ad alte temperature. Provò diversi tipi di carta e pergamena e vari inchiostri. Infine costruì la pressa più adatta ai suoi scopi che permettesse un modo di lavorare rapido e comodo.

Il tutto era molto costoso così, tornato nel 1448 a Magonza, si mise alla ricerca di soci che lo finanziassero e nel ricco commerciante Johannes Fust trovò l’uomo giusto: tra il 1450 e il 1452 questi gli prestò complessivamente 1.600 fiorini, una cifra enorme sufficiente per comprare una ventina di case in città. Così poté dedicarsi al perfezionamento della tecnica da lui inventata, assieme all’incisore Peter Schöffer. All’inizio sperimentò la stampa su fogli singoli e libretti contenenti testi di grammatica latina, ma a partire dal 1450 circa si dedicò a un progetto molto più ambizioso: stampare il libro più diffuso dell’epoca, la Bibbia.

Fu stampata in due volumi di circa 300 fogli ciascuno e il disegno dei caratteri scelto fu tale da ricordare l’aspetto dei manoscritti a cui i lettori erano già abituati. Il gigantesco (per l’epoca) lavoro durò tre anni e servirono 20 collaboratori per portare a termine le circa 180 copie che furono stampate (di cui ne esistono ancora 48 esemplari dal valore di oltre 10milioni di dollari ciascuno). Il successo fu enorme, ma Gutenberg non ne godette i frutti. Johannes Fust infatti pretese la restituzione del prestito (nel frattempo lievitato a più di 2.000 fiorini) che l’inventore non poté restituire, vedendosi sequestrare i suoi macchinari. Schöffer si mise in società con Fust, creando quella che divenne una delle più famose tipografie commerciali al mondo (la Fust-Schöffer).

Johann morì, dopo vari tentativi di riprendersi dal colpo subito, in relativa povertà e quasi cieco nel 1468.

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L’invenzione della stampa a caratteri mobili

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