Bialetti © il Deutsch-Italia

Bialetti © il Deutsch-Italia

Gli italiani che vivono in Germania o anche i nostri turisti che arrivano nelle grandi città tedesche oramai non possono non notare che in tutti i grandi negozi (e a dire il vero anche in quelli più piccoli) di casalinghi un oggetto da noi assai familiare è esposto sugli scaffali e nelle vetrine: la Moka Bialetti. È quello dell’omino con i baffi un marchio sinonimo di italianità al pari di altre firme italiane quali la Ferrari, Tod’s o il parmigiano reggiano.

Nel 2003 al MoMA di New York è stata esposta la “Moka espress” del 1930, quella inventata, assieme a Luigi de Ponti, dal fondatore del marchio Alfonso, ma la popolarità vera del marchio arrivò fin a partire dal 1952, con la campagna pubblicitaria ideata da Paul Campani che prese a modello lo stesso Renato, figlio di Alfonso, come protagonista stilizzato di un disegno che ha caratterizzato le caffettiere italiane più famose nel mondo. A dare popolarità al prodotto a livello imprenditoriale contribuì una mossa “spregiudicata” dell’industriale italiano, che coinvolse casualmente Aristotele Onassis, come raccontò lui stesso in occasione dell’ottantesimo compleanno della “moka”: «Mi trovavo in albergo con clienti francesi e allora la caffettiera per loro era quasi una novità. Erano perplessi e dubbiosi e temevo di non riuscire a concludere la vendita. In quel momento passò di fianco a noi Aristotele Onassis: andava in bagno; presi il coraggio a due mani e lo seguii. Dissi: “Sono un giovane imprenditore italiano, mi dia una mano, lei che ha cominciato dal nulla come me. Quando rientra nella hall dica che usa una mia caffettiera; mi serve per fare colpo su questi riottosi clienti. Tornai, convinto e rassegnato che Onassis avrebbe tirato dritto. Invece avvenne il miracolo. Onassis, fingendo di vedermi all’ultimo istante, tornò indietro, mi diede una pacca sulle spalle e disse: Renato, come va? Ma sai che non ho mai bevuto un caffè buono come quella della tua caffettiera? Sì, andò proprio così».

Purtroppo, però, come rileva in suo recente articolo la “Frankfurter Allgemeine Zeitung“, anche i miti possono declinare per causa di forza maggiore. Il marchio è stato più volte rivenduto e dal 1998 fa parte, assieme alla “Rondine Italia” del gruppo “Bialetti industrie”. Nei 180 negozi di quest’ultima società non si vendono solo caffettiere, ma anche pentole e padelle, pur se l’oggetto trainante rimane sempre lei, la “Moka”, la più amata dagli italiani, almeno stando ad uno studio del 2010 nel quale risultava che ben il 90 per cento delle famiglie aveva in casa una delle caffettiere dell’omino con i baffi. La società, come rileva il collega tedesco Piller nel suo articolo, nel 2007 fu quotata in Borsa con un valore di 2,50 euro per azione, pari a 187milioni di euro di valore di mercato. Oggi di quel capitale non rimangono che 37milioni, per un prezzo di soli 34 centesimi ad azione.

In questa caduta di valore un ruolo importante lo hanno di certo giocato le moderne macchinette elettriche per fare il caffè anche “in casa come al bar”, dove il caffè macinato sfuso è stato sostituito dalle capsule delle più diverse specie e dai gusti che hanno nomi esotici e suadenti. Chiaramente molto è giocato dal fatto che il sistema è pratico e veloce, ma spesso ai nomi dati ai vari tipi di miscele non corrisponde necessariamente il gusto promesso.

Una antica locuzione latina recita De gustibus non est disputandum, ossia “sui gusti non si discute”. Sarà che io sono abituata fin da piccola al sapore della mia Moka, ma trovo che il il profumo del primo caffè della mattina fatto sul fornello, mentre l’omino con i baffi mi guarda ancora assonnata, non ha eguali. Almeno per il mio naso e per il mio palato.

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L’omino coi baffi

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