Sembra la trama di un film: le indagini di un piccolo gruppo di appassionati rivelano l’esistenza di una minaccia nascosta che mette a repentaglio la vita della comunità. Grazie alla loro competenza e pervicacia l’insidia viene sventata all’ultimo momento e l’esistenza idilliaca del paese può riprendere come prima, in attesa della prossima avventura. Solo che l’impresa, nel caso dell’associazione entomologica (perché di insetti in realtà stiamo parlando) della cittadina tedesca di Krefeld, balzata in questi giorni all’attenzione di alcuni dei principali giornali europei, potrebbe non essere altrettanto facile.

Il gruppo di entomologi dilettanti si era dato già dal 1989 l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla sparizione di molte specie. A questo fine sono state collocate delle trappole per alcune specie volanti in riserve naturali della Renania settentrionale-Vestfalia, della Renania-Palatinato e del Brandeburgo: nel corso degli anni gli entomologi hanno raccolto una biomassa di più di cinquanta chili tra api, vespe, coleotteri, falene e altri insetti. Ora i risultati di questo insolito censimento sono stati valutati da un team di esperti coordinati dal professor Caspar Hallmann dell’Università di Nijmegen, e pubblicati sulla rivista Plos One. Il bilancio è oltremodo inquietante: negli scorsi venticinque anni la quantità di insetti ritrovata nelle trappole è diminuita del 75 per cento. Nonostante i dati raccolti contemplino soltanto la popolazione di quelli volanti nelle riserve naturali, molti esperti lo considerano affidabile e significativo. Alexandra-Maria Klein, professoressa di ecologia del paesaggio dell’Università di Friburgo, ha dichiarato al settimanale “Die Zeit” che «si tratta di un lavoro molto importante, perché per la prima volta è stato misurato il complesso della biomassa degli insetti volanti nel lungo periodo».

Gli autori preferiscono non sbilanciarsi troppo rispetto alle cause di questa estinzione di massa, ma i principali indiziati sono la progressiva scomparsa dell’habitat degli insetti e l’impiego massiccio di pesticidi nell’agricoltura. In un’intervista rilasciata alla trasmissione “Frontal21” dell’emittente “ZDF” Jan Christian Habel, insegnante di ecologia terrestre all’Università tecnica di Monaco di Baviera ha affermato: «insetticidi e pesticidi giocano senza dubbio un ruolo molto significativo nel fenomeno. Possiamo dare per scontato il fatto che le aree naturali di piccole dimensioni siano contaminate da sostanze di questo tipo». Il problema è che, anche se nel medio termine l’impiego eccessivo di pesticidi, fertilizzanti ed erbicidi potrebbe rivelarsi insostenibile, nell’immediato si tratta di una delle condizioni che permettono al comparto agricolo tedesco di produrre a prezzi estremamente concorrenziali.

Le alternative esistono, basti pensare all’agricoltura biologica, ma implicherebbero costi di produzione più alti e una radicale riforma del settore agricolo. Non sorprende dunque che le associazioni degli agricoltori abbiano subito invitato a non trarre conclusioni troppo affrettate. Ma per David Goulson, professore di Biologia all’Università del Sussex, non c’è un minuto da perdere. Il co-autore dello studio sui dati raccolti dagli entomologi di Krefeld, sentito dal quotidiano “The Guardian”, ha dichiarato: «Rendendo territori sempre più ampi inospitali per la gran parte delle forme di vita andiamo della direzione di un Armageddon ecologico. Se si estinguessero gli insetti tutto quanto collasserebbe».

Gli accenti catastrofisti non hanno mai fatto la fortuna degli ecologi e, tuttavia, il riferimento non sembra fuori luogo: nonostante gli insetti non figurino tra gli animali più amati, il loro apporto è fondamentale anche per gli esseri umani. Da un lato perché gli insetti si collocano ai piani bassi della piramide alimentare garantendone l’equilibrio, dall’altro perché molti di essi sono responsabili dell’impollinazione delle piante, in particolare di quelle da cui dipende l’approvvigionamento vitaminico per gli esseri umani, come ha ricordato il direttore scientifico del Museo di Zoologia di Dresda ai microfoni della “Deutsche Welle”. Se fossimo in un film ci troveremmo al momento della svolta. Grazie al coraggio degli entomologi dilettanti verrebbero presi i provvedimenti necessari a ripristinare l’idillio originario. Dal momento che non lo siamo è probabile che, sopito il clamore di questi giorni, continueremo a considerare gli insetti come una scocciatura e che l’agricoltura intensiva ritorni in modo più o meno indisturbato al business as usual. Finché sarà possibile farlo.

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Stanno scomparendo gli insetti in Germania?

© DW

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