Il-teatrino-delle-scimmie CSU CDU

Il-teatrino-delle-scimmie CSU CDU

La Germania di oggi è un Paese la cui situazione politica si sta caratterizzando per una litigiosità e precarietà senza sbocchi. Il Paese era andato a votare nel settembre dello scorso anno e i risultati elettorali non diedero la possibilità di formare una chiara maggioranza. Nessun partito ne uscì vincitore assoluto; i cristiano democratici avevano ottenuto la maggioranza relativa dei voti, raggiungendo tuttavia il loro minimo storico dal Secondo dopoguerra, mentre la sinistra riformista, o socialdemocratica che dir si voglia, perse milioni di voti a tutto vantaggio dell’estrema destra. L’AfD era riuscita difatti ad incanalare i consensi di milioni di lavoratori e precari delle zone più povere della Germania, che storicamente avevano sempre votato a sinistra, ma che erano delusi da vent’anni e passa di promesse a vuoto. La frammentarietà del Paese si rispecchiò anche nell’arrivo in Parlamento di partitini che avevano sì superato lo sbarramento del 5 per cento, ma che erano quasi del tutto ininfluenti nel creare un esecutivo. Dopo le elezioni le differenze di vedute tra partiti e movimenti d’opinione nella società civile si ampliarono ancor di più, e il tentativo di formare una coalizione tra Unione, Verdi e Liberali era fallita, attirandosi l’ira funesta della maggior parte dei media.

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Regioni-tedesche-dove-è-più-significativa-la-presenza-di-AfD-©-CC-BY-SA-2.0-Voland77

Nella “locomotiva d’Europa” si pensò allora di riproporre la stessa formula già utilizzata negli anni precedenti e che, per certi aspetti, aveva condotto allo stallo presente, ossia ripresentare una grande coalizione tra i due partiti più grandi che tuttavia avevano perso il maggior numero di voti. Ci si ritrovò al punto di partenza, con le medesime facce politiche antecedenti le elezioni di autunno. Fin da subito, però, tra i vecchi partiti componenti l’ennesima Grosse Koalition erano iniziati a volare gli stracci; dopo nemmeno 4 mesi dal suo insediamento, un partito regionalista conservatore (presente solo in Baviera), la CSU, aveva minacciato di far cadere il governo qualora non si fosse adottata una politica immigrazionista più rigida. Peccato che tre anni prima il medesimo capo di governo, la Cancelliera Angela Merkel (CDU), aveva accolto 1milione di migranti tra il consenso assoluto di tutti i partiti, maggioranza ed opposizione, presenti all’epoca in Parlamento.

Ricapitolando: ci sono voluti 6 mesi per formare un nuovo governo, che è in pratica tale e quale a quello che aveva perso le elezioni, e che dopo nemmeno 4 mesi dalla sua formazione sembrò quasi che non sarebbe riuscito a mangiare il panettone. Non si tratta dell’instabile Italia, ma della granitica Germania.

Il popolo tedesco, al contrario di quello che si crede, è lungi dall’essere un monolite, bensì è diviso al suo interno da linee di faglia religiose, culturali e potremmo dire addirittura quasi etniche. Nella Germania post ‘89 si erano coniati due termini tuttora in voga per distinguere i tedeschi orientali da quelli occidentali, ossia tra Ossis e Wessis. Le due parole, in teoria canzonatorie, sono diventate un vero logo per tracciare nuovi confini, questa volta d’identità. Anche alle ultime elezioni questa divisione e diffidenza reciproca si sono sostanziate nella maggior affermazione dell’AfD in quelle Regioni orientali, facenti parte della vecchia DDR e che sono ancora caratterizzate da tassi di povertà e di disoccupazione più alti rispetto al resto del Paese. La delusione e, in alcuni casi, l’odio orientale verso i “fratelli” occidentali più benestanti, ma anche più arroganti (sempre beninteso secondo una certa ottica orientale), hanno dato vita all’Ostalgie. I recenti fatti di Chemnitz dimostrano quanto l’Est della Germania sia un “fronte interno” aperto che potrebbe preludere ad un “autunno caldo”. C’è inoltre un’altra “linea di frattura” tra il Nord protestante, in verità da tempo senza Dio e progressista, ed il Sud fieramente cattolico e conservatore. Non si possono fare a meno di notare, leggendo la versione online di “Der Spiegel” (con sede nella luterana Amburgo) i quotidiani attacchi contro la Chiesa cattolica, la Baviera, anch’essa cattolica, e la CSU del ministro Seehofer. Per carità: critiche ed attacchi legittimi, ma che nell’ottica di un discorso sulle divisioni interne tra tedeschi, all’interno di una Germania non più così politicamente stabile, si inseriscono a pennello. Chissà se il poeta e filosofo romantico (nonché tedesco DOC) Friedrich Hölderlin ci avesse visto giusto quando, nella sua novella poetica “Hyperion” del 1797, ebbe a scrivere che:

Es ist ein hartes Wort  “Non c’è parola più difficile

und dennoch sag ichs, e ciononostante la dico

weil es Wahrheit ist: perché è la verità:

ich kann kein Volk mir denken, non mi posso immaginare alcun altro popolo

das zerrißner wäre, che sia più dilaniato

wie die Deutschen.“ come quello tedesco”

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L’Ostalgia

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