È l’incubo di chiunque viva e lavori in Germania. Tiene sotto controllo 67,2 milioni di persone e 5,3 milioni di aziende e tratta 380mila richieste al giorno, per un valore economico di circa 164 milioni di euro nel solo 2016. Stiamo parlando della Schutzgemeinschaft für allgemeine Kreditsicherung (associazione per la protezione del credito generale), meglio nota come Schufa Holding AG. La società, nata nel 1927 da quella che era l’allora società di fornitura elettrica di Berlino, la Berliner Städtische Elektrizitäts-Aktiengesellschaft (BEWAG), che forniva apparecchiature elettriche ai clienti effettivamente paganti il servizio, si è poi trasformata nel corso degli anni e nel dopoguerra diventò un’impresa federale riunendo 13 società dei singoli Länder. Nel 2000 fu trasformata in una società per azioni controllata dalle banche.

E proprio le banche sono fra i maggiori usufruitori dei servizi della società, oltre a fornitori di servizi telefonici, proprietari commerciali, società di recupero crediti e compagnie di assicurazione. Il servizio offerto, in buona sostanza, sarebbe quello di dare informazioni sulla solvibilità, correttezza dell’indirizzo o la maggiore età (nel contesto della tutela dei minori soprattutto nel commercio online) di quanti chiedono crediti attraverso diversi mezzi finanziari, o che stipulino contratti che prevedono solvibilità (ad esempio affittare un immobile).

In Germania viene “rubata” un’identità ogni 30 secondi, più di un milione all’anno quindi. I costi derivanti dalle perdite per frodi online sono nell’ordine di miliardi, secondo il Bundeskriminalamt, la polizia criminale federale. In pratica la Schufa agisce da gigantesco database e fornisce ai propri clienti tutte le informazioni riguardanti un soggetto, onde tutelare la controparte dell’affare. Il soggetto richiedente può addirittura avere le informazioni richieste anche in meno di un secondo. Per questa ragione l’azienda si avvale della collaborazione di grandi società della Silicon Valley, in California, e della cosiddetta Fintech, cioè la tecnologia finanziaria, soprattutto nella scena economica di Berlino.

Fin qui l’aspetto sicuramente positivo della faccenda, poi però c’è l’altra parte, quella di quanti vivono come un incubo, come dicevamo all’inizio, la possibilità di finire in quel famoso database societario. Se siete segnalati per qualsiasi ragione, foss’anche una multa non pagata per dimenticanza o errore, potete tranquillamene dire addio alla casa che volevate affittare o al cellulare che volevate acquistare a rate. Mai avere conti in sospeso con il fisco, anche se per errore. La vostra vita ne sarà travolta ed entrerete in un girone infernale dal quale sarà molto difficile uscire a testa alta.

In casa nostra non esiste una vera e propria società come la Schufa tedesca. Ogni volta che si accede al credito al consumo (ma anche quando si fa da garante), si viene censiti nei “sistemi di informazioni creditizi” (SIC) che raccolgono i dati su tutti i contratti di prestito che le banche e le finanziarie stipulano con i clienti. Le più note società che effettuano tali censimenti sono “Crif”, “Experian” e “Ctc”. Le informazioni nei “SIC” si distinguono in “positive” e in “negative”, con l’archivio informatico composto per oltre tre quarti da nominativi di cittadini che rimborsano regolarmente il finanziamento (in Germania sono il 90 per cento). Sono gli Istituti finanziari a consultare i dati contenuti in queste banche dati, per verificare l’affidabilità creditizia del cliente prima di decidere se concedergli o meno il finanziamento. Gli errori però fioccano e le dispute in merito continuano ad affollare anche le aule dei tribunali italiani.

Tutte le richieste di credito non vanno mantenute per legge oltre 6 mesi. Ma se la domanda non viene accolta, il “SIC” ha tempo 30 giorni per provvedere alla cancellazione dei dati. Mentre per i ritardi successivamente regolarizzati le informazioni sono visibili per 1 anno, se il ritardo non è superiore a 2 rate o 2 mesi, mentre per i ritardi superiori si sale a 2 anni dalla data di regolarizzazione. Infine in Italia c’è anche la Centrale allarme interbancaria (CAI), che si occupa dei dati di assegni non pagati, o delle carte di credito utilizzate senza autorizzazione o prive di copertura, e il “BIP”, ossia il Bollettino Informatico dei Protesti (mancati pagamenti di assegni). Ma questo, come molte storie patrie, è un’ulteriore capitolo a parte.

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Come avere informazioni gratuite dalla Schufa

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